Hema: “Siamo Tutti Bersagli Facili Di Fronte Ai Momenti Difficili”

“Murales” è il nuovo singolo e video di Hema (Emanuele Panza), che anticipa il secondo album in uscita nel 2022. Il video di “Murales” è stato realizzato dal Factory Studio (Ciro Busiello e Rocco Puca), presso l’Associazione Musicale Onlus Bianca d’Aponte di Aversa e rappresenta il percorso interiore di ognuno di noi: il bianco della tela che lentamente affronta la vita e si riempie di colori.

L’idea della sceneggiatura della clip di “Murales” è nata durante il lockdown del 2020, i protagonisti del video sono Grazia Russo e Francesco Paolo Gasparro – Tinpaper Duo che realizzarono un evento in diretta social chiamato “You’re Art”: un vero e proprio spettacolo con una lunga scaletta di artisti che si esibivano a due alla volta, unendo danza aerea e pittura. 

Ecco l’intervista a Hema!

In che momento della tua vita nasce Murales?
Murales nasce durante il Lockdown del 2020. Quello è stato il periodo di maggiore introspezione della mia vita, ma credo lo sia stato un po’ per tutti. Una lunga pausa tra le mura di casa a contatto con se stessi. Io ho reso quelle della mia stanza più vicine a ciò che sono e a come mi vedo. Come a voler metterci la firma, cosa che vorrei fare anche in generale nella vita con la mia musica. Ognuno di noi lascia la propria firma nel mondo, un’immagine di sé, un proprio contributo. In quel periodo ho lavorato molto sul mio dal punto di vista musicale. Su Murales in particolare e sulle canzoni che faranno parte del prossimo disco.

Racconti che <<ognuno di noi ha un ricordo legato a un preciso momento della propria vita che, a pensarci, toglie il fiato>>. Il tuo è tua nonna che ti sorride e ti stringe la mano. Perché proprio questo ricordo?
Perché è quello più forte per me. Ho conosciuto solo lei come nonna. E lei cantava sempre, anche nei momenti difficili. Una donna che ha vissuto la guerra, e che in generale nella sua vita ne ha viste di tutti i colori. Da lei ho imparato canzoni vecchissime. La mia preferita è “Quell’uccellin che vien dal mare” di Oscar Carboni, del 1940. Quando perdi una persona ne comprendi meglio il valore. Magari vorresti rivederla, basterebbe una telefonata, ma se non c’è più trovi il modo di farla restare dentro di te.

Sei “una candela sotto un temporale” ma che comunque, come sulla copertina del singolo, rimane sempre accesa. Rappresenta il tuo stato d’animo?
Assolutamente sì, e credo non solo il mio. Il bello delle canzoni è che ti ci puoi rivedere, puoi pensare “è vero, vale anche per me quello che sto ascoltando”. E hai fatto centro. E a proposito di “fare centro”, siamo tutti bersagli facili di fronte ai momenti difficili. Ma se c’è una cosa che funziona sempre quella è il tempo. Tutto passa nella vita, in un modo o nell’altro, basta solo far resistere la fiamma e fare in modo di renderla più forte di un temporale passeggero, qualunque sia la sua forza.

Ma se dovessi descriverti come un murale, quale sarebbe e perché?
Esattamente ciò che è raffigurato in copertina. Perché amo il fuoco, mi infonde coraggio, e amo anche la pioggia. Anche nel primo disco ho scritto un brano dal titolo “Si chiove po’ che fa” (pubblicato nel 2019 come Emanuele Panza). Un temporale ogni tanto ci vuole, per godere meglio del sole che ci sveglierà il giorno dopo. Mi vedo così, come “una candela sotto un temporale” come a dire “vai, oggi colpisci tu, ci sta, però domani tocca a me”.

Qual è il tuo rituale prima di salire sul palco?
Tutte le volte che ho un live il mio rituale è dire in napoletano “Uà, me sfasterj proprio” (mi scoccia proprio) per scaramanzia, per andarci con i piedi di piombo, crederci il giusto e restare calmo fino a prima di salire sul palco. Una volta su posso liberarmi di tutte le barriere e sentire di essere nel posto giusto.

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