Einar: “Cresciuto E Consapevole: Ora Vi Mostro La Mia Anima Latina”

Einar Ortiz, talento italo-cubano, torna sulle scene con il nuovo album “Instinto”, il primo in cui è autore dei brani, in cui miscela pop e latin, anticipato dal singolo “Caligine”. Il finalista di Amici 17 e vincitore di Sanremo Giovani (in gara tra i Big a Sanremo 2019) torna a tre anni di distanza dal suo ultimo lavoro “Parole Nuove”.

Composto da 8 tracce di cui 7 cantate in lingua spagnola, “Instinto” rappresenta la volontà assoluta di Einar di muoversi in una musica sincera e libera tra pop, reggaeton, bachata e urban. Nel disco, prodotto dai Cosmophonix e B-Croma, Einar ridimensiona il concetto di “ragazzo perfetto” troppe volte a lui cucito addosso e rincorre una dimensione più umana fatta di tentazioni e fantasie ma anche di fragilità.

Ecco l’intervista a Einar!

Ciao Einar, come stai? Com’è questo inizio di 2022?
Mi sento bene, voglio dire solo questo. Due anni fa ho detto “prevedo un anno bellissimo” e invece è arrivato il Covid. Quindi preferisco stare zitto, non dico più niente.

A tre anni dal tuo ultimo disco “Parole Nuove”, cosa è cambiato nella tua vita personale e nei tuoi pensieri?
Sicuramente sono cresciuto di più. Ho avuto modo di studiare e conoscere anche di più la musica. Questi due anni sono stati intensi perché ho scritto parecchio, ogni canzone di questo nuovo album. Ci sono 8 brani che ho scritto io stesso, è una gioia immensa. Sono più consapevole.

Com’è essere autore dei tuoi brani? Come hanno vissuto il tuo cambio musicale i tuoi produttori Cosmophonix? Ti accompagnano fin dall’inizio del tuo percorso.
Loro per me sono casa, una famiglia, mi accompagnano dal giorno zero. Sono quelli che mi hanno spronato a fare tutto ciò e siamo un grande team. E poi essere autore di tutti i miei brani per me è una gioia immensa. Ho fatto tanti pianti, tante notti sveglio ma ne è valsa la pena.

“Instinto” è stato anticipato dal singolo “Caligine”, l’unico cantato in italiano ma comunque con alcune parti in spagnolo. Perché hai scelto proprio questo come primo singolo? È un ponte tra l’anima italiana di Einar e quella cubana?
Esatto, poi non volevo essere troppo brusco forse. E ci sono legato perché è il primo pezzo che ho scritto ed è stato sofferto perché ci ho messo dentro tutto di me, è stato proprio il primo che ho completato.

Il brano racconta <<un amore finito, che si è spezzato a causa della gelosia o della possessività di una o entrambe le parti>>. Un tema molto italiano, quello della gelosia, in contrapposizione con le tentazioni e le fantasie sessuali del reggaeton e della musica sudamericana. Sembri passato dall’essere innamorato all’essere conquistador, sei d’accordo?
Conquistador sì e no. Nel senso che ho messo un po’ l’anima che ho dentro di me, l’anima latina alla fine. Conquistador non proprio, sono un ragazzo cresciuto, ecco. Essere una persona adulta e non passare sempre per il “bambino” sempre educato e pulito, sì per carità sono tutto quello però ho anche un altro lato. Non soltanto il lato da bravo e pacato perché anche a me piace ridere, divertirmi.

In “Caligine” la frase che mi ha più colpito è <<bruciavamo come Notre Dame>>. La frase mi dà proprio l’idea di un amore che in un attimo esplode di passione e si spegne improvvisamente. Dico giusto?
Esatto. Sei il primo che me lo chiede perché il fulcro è proprio questo. Mi chiedevo infatti “chissà se me lo chiederanno mai”, tu sei il primo che me lo ha chiesto ed è proprio così.

Ora è un po’ più raro trovare questi fatti di cronaca nelle canzoni, come il rogo di Notre Dame. Però messo in relazione con l’amore, io la vedo come un’esplosione che poi si esaurisce subito..
Mi fa davvero piacere che lo dici, sei la prima persona. Io avevo l’ansia, pensavo “oddio con questo fatto di cronaca chissà cosa ci diranno” però alla fine è tuto legato all’amore, quindi non sto parlando sicuramente male di Notre Dame… va contestualizzato.

Nel brano “Veneno” invece l’amore è visto come un magnete in cui sei attratto dall’altra persona malgrado i litigi e le difficoltà d’amore. Il brano nasce da una tua esperienza personale?
No. Diciamo che quasi tutte le canzoni, compresa questa, sono nate forse da alcune delle mie esperienze, forse da quello che vorrei essere e da situazioni che avrei voluto vivere. O da storie che vedo e capitano quotidianamente. Raccontavo storie e magari scrivevo qualcosa che avrei voluto vivere o non. Ma mie personali personali no, assolutamente. Qualcosina di me c’è ma ho raccontato più che altro storie.

In “Instinto” passi dal pop alla bachata fino al reaggeton. Quante sono le anime di Einar?
Ma io penso che sia solo una che le racchiude tutte. Questa cosa del latino non è stata una cosa studiata ma è stata fatta d’istinto e credo sia questa la mia anima più grande.

Immagino anche da qualche tuo ascolto. Della musica latina chi ascolti? Chi ti piace?
Ascolto tanta musica ma in questi ultimi due anni sono diventato un grande fan di Feid, un cantante colombiano. Mi sono piaciuti tanti cantanti ma essere fan così non mi era mai capitato. In lui ho visto tante cose e mi ha dato la forza per scrivere e fare tante altre cose. Sono un nuovo Einar, cresciuto e consapevole, voglio soltanto cantare e divertirmi. Non voglio pensare al dopo, voglio vivermi il momento e non pensare al dopo.

In alcune tue interviste affermi di aver speso i mesi di clausura forzata dedicandoti a una musica <<libera e sincera>>. Credi che senza la pandemia “Instinto” avrebbe avuto lo stesso sound?
Sì, lo avrebbe avuto. Devo essere sincero però, per quanto la pandemia sia un momento critico per tutti quanti noi, sono riuscito a capire tante cose di me, soprattutto la pazienza che è dentro di me. Perché io sono una persona molto impaziente e il fatto di stare chiusi è stato difficile, sono uno a cui piace muoversi. Però in questo momento di buio ho cercato di cogliere quel filo di luce. Ho pensato “Tutti chiusi e allora cosa fai? Mettiti giù, scrivi, produci, studia”. Questo periodo di merda per tutti mi ha aiutato tanto, mi ha fatto crescere sotto tanti punti di vista, mi ha fatto cogliere le cose positive anche nei momenti negativi.

Nel 2018 hai vinto Sanremo Giovani con “Centomila Volte” e hai partecipato tra i Big con “Parole Nuove” nel 2019, l’ultima edizione presentata da Claudio Baglioni. Cosa hai pensato la prima volta che sei salito sul palco dell’Ariston?
Me la stavo facendo sotto. È stato un mix di cose, ci sono state tante cose belle ma anche tanta insicurezza, sono sincero. Perché forse era tutto troppo grande per me, non avendo un bagaglio di esperienza dietro. È successo tutto troppo rapidamente e comunque un palco come quello non è facile da reggere poi stando con i Big della musica italiana non è proprio semplice. Ho pensato “Ok figo ma mi sento pronto?”. Forse lì non ero ancora in grado di scegliere, di decidere mentre ora sono più consapevole di quello che faccio.

Quindi torneresti a Sanremo?
Ti dico la verità, in questo momento mi piacerebbe tornare, sì. Sarebbe bello, soprattutto per far capire chi sono e quello che posso dare veramente. E far capire che il vero Einar non era quello del 2019 ma era solo una piccola parte di me.

Hai visto il cast di Sanremo 2022? Per chi tifi?
Tra i miei preferiti ci sono Gianni Morani e Massimo Ranieri. Anche se ho un’anima latina questi cantautori li amo. Il cast è parecchio forte quest’anno. Ci sono Mahmood e Blanco, Irama, quest’anno è davvero un bel cast!

E tra i giovani? Cosa ne pensi di Yuman, Tananai e Matteo Romano?
Possono dire la loro. Io, dalla mia esperienza, posso dire che se uno ha un bagaglio dietro forse è meglio. Quindi alla fine tocca avere quello e tocca avere fame.

Einar @ Sanremo 2019 – Foto Festival di Sanremo

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