PaperSong nasce dall’idea di “Creare Racconti Che Fossero Ritratti”

PaperSong è una collezione grafica di 10 volumi dedicati ai cantautori italiani del Novecento di Morsi Editore. Con i testi di Alessio Fasano e le illustrazioni di Niccolò Cedeno (direzione editoriale di Giulia Pavani e copertina di Luca Lucherini), ogni numero è ispirato ad un cantautore: si inizia con Lucio Dalla e, in ordine di uscita, si continua con Fabrizio De Andrè, Roberto Vecchioni, Giorgio Gaber, Francesco Guccini, Edoardo Bennato, Lucio Battisti, Francesco De Gregori, Pierangelo Bertoli e Rino Gaetano.

Il progetto illustra e racconta gli autori che hanno raccontato con forza il loro tempo caratterizzandolo, criticandolo, modificandolo e fornendo un nuovo alfabeto della poetica per come la si intendeva precedentemente.

Ecco l’intervista all’autore Alessio Fasano!

Come nasce l’idea di PaperSong?
PaperSong nasce principalmente da Morsi che mi ha chiesto di scrivere questo editoriale per un racconto di un’autorialità musicale del Novecento da riscoprire. Un racconto storico che fosse adeguato ai giorni nostri di ciò che i maestri del cantautorato hanno fatto.

Quando è nata l’idea?
Nasce da poco tempo, dal 2020 in poi. Abbiamo lavorato sul concept e ci siamo confrontati su come volevamo impostare il lavoro. Alla fine siamo giunti all’idea di creare racconti che fossero ritratti, un prodotto cioè che sia visto e chimerico per molti versi.

Perché proprio questi 10 cantautori? Ho visto Pierangelo Bertoli…
Un personaggio d’ombra sicuramente lui. Nella selezione dei cantautori ci sono stati due criteri: quanto è stato importante l’autore nella narrazione di una necessità sociale e nel raccontare la propria storia e la sua contemporaneità. Bertoli è effettivamente uno dei personaggi più particolari di questa lista perché è un personaggio di penombra, con questa rabbia che filtra sulla sua vita, era importante raccontare questo.

Questi nomi sono tutti “fumettistici” come De Gregori: vedi “Titanic”, “Buffalo Bill”… rivederlo lì mi fa molta curiosità.
Il cantautorato è molto narrativo, fa uno storytelling di un personaggio (come De Andrè) o di grandi situazioni (come De Gregori) e quindi è un automatismo mentale che si viene a creare naturalmente. Pensiamo a Bennato, ci sono dei racconti veri e propri messi in musica.

Come mai avete scelto il colore rosso e un formato da quotidiano?
Il formato del giornale è novecentesco, più grande dell’attuale formato tabloid. Ci parla e ci porta alla contemporaneità. Per quanto riguarda il colore rosso non sarà una costante ma sarà sempre un monocromo.

Sono rimasti fuori da questa lista di 10 cantautori sono rimasti fuori ad esempio Enzo Jannacci, Pino Daniele, Adriano Celentano, come mai?
Non potevamo sceglierli tutti, altrimenti lo avremmo fatto.

Pensate già ad altri volumi successivi?
È molto presto, dipende dall’editore.

Il primo incontro con Morsi quando è avvenuto?
Piacevolissimo e positivissimo per una comunità di intenti e di visioni. Morsi è una realtà lontana da dove vivo (Gallipoli ndr) ma questo è un grande mondo dove ci si incontra e ci si scontra e io ho avuto la fortuna di fare questo incontro meraviglioso. Il progetto PaperSong è nato con Morsi, è subito scoccata la scintilla.

Farete presentazioni in giro per l’Italia?
So che Morsi sta già esponendo in diverse realtà, piattaforme e festival in Italia. PaperSong sta girando molto.

La tua descrizione di Dalla è giovane e frizzante.
Spero che sia piaciuta, volevo soffermarmi sulla parte di scrittura di Dalla. In lui ho ritrovato tanta metafisica, tanta voglia di creare mondi impossibili e collegarla col reale. È stato davvero un piacere e un onore fare questo tipo di lavoro.

C’è un legame stretto che hai con Dalla? Qualche ricordo..
Della lista sono tutti tra i miei artisti preferiti. Per me la ninna nanna è sempre stata “L’Isola Che Non C’è” di Edoardo Bennato ad esempio, e così per tutto il cantautorato, Guccini e De Andrè sono profondamente radicati nella mia cultura e Lucio Dalla non è da meno: lui l’ho conosciuto nella prima adolescenza, quel “Disperato Erotico Stomp” mi fulminò.

Avete iniziato da lui perché Marzo è il mese della nascita e della morte di Lucio Dalla?
È tutto un cerchio strano di avvenimenti, le stelle si sono allineate e PaperSong è uscito proprio a marzo.

Secondo te, qual è l’impatto di questi cantautori sulle nuove generazioni? C’è ancora interesse?
Non si può essere interessati o disinteressati a questi autori perché si sono talmente tanto infilati nel tessuto sociale italiano che è impossibile scampare. Così come Dante è conosciuto da tutti, tutti sanno che ci sono questi grandi cantautori e sono radicati nella cultura. La memoria di questi autori resta, hanno lasciato un imprinting così potente anche sulle generazioni di artisti moderni. Volenti o nolenti sono sempre con noi quando ci approcciamo alla musica italiana.

Metterete nella casella nuovi cantautori?
Questo non lo so, del futuro non v’è certezza.

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