Matteo Alieno: «Affascinato Dall’Umanità E Dai Sentimenti. Alieni? Siamo Tutti Noi»

Matteo Alieno – Foto di Federico Di Donato

“Alieni” è il secondo album del cantautore romano Matteo Alieno, a due anni di distanza dall’esordio “Astronave”, contenente i singoli “Giovani Vecchi” e “Mi Vieni In Mente Sempre”. Undici tracce prodotte a quattro mani insieme a Marta Venturini che racchiudono le insicurezze di un ventenne che si sente sempre fuori posto, un alieno. Ascoltalo qui!

Il disco è il canto di una generazione che si sente aliena sulla Terra e risalta l’angoscia di ereditare un mondo disastrato in ambito sociale, lavorativo e ambientale. Matteo Alieno è «sceso nella realtà» per fare i conti «con un mondo in cui mi sono sentito fuori contesto, fuori luogo…»

Ciao Matteo! In “Alieni” fai un viaggio tra la gente. Ma chi ritieni veramente un alieno? Il disco arriva da un processo di autocoscienza durante questi due anni?
L’autocoscienza l’ho ricercata e affrontata nel disco. Un processo nato spontaneamente dopo il Covid. La casa era diventata la nostra comfort zone, ma è stato limitante. Poi quando siamo usciti ci siamo sentiti tutti degli alieni – in fondo lo siamo tutti quando rimaniamo soli. E quando uno si sente un “alieno”, percepisce anche tutti gli altri come tali.

La copertina mi ha ricordato i “Visitors”. Come è nata?
Tutte quelle persone sono amici, parenti e gente che ha lavorato al disco, sono persone importanti. Io percepisco gli altri diversi da me e mi affascinano. A me piace guardare loro che stanno guardando qualcosa e descriverli. Sono molto affascinato dall’umanità, dai sentimenti, mi piace guardare gli altri esseri umani.

In “Giovani Vecchi” cosa significa la frase “colonizzeremo l’Universo con la merenda nello zainetto”? E chi sono i giovani vecchi?
L’ho scritta con un occhio critico di quello che è il periodo storico in cui vivo ed è sarcastica. Quella frase per me vuol dire “Non ci basta la Terra, vogliamo colonizzare anche l’Universo come dei bambini che se ne fregano di tutto”, come fosse una gita scolastica. È proprio il fatto di volere tutto e conquistare qualsiasi cosa, sempre con una voglia infantile. I giovani vecchi sono tutti quelli che soffrono, sono io in sostanza. Mi sento vecchio a volte a fare dei discorsi idealistici. Un sentimento nato nel momento del Covid, in cui non riuscivo a vivere la mia giovinezza. Mi sentivo un vecchio a casa.

Nel disco ci sono ballad e canzoni d’amore – “Dimmi”, “Il Tuo Ritratto”, “Mi Vieni In mente Sempre”. Sono autobiografiche?
“Il Tuo Ritratto” è biografica, parla della persona con cui sto. Ho cercato di parlare di lei attraverso un racconto che potrà riascoltare e la descrivo come la vedevo io a 20 anni. “Dimmi” è immaginaria, non è dedicata a una persona specifica ma all’idea di vivere in un momento in cui in tv stiamo perdendo, che la realtà è solo pixel, un canto disperato scritto tanto tempo fa. Viscerale e scritta di getto. “Mi Vieni In Mente Sempre” è invece una storia personale, privata.

L’ultima traccia è “Sì”, un pezzo molto Vasco. Com’è nato il brano? Com’è il tuo rapporto con la musica italiana?
Amo la musica italiana e i cantautori e ne ho sempre ascoltata molto rispetto ai miei coetanei. Mi piace la musica internazionale ma ho sempre apprezzato i testi italiani. Mia madre fa la dialoghista, scrive per i doppiatori e mi piace l’italiano come lingua per esprimermi. “Sì” è nata vedendo “Rocketman”, il film su Elton John, immaginandomi come se volassi sulla mia vita e sui miei ricordi. “Con le braccia stanche” è una frase che riprendo dal film.

Senza il Covid sarebbe nato un disco così o sarebbe stato diverso?
Probabilmente sarebbe stato completamente diverso. Non voglio ringraziare il Covid, ma è andata così.

Matteo Alieno foto ufficio stampa

Con chi ti piacerebbe fare un featuring?
Mi piacerebbe collaborare con qualcuno che conosco. Mi piacciono tanti artisti italiani come Mobrici, spero riusciremo a fare qualcosa un giorno insieme. In futuro usciranno alcune collaborazioni ma non dico ancora nulla. Sono artisti che stimo moltissimo…

Tua madre è una dialoghista e hai una grande passione per il cinema. Ti ha ispirato lei?
Sì. Da piccolo ascoltavo tanto Morricone, mio padre aveva un disco con le sue colonne sonore più famose. Piangevamo tutti in famiglia mentre lo ascoltavamo ed è un bellissimo ricordo. Da giovane mio padre faceva il direttore di produzione dei film e quindi il mondo del cinema viveva a casa mia. Un mondo che mi ha sempre affascinato, una macchina che mi piace. Ennio Morricone è sempre stato tra le mie ispirazioni.

Porterai “Alieni” in tour? Sarai con la band?
Usciranno presto le date. La mia programmazione per il futuro è fare tanti live. Nell’estate 2020 e 2021 sono stato in giro da solo in acustico ma ora posso portare full band tutti e due i dischi. Finalmente è arrivato il momento di salire sui palchi!

Matteo Alieno - Foto di Federico Di Donato
Matteo Alieno – Foto di Federico Di Donato

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