Dicò, le opere dell’artista del fuoco a Milano dal 1 dicembre: da David Bowie a Topolino

Dicò

A partire dal 1 dicembre le opere di Enrico Dicò, icona internazionale della pop art, approdano per la prima volta a Milano fino al 31 Dicembre nella temporary gallery di Corso Garibaldi, angolo Via Palermo. Denominato The Fire Artist per la sua particolare tecnica di combustione ha raffigurato icone come David Bowie, Marilyn Monroe, Albert Einstein e Gandhi. Per l’inaugurazione è prevista la presenza dell’artista che si esibirà in una live performance con il fuoco in via del tutto inedita.

Le opere di Dicò sono presenti nelle case e all’interno delle collezioni private, per citarne solo alcuni, di personaggi del calibro di Morgan Freeman, Dustin Hoffman, Lionel Richie, Sylvester Stallone, Penelope Cruz, Javier Bardem, Keanu Reeves. Persino Papa Francesco ha ricevuto pubblicamente in Piazza San Pietro un’opera dell’artista, direttamente dalle sue mani, con un’interpretazione personale del Cristo. Così, negli ultimi anni, la galleria permanente di Dicò a piazza de Ricci è diventata un punto di riferimento della pop art nel centro storico di Roma.

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La Tecnica di Dicò

La tecnica di Dicò è fondata sull’accostamento tra stampe, materiali rinvenuti dai contesti urbani ed elementi appartenenti a icone mondiali dell’immaginario neo-pop, spaziando da Gandhi a Popeye, fino a Joker, Marilyn Monroe, David Bowie e Albert Einstein, con la particolare tecnica di combustione di lastre di plexiglas adattate sull’opera e l’inserimento di luci a led, in grado di comporre un effetto unico e dinamico di immagini, luci e corrosioni materiche.

L’utilizzo di un elemento come il fuoco nell’arte ha radici profonde nello scorso secolo, attraverso le mani di maestri come Alberto Burri, Andy Warhol e Yves Klein, punti di riferimento sicuramente d’ispirazione per Dicò, che tuttavia utilizza la fiamma al posto del pennello con uno spirito diverso. Vittorio Sgarbi ha spiegato di come l’artista romano “da una parte, rivela una concezione pragmatica dell’arte, per cui quello che conta è l’oggetto che riesci a elaborare, non ciò che agiti attorno a esso, dall’altra conferisce all’atto della bruciatura una connotazione che, pur esente da afflato mistico, è comunque di natura materiale, di spiritualità aggiunta, sovrapposta, verrebbe da dire, aumentata, trasferendo nell’oggetto, così modificato, un’impronta indissolubile della propria personalità”.

Topolino Dicò

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