Davide Sammarchi: “Non Mi Pongo Obiettivi, Vivo Ogni Fine Come Un Nuovo Inizio”

Davide Sammarchi, toscano classe ’97, è pronto a pubblicare il disco di debutto “And In Silence I Found My Voice” in arrivo il 5 novembre per Memory Recordings, l’etichetta di Fabrizio Paterlini.

Il pianista ha riferimenti che spaziano dagli artisti più classici come Ludovico Einaudi, Yann Tiersen e Ryuichi Sakamoto fino alle più moderne contaminazioni della neoclassica interpretate al meglio da Olafur Arnalds e Nils Frahm e nel suo primo lavoro, esprime la sua passione per la natura e per i viaggi, fonte d’ispirazione per le sue composizioni. Un percorso di crescita musicale ma anche umana in 10 tracce che parlano di fragilità, dell’entrare a contatto con il nostro più profondo Io, dell’accettare le debolezze e trasformarle in punti di forza.

Ecco l’intervista a Davide Sammarchi!

In che momento della tua vita sono nati i brani di “And In Silence I Found My Voice”?
Diciamo che la maggior parte dei brani sono nati da quando ho iniziato a vivere da solo lontano da casa per impegni universitari, un periodo di grande crescita per me. Dove inizi a conoscerti meglio, sei faccia a faccia con le tue paure e con le tue insicurezze ma percepisci anche la libertà di crearti una tua strada, personale ed unica.

Nel disco esprimi la tua passione per la natura e per i viaggi ma è stato ispirato da un luogo in particolare?
Si, il titolo e il messaggio che ho voluto dare a questo disco sono stati ispirati in particolare da un viaggio in Finlandia. Sono stato in Erasmus ad Helsinki per circa sei mesi nel 2019, dove ho incontrato una realtà di cui il silenzio è parte essenziale, per comprendere la bellezza dei luoghi e percepire il rispetto e l’umanità di cui quei posti sono pervasi.

Durante la creazione dei brani sei entrato in contatto con il tuo più profondo Io. Ma alla fine sei riuscito ad <<accettare i punti di debolezza>> e a farli diventare i tuoi punti di forza?
In parte si, è un percorso in divenire la completa accettazione di tutto ciò che siamo, quello che ho imparato è di non avere paura a mostrarsi vulnerabili perché è ciò che ci rende umani. Questo non significa che non dobbiamo imparare a migliorarci ma bisogna smettere di pensare di dover per forza essere sempre al meglio, come in una competizione sfrenata con il mondo, con la paura di non essere all’altezza delle aspettative che gli altri hanno su di noi. Per superare i nostri limiti bisogna prima riconoscerli e soprattutto accettarli.

<<È l’inizio di un viaggio>>, affermi a proposito di “And In Silence I Found My Voice”. Da dove parte questo viaggio? E dove vuole arrivare?
Questo viaggio nasce da una necessità di restituire alla musica quello che mi ha sempre dato, quel posto sicuro, quel mondo che mi accoglie ogni volta che mi siedo al pianoforte o quando ascolto un brano che mi piace. È una sensazione talmente bella che è umano volerla condividere con gli altri. Non saprei dirti dove voglio arrivare, non voglio percepire la musica come una corsa verso un traguardo. Cerco di non pormi obbiettivi ma di vivere ogni fine come un nuovo inizio.

Possiamo dire che è a tutti gli effetti un lavoro improntato sull’umanità e sul percorso che ognuno fa per rimanere umano? Sei d’accordo?
Si, sono d’accordo. Dobbiamo ricordarci che siamo tutti un unico organismo, siamo connessi tra di noi più di quanto pensiamo e per vivere tutto al meglio è fondamentale il rispetto per gli altri, la cura delle relazioni, perché ciò che è condiviso per me è la vera felicità.

Ascoltando “Aurora” mi vengono alla mente alcune atmosfere vicine al rock di Vasco e dei Muse. Come nasce il brano?
A livello di genesi è il brano più lontano rispetto agli altri, è stata la mia prima composizione, nata ormai quasi 10 anni fa in modo quasi casuale ed è quella che mi ha avvicinato al mondo della composizione. In quel periodo i miei ascolti musicali variavano dal brit rock, uno dei dischi che ho consumato è stato sicuramente “(What’s the Story) Morning Glory?” degli Oasis, passando anche dai Muse e arrivando alla musica di Ludovico Einaudi. Probabilmente da questi contrasti, tra rock e classica contemporanea, è nato il brano.

In ultimo, se “And In Silence I Found My Voice” fosse un quadro, quale sarebbe?
Ho sempre amato molto i dipinti di Caspar David Friedrich, il suo modo di rappresentare il rapporto uomo-natura, quel sentimento del sublime che si genera in ogni animo sensibile dinnanzi allo spettacolo e alla grandezza della natura. Tra i suoi lavori direi ‘Mare del Nord al chiaro di luna’ anche per il fascino e l’influenza che ha su di me e sulla mia musica il Nord Europa.

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