Kassie Afò: «Racconto la musica tradizionale con le mie parole. “Amina”? La techno della savana»

Kassie Afò

“Amina” è il nuovo singolo del percussionista, producer e cantante novarese Kassie Afò con la collaborazione di Magatte Dieng, musicista, fondatore e direttore artistico dell’Associazione Culturale Tamra.

La storia di “Amina” parte dall’omonima famosa filastrocca del West Africa che solitamente viene cantata dalle bambine nei cortili delle scuole o nei momenti di ricreazione quotidiana. Il testo è poi diventato privo di senso: quel che è rimasto è solamente qualche nome proprio come Amina, Aminatou e Pascalina.

Il musicista ha allora deciso di creare una sua versione della filastrocca utilizzando l’elettronica e i tamburi Sabar tipici della cultura senegalese per una “rielaborazione della tradizione africana”.

Amina copertina singolo Kassie Afò

“Amina è un brano nato dall’omonima filastrocca del West Africa. Come l’hai conosciuta e cosa ti lega alla filastrocca?
L’ho conosciuta in un mio viaggio in Senegal, in particolare modo nella casa della famiglia di Magatte, Casa Dieng a Louga. I bambini continuavano a ripeterla e a ripeterla, sempre più veloce, giocando battendo le mani. È diventata una delle colonne sonore della mia avventura senegalese, e ogni volta che la risento mi riporta subito là.

Nelle tue mani “Amina” è poi diventata una canzone elettronica. Com’è nata questa idea?
Una delle cose che mi piace di più è la rielaborazione della tradizione. Sono visceralmente attratto e ipnotizzato da tutto ciò che è musica tradizionale, mi trasmette un senso di unicità e di appartenenza al genere umano che poche altre cose riescono a fare. Il trasformare in canzoni elettroniche è semplicemente la musica tradizionale “raccontata con le mie parole”.

Percussioni afro tradizionali ed elettronica. Come descrivi la fusione di generi di Kassie Afò?
Fatti l’uno per l’altro. La musica afro tradizionale dell’Africa Subsahariana è la Techno della savana e del deserto. La ripetizione di pattern e di loop che portano alla trance e all’elevazione spirituale, sono elementi propri e comuni dei due generi. I tamburi parlano, per me non c’è una differenza tra una melodia con note o una melodia ritmica. In “Amina” ci sono varie frasi di tamburi, e per me nei drop quelle sono le melodie della canzone.

Sei cresciuto in una famiglia di musicisti. Puoi raccontarci di più? Qual è stato il tuo primo approccio alla musica?
Non ricordo un momento in cui mi sono accorto della musica perché ci sono sempre stato dentro, ha sempre fatto parte della mia sfera esistenziale. La tradizione musicale in famiglia inizia già dal bisnonno paterno, direttore d’orchestre, questo per me è sempre stato motivo di orgoglio e mi ha fatto sempre sentire legato alla musica. Fin dalla nascita e prima la musica era sempre in casa, sentendo i genitori alle prese con lo studio quotidiano. Sono sempre stato sballottato tra prove d’orchestra, concerti di musica da camera, teatri ecc… Quando mio padre mi portava con se alle prove ricordo da subito una forte emozione nel sentire e vedere le percussioni, il richiamo è avvenuto già agli albori. A casa oltre a pianoforte e flauti c’era un rullante, uno dei miei giochi preferiti. Dai miei 6 anni in poi è iniziato il percorso musicale vero e proprio, dapprima con la batteria, poi con percussioni classiche, infine latine e africane.

Kassie Afò

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