Rosso Marte, il disco di debutto è “Ciao Freud” – track by track

Rosso Marte

“Ciao Freud” è il primo EP del duo romano Rosso Marte. Il titolo descrive in maniera ironica il distacco dalla psicanalisi classica, perdendosi nei meandri del subconscio umano, vissuto con un viaggio sonoro che prende di petto l’ignoto, affrontandolo e uscendone a testa alta nella maniera più autentica e genuina possibile.

Amplificatori anni ’60, reverberi a molla e percussioni fatte di catene e lamiere: “Ciao Freud” è registrato quasi tutto in presa diretta. Le tracce sono state scelte tra circa 10 composizioni che la band ha messo su dal primo lockdown del 2020 fino alla fine del 2021, musicalmente distanti tra loro con influenze dal Folk al Blues, dallo Stoner al Grunge. I brani dei Rosso Marte hanno un filo conduttore nei testi: lasciarsi andare, accettare la vita, affrontando però i propri conflitti interiori in maniera attiva, per agire e cambiare le cose.

Track By Track “Ciao Freud” dei Rosso Marte

L’Amore È Una Merda
Lo abbiamo da subito pensato come un’intro, è l’ultimo scritto prima delle registrazioni di “Ciao Freud”. Una canzone volutamente oscura con cui però vogliamo descrive quel lieve bagliore nel buio mentre si riflette sulla vita passata e non si scorge che devastazione provocata dalle sofferenze d’amore. Se ci fate caso inizia con una voce in lontananza: ”Uan, ciù, trì, uan ciù trì”, è Piero Perelli che dalla regia dava il tempo. L’abbiamo voluta lasciare, ci piaceva l’idea di cominciare così.

Godi e Persevera
È una canzone che inizialmente non volevamo includere nel disco, ma i pareri delle persone vicine ci hanno convinto che fosse il singolo giusto per esordire. Anche dal vivo viene vissuta come un inno alla rinascita, un grido di rabbia e sana disperazione, esprime fame e voglia di riscatto, molta gente la canta, la sente propria e questa cosa ci riempie il cuore. È cantata in romanesco, una scelta linguistica intesa come sincera espressione della nostra cultura e delle nostre emozioni più profonde.

Abbandonati Alle Cose
Nasce da un pattern di batteria di Luca, dove Claudio ha trovato un riff in seguito. È il primo brano pensato per il duo, il testo è nato da un collage di frasi scritte in momenti diversi. Racconta di un senso ritrovato dopo un passato tormentato, di come soffrire per amore ci cambia e di quanto possa spaventare rimettersi in discussione, il messaggio è: non bisogna chiudersi in sé ma abbandonarsi agli eventi della vita, saperli cogliere e affrontare comunque, perché ne vale la pena. Poi in corsa abbiamo deciso che doveva essere il nostro secondo singolo proprio perché è molto diverso dal primo, così da evidenziare le nostre diverse sfumature.

Surrealismo Sinistro
Il testo è ispirato a “The Ballad Of A Thin Man” di Bob Dylan. Riflettendo sul fatto che si cerca sempre di dare un senso alle canzoni, alle poesie o a tutta l’arte che non si comprende, come appunto il surrealismo nella pittura. C’è il riferimento anche al poeta Breton, che fu il primo teorico del surrealismo, ispirato da “L’interpretazione dei sogni” di Freud. Seguiamo un flusso creativo dove la musica accompagna il testo come fosse un racconto delirante, ma che conduce al fulcro del brano, negare la realtà intesa come una fredda e calcolante logica del non umano. Nell’arrangiamento le influenze sono varie, dal grunge anni ’90, alla psichedelia anni ’60. Abbiamo sperimentato registrando dei cori in lontananza con microfoni attaccati ad amplificatori di chitarra molto distorti e catene come percussioni.

A Guardare La Morte
Questa canzone è singolare, si tratta di tre idee nate in momenti diversi che solo alla fine hanno dato vita a un brano compiuto. L’inizio del pezzo in stile ballad è nato canticchiando in macchina, pensando alla morte, mentre si rimane attoniti a guardare le carcasse di animali investiti. La seconda parte, nonostante sia in un’altra tonalità, ha comunque dato seguito a questa suite non ordinaria, un racconto senza ritornelli. Nel finale irrompe un urlo ancestrale che come un mantra radica una forza interiore, che evoca la rinascita da quella irrisolta pulsione di morte freudiana di cui proprio l’arte diviene la cura, ci è venuto naturale pensarla come finale dell’EP

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