
Dalle strade di Brescia fino ai radar di Drake e Oliver El-Khatib: il percorso di Heartman è una scalata fatta di autenticità e una vocalità capace di sfumare i confini tra rap e R&B. Dopo il successo di “Boys don’t cry” e singoli come “Baddie”, l’artista di origini ivoriane è tornato con “Più che solido”, un album che segna una vera e propria metamorfosi.
Non è solo un progetto discografico, ma un punto di sintesi tra fragilità e affermazione, nato dall’esigenza viscerale di trovare un nuovo equilibrio. “Il processo di scrittura di questo album è stato parecchio semplice”, ha raccontato Heartman. “I suoni di cui ci siamo avvalsi in questo progetto favoriscono una scrittura immediata, quasi istintiva. Quindi, sotto questo punto di vista, non ci sono state grosse difficoltà”.

In che modo il tuo percorso personale ha influenzato queste nuove canzoni?
Quando ci viene detto che il fisico influenza la nostra mente spesso la prendiamo alla leggera, come espressione. Ma è un’affermazione vera. Ricominciando ad allenarmi anche il tipo di canzoni che mi ascoltavo è cambiato, e questo di conseguenza ha influenzato la creazione di questi brani. Specialmente i pezzi della prima parte, che suona proprio come una playlist che si ascolterebbe un atleta agonista prima di un match
Come riesci a far convivere la tua anima da rapper e quella da cantautore?
È un equilibrio che sto cercando ancora di masterizzare. Non sono ancora stato in grado di bilanciare perfettamente le due parti, ma ci sto lavorando. Non potrei fare un ritratto accurato della mia vita senza una delle due presenti. Raccontano, in maniera diversa e unica, parti di me. Riesco a farle convivere perché sono indispensabili.
C’è una traccia specifica di “Più che solido” in cui senti di aver mostrato il lato più autentico e vulnerabile di te?
Sì, credo siano due: “Taciturno” e “Chiamate Perse”. Una parla di come sono io a livello caratteriale, e l’altra parla di una persona a me cara che ora non c’è più.
Che tipo di messaggio vorresti che lasciasse questo disco a chi lo ascolta tra 10 anni?
Non pretendo né mi aspetto che la gente colga chissà quale messaggio dall’album, anche perché non è mai stato l’obiettivo. Mi renderebbe più felice se molti ricordassero con nostalgia il 2026 e come questo album li abbia accompagnati durante quest’anno.
