“Ezio Bosso. Le Cose Che Restano”, una grande storia d’umanità

Foto di Guido Harari
Foto di Guido Harari

<<Potete usare il cellulare ma risponderò io>>. Ezio Bosso era così, naturale, simpatico e sempre sorridente. Non si guardava mai indietro e il lungometraggio di Giorgio Verdelli (regista già per “Paolo Conte, Via Con Me”) racconta una grande storia umana di un’artista che fin dall’età di 4 anni ha iniziato ad amare e creare musica.
“Ezio Bosso. le Cose Che Restano” arriva nei cinema solo il 4, 5 e 6 ottobre, ecco l’elenco delle sale: https://www.nexodigital.it/ezio-bosso-le-cose-che-restano/)

Ma quanto è stata poliedrica la sua vita? Ezio Bosso è stato contrabbassista, pianista, arrangiatore, compositore, direttore d’orchestra e raffinato divulgatore. Un amore viscerale per l’arte, rincorsa fino alla fine della sua vita come racconta lo stesso Bosso nel film, attraverso un lavoro minuzioso di ricerca tra le tante interviste audio e video che ha rilasciato nel tempo. Il docu-film, privo del solito narratore frontale, è il racconto in prima persona del Maestro che ci apre la porta del suo mondo e ci fa entrare in un universo di note che si svincola dagli amori iniziali, i grandi maestri classici come Schubert e Beethoven, fino ad arrivare alle colonne sonore per Gabriele Salvatores – “Io Non Ho Paura”, “Quo Vadis, Baby?” e “Il Ragazzo Invisibile”.

Foto di Amedeo Benestante
Foto di Amedeo Benestante

Una grande storia di umanità, una vita intera, dal contrabbasso e i capelli lunghi, alle incursioni Mod con gli Statuto fino alla musica che lo portava ad estraniarsi in ogni concerto e a regalare di volta in volta un’emozione unica. Il docu-film traccia un ritratto antropologico delle origini di Bosso, nato e cresciuto in un quartiere operaio composto quasi solo da immigrati, <<c’erano solamente due famiglie torinesi>>. Poi i successi al Regio di Torino, all’Arena di Verona con la Carmina Burana, alla Fenice di Venezia, a Piazza Maggiore a Bologna per il G7 e alle colonne sonore registrate agli Abbey Road Studios di Londra.

Nel film si fanno spazio, e tracciano il profilo del Maestro, gli interventi di: Gabriele Salvatores, Valter Malosti, Enzo Decaro, Raffaele Mallozzi, Michele Dall’ongaro, Fabio Bosso, Ivana Bosso, Giacomo Agazzini, Alex Astegiano, Oscar Giammarinaro, Giulio Passadori, Geoff Westley, Paolo Fresu, Silvio Orlando, David Romano, Alessandro Daniele, Angela Baraldi, Alessio Bertallot, Paolo Barrasso, Maurizio Bonino, Stefano Tura, Paola Severini Melograni, Carlo Conti, Gianmarco Mazzi, Tommaso Bosso, Alessia Capelletti, Giulia Vespoli, Virginio Merola, Rosanna Purchia, Diego Bianchi, Cecilia Gasdia, Stefano Trespidi, Michael Seberich, Silvio Bresso, Luca Bizzarri, Paola Turci.

Il docu-film contiene anche il brano inedito “The Things That Remain”, un ultimo messaggio di Bosso al suo pubblico e a tutti perché come lui stesso ha dichiarato: <<Ognuno si racconterà la propria storia e io posso solo suggerire la mia>>. Un’opera che trascende l’uomo e consegna non l’ultima ma sicuramente la più vivace e sincera espressione di amore, quello per la musica.

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