The Heron Temple: “Cresciuti Camminando Lungo Tutti I Coltelli”

Il progetto The Heron Temple nasce ufficialmente nel 2016 dall’incontro tra Valerio Panzavecchia e Vincent Hank con l’intento di unire la passione per il soul, blues ed il rock del passato con la più moderna musica elettronica. “Coltelli” è il loro nuovo singolo che ci accompagna all’uscita del primo disco in uscita a fine anno: una dichiarazione d’amore e d’intenti, affrontare il diverso essendone attratti ma con la consapevolezza di essere già destinati a perdere.

Una canzone nata <<di getto, senza troppi filtri e modifiche al testo>> per richiamare un immaginario crudo perché <<nutrirsi del dolore fa parte della crescita di ognuno di noi e dobbiamo affrontarlo con consapevolezza>>.

Ecco l’intervista a The Heron Temple!

In che momento della vostra vita nasce “Coltelli”?
“Coltelli” nasce in due momenti cruciali della nostra vita artistica. Un paio di anni fa abbiamo iniziato a creare le basi per il brano, ma forse non era ancora il momento giusto per lavorarci in modo specifico. “Coltelli” è rimasta per qualche tempo in un angolino della nostra produzione, cercando di trovare spazio in divenire. Nel tempo abbiamo pressoché completato la tracklist per il nostro primo album. Non neghiamo che era un momento molto felice, in cui riuscivamo a prendere tutto con più leggerezza. Sentivamo che avevamo trovato una strada che ci soddisfaceva, componendo con la serenità di chi è cosciente di avere già l”80% dei brani per il disco pronti.
“Coltelli” viene fuori proprio quando ormai i giochi sembravano fatti: un brano che abbiamo lasciato per anni a maturare adesso vedeva la luce in maniera del tutto naturale, in pochissimi giorni.


Vi siete mai trovati a camminare “lungo tutti i coltelli”?
Beh, probabilmente tutti noi abbiamo vissuto situazioni al limite, in cui ogni passo falso poteva costarci caro. Eppure abbiamo continuato ad affrontare la situazione. Ecco, non sempre si esce vincitori, ma di sicuro si cresce camminando lungo tutti i coltelli che ci circondano.

Affermate che “nutrirsi del dolore fa parte della crescita di ognuno di noi e dobbiamo affrontarlo con consapevolezza”. Come siete arrivati a questo pensiero?
Siamo cresciuti ascoltando blues e rock’n’roll, di certo il “dolore” è sempre stato parte della cifra stilistica dei The Heron Temple. Insomma, salvo casi eclatanti, purtroppo il dolore e la sofferenza sono condizioni reali nella natura umana. La scelta però è nostra: annaspare a fatica oppure provare a galleggiare sopra?

Come sarà il vostro primo disco?
Suonato. Abbiamo impiegato diversi anni per completare il nostro primo disco: forse perché siamo troppo perfezionisti oppure solo per “paura” di lasciare andare qualcosa di così intimo. Ma una cosa è certa…quando lo riascoltiamo siamo ancora felici di ciò che abbiamo arrangiato, scritto, suonato ed orchestrato. In molti danno per scontato che i dischi siano “suonati” ma al giorno d’oggi non è più così. Ogni parte di pianoforte ci ricorda un preciso momento, una frase di chitarra porta alla memoria le ore passate in studio per trovare il suono giusto. Abbiamo voluto suonare completamente sul disco ed entrambi siamo alle prese con parecchi strumenti. È stato un lavoro complesso, forse anacronistico nel 2021, ma siamo felici.

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