
“Un medico mi ha fatto ammalare” è il nuovo singolo del rapper cantautore Carlo Corallo con lo speciale featuring di Dutch Nazari. Il brano rappresenta lo sfogo sofferto per una storia d’amore finita, una passione intensa e un sentimento vivo spentisi lentamente e inesorabilmente, forse per abitudine o per incompatibilità.
“L’amore è ancora il più grande controsenso della mia vita perché ho imparato a parlarne, ma non l’ho mai saputo gestire, come un prete che conosce ogni passo della Bibbia, ma non ha nessuna certezza circa l’esistenza di Dio”, racconta Carlo Corallo.
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Carlo Corallo ciao! Come nasce “Un medico mi ha fatto ammalare”? Chi è questo ‘medico’?
La canzone nasce da un’esperienza realmente vissuta con una ragazza che ha svolto questa professione. Il suo atteggiamento distruttivo mi ha fatto riflettere sul fatto che tutti agiamo in base all’etichetta che ci definisce all’interno della società e ai privilegi che ne derivano. Un rapporto viene, così, schiacciato da ciò che crediamo di essere più che da ciò che siamo. Il brano è stato anche un mezzo per tramutare comportamenti nocivi in qualcosa di bello, fruibile pure come spunto di riflessione. Credo sia importante rispondere all’odio con l’arte (o con l’espressione verbale del proprio pensiero), soprattutto in un mondo che giorno dopo giorno diventa sempre più violento.
Hai affermato che l’amore è ancora il più grande controsenso della tua vita. In che senso?
Ho affermato questo perché mi viene facile descrivere ogni aspetto dell’amore, ma spesso e volentieri non sono in grado di gestirlo nella mia sfera privata. Dopo questa esperienza ho teorizzato che probabilmente l’amore non vada gestito, ma seguito come un flusso e rispettato anche nella sua conclusione. Forse ho delle aspettative di amore irrealizzabili, frutto di un mix dei pro tratti dalle relazioni osservate nella provincia tradizionalista e da quelle presenti nella modernissima e velocissima metropoli.
Come mai hai scelto Dutch Nazari per accompagnarti in questa canzone?
Ho scelto Dutch perché apprezzo la sua penna sin dai tempi di “Jenin” e perché frequentemente ha trattato il tema delle relazioni e dei fatti di vita quotidiana. Inoltre, siamo diventati amici proprio nel momento in cui avevo terminato la storia descritta nel brano, quindi ha percepito perfettamente il mood che ho vissuto e che ha originato i miei versi. Io e lui condividiamo spesso la visione su svariati temi anche al di fuori della musica, creando così una sintonia che favorisce il lavoro in studio e quello di scrittura.

Dopo il tuo saggio all’interno di “Manifesto per il cambiamento” è arrivata “Un medico mi ha fatto ammalare”. C’è una correlazione tra le due?
Non esistono particolari correlazioni tra le due cose, se non una riflessione sui deficit culturali e comportamentali che minano l’equilibrio delle coppie. Infatti, non è da escludere che chi ha un’ottima istruzione possa avere delle lacune culturali tali da non permettergli di decifrare il concetto di sensibilità e di collettività; oltretutto, un mondo lavorativo/universitario sempre più competitivo inaridisce l’umanità di chi si focalizza in maniera ossessiva sul proprio percorso, avendo ben poca cura delle conseguenze dei propri gesti sugli altri individui. Forse, proprio il mestiere di medico porta a razionalizzare l’essere umano e a guardarlo con distacco e attraverso gli occhi della scienza. Questo distacco, sacrosanto in ambito lavorativo, diventa poi dannoso quando si mescola all’amore.
E pensi sia in atto un ‘cambiamento’ dentro di te?
Assolutamente sì. Questa esperienza non ha avuto solo una connotazione negativa, poichè ha sviluppato in me una maggiore consapevolezza e mi ha insegnato a controllare la mia mente in circostanze che non avevo ancora vissuto. Le persone sadiche ci fanno dubitare di ogni nostra certezza e amplificano le nostre insicurezze. È importante capire che lo faranno con chiunque e che è parte della loro natura, più che la conseguenza di un nostro deficit. Dunque, dopo un po’ di tempo ci si accorge di quanto sia salvifico allontanarsi da questi soggetti e quanto sia facile anche per noi ricadere negli stessi atti. “Un interruttore ha questo nome anche quando accende la luce”.
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