Claire Audrin: “Vivo Giorno Per Giorno Camminando Nella Direzione Che Ho Scelto”

Claire Audrin - Foto di Luca Perazzolo
Claire Audrin – Foto di Luca Perazzolo

La passione per la musica accompagna Claire Audrin (vero nome Chiara Rigoli) fin dall’adolescenza e dopo aver suonato per le strade di Londra e di Roma e aver aperto Ermal Meta, è arrivata sul palco di LAZIOSound vincendo non solo nella sua categoria SongWriter ma anche nella categoria assoluti. “Sospesa” è il suo primo brano in italiano e racconta una relazione tossica dalla quale l’autrice si è liberata.

Ecco la nostra intervista a Claire Audrin!

“Sospesa” è il tuo primo brano in italiano. Come nasce l’idea di scrivere in italiano? Quando hai scritto la canzone?
Ho iniziato a scrivere in italiano per una proposta da autrice, ma una volta scritto il primo brano mi piaceva così tanto che non ho avuto il coraggio di darlo via e l’ho tenuto per me. Ho sperimentato che in italiano sono molto più diretta e naturale nei testi ed elimino qualsiasi filtro. Dopo “Sospesa”, ho iniziato a scrivere praticamente solo in italiano e devo dire che è una bella sfida perché le parole suonano in modo completamente diverso dall’inglese ed è sicuramente più difficile scrivere un bel testo senza risultare banali. “Sospesa” parla di una relazione tossica che ho avuto in passato della quale mi sono poi liberata. Ho scritto il testo in un momento di rabbia e riascoltarlo mi ha aiutata a reagire.

Hai scoperto la musica a 14 anni. Vuoi raccontarci uno dei tuoi primi ricordi?
Quando ero piccola avevo una band con tre amiche e ci chiamavamo le “Mad Hatter”. Ricordo che a quei tempi non c’era il modo di registrare autonomamente a casa, quindi andavamo in studio pagando le registrazioni con la paghetta settimanale e quando uscivamo dallo studio eravamo felicissime. Ho un bel ricordo di quel periodo, oggi è tutto più immediato. Prima bisognava impegnarsi di più per arrivare all’obiettivo e credo che vivere quelle esperienze mi abbiano portato ad essere la persona che sono oggi. Per me nulla è semplice o immediato. Mi piace curare ogni cosa del mio progetto, dalla scrittura del brano al testo, alla copertina e al videoclip.

Hai iniziato come busker per le strade di Roma e Londra. Ricordi com’è stata la prima volta che ti sei esibita per strada?
Ricordo perfettamente il giorno in cui ho suonato la prima volta in strada. Era estate ed ero in Via del Corso a Roma e avevo un’ansia fortissima. Ho sempre avuto molta paura del palco e la strada per me è il palco più difficile. Ho deciso di farlo per mettermi alla prova e superare i miei limiti. Le prime volte avevo molta paura, ma piano piano ho iniziato a divertirmi e devo dire che questa esperienza mi ha cambiata profondamente. Ora affronto i palchi in modo diverso.

Alla luce della tua vittoria di LAZIOSound, ti chiedo: oggi ti senti ancora <<sospesa a metà>>?
A volte mi ci sento. Sicuramente non è più a causa di qualcuno, perché la persona che mi faceva sentire così non fa più parte della mia vita, ma ogni tanto sento di non aver ancora trovato il mio posto, se penso al futuro non ho una visione limpida di chi sarò e cosa farò, anche se la strada che vorrei percorrere so perfettamente qual è. Credo però che l’incertezza del futuro sia un po’ un elemento che accomuna chi fa parte di questa generazione. Io vivo giorno per giorno camminando nella direzione che ho scelto. La vittoria di LAZIOSound mi sta dando una bella spinta emotiva, ottenere dei riconoscimenti è fondamentale per me, è la benzina per continuare a viaggiare verso la meta.

Questa estate aprirai i concerti del tour di Gio Evan facendo conoscere la tua voce in tutta Italia. Quali sensazioni vorresti trasmettere al pubblico che non ti conosce?
Quest’estate sarà bellissima, dopo tutto questo tempo di stop per noi musicisti salire su un palco è un privilegio. Quello che vorrei trasmettere al pubblico è una piccola parte della mia vita attraverso le canzoni e spero che le mie emozioni arrivino a chi mi ascolta.

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