Rituàl: “‘Anima E Colpa’”: È Importante Lasciare Andare Per Salvarsi”

Rituàl è il primo progetto musicale in italiano della cantautrice cosentina Giada Tripepi che, dopo un’intensa attività live negli Stati Uniti sui palchi di numerosi festival e locali, si trasferisce nuovamente in Italia e pubblica il singolo di debutto “Anima e Colpa”.

Notata da Grazia Di Michele che la inserisce nel gruppo-progetto “La Nuova Canzone D’Autrice”, rientra fra i finalisti del contest Supernova indetto da Colorfest, partecipa al Festivalino di Anatomia Femminile di Michele Monina ed è selezionata in apertura del concerto di Iosonouncane al Meeting del Mare. Quello di Rituàl è un progetto viscerale, emotivo, stratificato di influenze musicali in cui ambientazioni a tratti oscure si amalgamano a vaghi richiami al cantautorato italiano femminile.

Ecco l’intervista a Rituàl!

Ciao Giada! Da cosa deriva il nome Rituàl?
Mi serviva un nome che fosse rappresentativo del tipo di musica che scrivo. Quando ho iniziato a pensare a un nome adatto, il nome “rituale” ricorreva spesso in varie combinazioni e, dopo esser stato nella rosa dei candidati insieme a “royal”, ha avuto la meglio, anche su suggerimento del mio produttore, diventando semplicemente “Rituàl”.

Descrivi il tuo singolo “Anima e Colpa” come un rito di liberazione, il superamento di una separazione e perdita. A quale momento della tua vita personale si ispira il brano?
“Anima e Colpa” è stato il primo brano che ho scritto dopo un lungo silenzio, ed è scaturito dall’importanza di lasciare andare per salvarsi. Ho finito di scriverlo mentre eravamo in pieno confinamento, per me uno dei pochi regali di quel periodo difficile che tutti abbiamo vissuto.

Il video di “Anima e Colpa” sembra descrivere con le immagini proprio il tuo ritorno dagli Stati Uniti in Italia. Vuoi raccontarcelo?
Più che il mio ritorno dagli Stati Uniti in Italia, credo che il video rappresenti bene le condizioni in cui ho scritto il brano, ovvero in solitudine, in pieno confinamento. Il video infatti è stato girato proprio dove ho scritto la canzone e cioè a Jim Thorpe, un paesino della Pennsylvania. Volevo sfruttare la bellezza dei paesaggi e al contempo metterli al servizio della canzone, che ruota intorno a un senso di libertà riconquistato a fatica. Per farlo ho utilizzato la maestosità delle riprese dall’alto con il drone che si contrappongono a me, unica (piccola) presenza umana.

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi da Rituàl?
Sicuramente altra musica. Voglio passare i prossimi mesi a sperimentare e a lavorare sui suoni, a registrare e a fare concerti.

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