“DPCM”, la Terra di Mezzo di Visconti

Foto di Fabio Copeta

Visconti, cantautore piemontese classe 2000, pubblica il primo disco “DPCM”, figlio della pandemia e della complessità della Generazione Z. Un sound post punk contraddistinto da chitarre brit e testi pungenti: ecco il frutto del lockdown di Valerio Visconti.

Anticipato dai singoli “Ammorbidente” e “Le Idi di Marzo”, “DPCM” è un album nato quasi per gioco, partendo dalle registrazioni che Visconti effettua in autonomia a casa sua, in Piemonte, e che poi maturano in studio con Giulio Ragno Favero (Teatro degli Orrori), a cui viene affidata la produzione.
“DPCM” racconta le sensazioni di chi è troppo giovane per essere adulto e troppo grande per essere adolescente, la Terra di Mezzo di Visconti che si sente grande ma ancora bambino.

“DPCM” è composto da sette tracce interamente scritte, composte e suonate da Visconti in equilibrio tra Idles e Franco Battiato, tra l’indie anni ’00 e la tradizione cantautoriale italiana, dando vita a un sound rabbioso ma poetico. Visconti canta di amore, morte e irrazionalità ispirato dalla sua Acqui Terme, luogo in cui si respirano ancora gli influssi di Alesteir Crowley e Napoleone.

Si parte da Thomas Mann con “La Morte A Venezia” per passare a “Narcisi Sbagliati”, un racconto di amore verso gli altri in cui si analizza il rapporto a volte tossico che si ha con sé stessi. “Le Idi Di Marzo” scongiura il presente e canta di come tutto dovrebbe essere solo un gioco, “Ammorbidente” incamera tutta l’incertezza e la rabbia legate al lockdown. “DPCM” nasce in quarto d’ora, dallo sfinimento e dalla rabbia, infine il disco si chiude con “Nulla Mi Urterebbe Più”, un brano intimo e profondamente sentito, catartico e psicanalizzante, che parla senza filtri del rapporto figlio-padre.

Ascolta “DPCM” di Visconti.

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