Miriam Ricordi torna al rock con “Cibo e Sesso” – Track By Track

Miriam Ricordi nasce a Pescara il 17 maggio 1990 e dopo il primo lavoro “Persuadimi” è tornata il 7 gennaio 2022 con il secondo disco “Cibo e Sesso” per Rodaus (Andrea Rodini), anticipato dai singoli “Mi esplode la testa” e “Siamo Sordi davvero”. Estroverso e trascinante, l’artista lo descrive così: <<È come aver fatto il giro del mondo e poi essere finalmente tornata a casa, al rock, al motivo per cui ho iniziato a suonare>>.

La sezione ritmica dell’album è stata registrata interamente in presa diretta insieme alla band di supporto di Miriam (Matteo Teodoro, Valerio Camplone e Luca Ricordi). <<II modo in cui si considerano e si vivono il sesso e il cibo presenta delle analogie, sia in senso positivo che in senso negativo: si può parlare infatti di ‘fast food’ così come di ‘fast sex’. Il piacere legato a entrambi oscilla da sempre tra libertà e repressione, tra pulsione e controllo. La soddisfazione dopo entrambe le attività dimostra quanto esse agiscano sia nella pancia che nel cervello>>.

TRACK BY TRACK

Mi esplode la testa
Lavorando al mix e al master del disco si fanno ascolti su diversi supporti. Quando Andrea Rodini ha fatto il suo ascolto di Mi esplode la testa in macchina, mi ha chiamato per dirmi che da 90 km all’ora si è ritrovato a 150 senza accorgersene. In quel momento ho deciso che per aprire il disco sarebbe stata perfetta.

Venezia
La prima volta che arrivai a Venezia uscii dalla stazione e rimasi con la bocca totalmente spalancata. Ero convinta che fosse stato tutto costruito, come in un set cinematografico, per farmi vivere quella fuga d’amore. Tre giorni diventarono sette. Tutto aveva qualcosa di surreale. Mi ricordo che una mattina guardando da una finestra mi appuntai la frase “Venezia è come noi, che brilla sopra i tetti”.

Pronto dottore
Questa canzone la scrissi praticamente tutta d’un fiato, ma mi mancava un’unica frase alla fine del ritornello. “E mi sveglio / e vedo tutto attraverso / una camicia (…)” Ho aspettato quel verso per anni. Ogni tanto mi capitava di riprendere la canzone e di scervellarmi per trovare le parole mancanti per quelle dodici note. Mi sono lanciata in una ricerca di possibili tessuti di cui potesse essere fatta la camicia, o un’altra frase metricamente giusta che chiudesse il senso del testo. Niente. Una mattina mi sono svegliata con una camicia a righe blu tra le lenzuola. L’ho guardata, non era mia, ma l’avevo studiata bene qualche ora prima. La canzone era finita.

Ossa rotte
Ti sei mai rotto un osso? Per davvero, intendo… io solo una volta, un annetto dopo aver scritto questa canzone. Ho scoperto che è vero che le ossa che hai rotto ti fanno male quando cambia il tempo.

Metabolismo
L’arrangiamento di questo brano è stato tra i più difficili da chiudere. Abbiamo provato varie vie e cambiato idea in corso d’opera. Mancavano Metabolismo e un’altra canzone da finire di arrangiare e sembrava ci stessimo bloccando, mentre fino a qual momento era andato tutto liscio come l’olio… poi ci son venuti in mente i Rolling Stones. Mentre lavoravano all’album Beggars Banquet rimasero incastrati per mesi su un pezzo. Non riuscivano a svoltare Sympathy for the Devil. Ecco, gli Stones ci stavano dicendo che succedeva anche ai migliori, addirittura a loro, e che prima o poi avremmo trovato la via. Di lì a poco, in effetti, con ritrovato entusiasmo, chiudemmo i due arrangiamenti rimasti in sospeso e decidemmo di omaggiare e citare gli Stones. Siamo andati a riascoltare Sympathy for the Devil e ci siamo concessi dei coristi d’eccezione campionando gli urli di Jagger e inserendoli nella nostra canzone.

Siamo Sordi davvero
Siamo Sordi davvero è stato il secondo singolo ad anticipare l’album. Questo brano ci ha permesso di tornare sul palco l’estate scorsa per un’occasione speciale: “Voci per la Libertà”, il premio Amnesty per il quale questa canzone era candidata. La voglia di cambiare il senso del motivetto che abbiamo sempre cantato senza pensarci su (“Ma ‘ndo’ vai se la banana non ce l’hai?” del film Polvere di stelle con Alberto Sordi) ha portato a un videoclip corale in cui una trentina di persone hanno dato la loro personale libera interpretazione. È stato un esperimento bellissimo! La canzone l’avevo appunto scritta per prendermi gioco di tutto quello che mi è stato d’intralcio, e mi sta stretto, nella vita.

Tutto al suo posto
È la seconda ballad del disco. È una canzone che ho scritto per metabolizzare la fine di una relazione alla quale avevo necessità di dare una forma e un’importanza, come forse non avevo avuto modo e coraggio di fare prima della fine.

Vieni a provare
Ho sempre fissato la scritta sulle rotaie “vietato attraversare i binari” da quando ho iniziato a prendere i treni a diciotto anni. Sapevo che avrei cantato quella frase in una canzone prima o poi. L’introduzione in sei ottavi l’ho scritta con questa melodia al pianoforte e avevo proprio l’idea di ricreare il suono di un carillon. Così un giorno io e mio fratello Luca abbiamo campionato il carillon che mi lasciò la mia bisnonna, che fissavo sempre quando l’andavo a trovare da bambina. È una cassetta in legno nero dipinta a mano, che all’apertura fa roteare una ballerina sulla melodia. Da lì mi è venuta voglia di ricreare la sensazione di quando guardavo quella scatolina, mettendo nel mix dell’intro del pezzo la voce al centro e facendo roteare la melodia del carillon.

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