Pietro Berselli: “Tutto E Subito”: ‘Spettatore’ Nasce Dalla Sperimentazione”

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“Spettatore” è il nuovo singolo di Pietro Berselli che anticipa il disco “Evidentemente No”. Un nuovo capitolo per il cantautore di stanza a Brescia ma ancora fedele alla scena padovana che ci racconta, con il suo inconfondibile e timido cantautorato rock, come si vive la vita da spettatore.

<<Ogni tanto sento di non avere il minimo controllo su quello che mi succede attorno, sembra che tutto mi passi davanti agli occhi ai 300 km/h mentre io sono lì a guardare, fermo, come davanti ad uno schermo>>. “Spettatore” parla della <<vita come uno show surreale in cui partecipo solo in quanto spettatore e non di certo come protagonista>>.

Ecco l’intervista a Pietro Berselli!

Come si vive la vita da “Spettatore”?
Si vive con filo di ansia devo ammettere purtroppo!
‘Spettatore’ parla della sensazione di restare fermo mentre tutto scorre ai 300km/h, della sensazione di perdere il treno, di restare indietro, di non essere riusciti a cogliere l’occasione. Dell’ansia di dover fare e avere tutto e subito.

Nel brano sento tanto il Brit-rock di artisti come Feeder, Ash, Stereophonics e Doves. Quali sono i tuoi ascolti e cosa ha influenzato la musica di “Spettatore”?
Sicuramente un casino di Verdena nel periodo in cui scrivevo spettatore, ma anche Grimes, Death Cab for cutie, Bloc Party, Beck, RadioHead, Battisti, Battiato, Tv on the radio, Lana del Rey, Theo Teardo, Offlaga Disco Pax, Alt-J, Lorde. Sinceramente, penso che ‘Spettatore’ sia nata da un enorme miscuglio di tutto questo e molto altro. Alla base, c’era la voglia di sperimentare con ritmi più ossessivi e veloci, per vedere cosa sarebbe successo .

Affermi: <<Sembra che tutto mi passi davanti agli occhi ai 300 km/h mentre io sono lì a guardare, fermo, come davanti ad uno schermo>>. Durante quest’anno pandemico ci siamo ritrovati spesso di fronte a tv, pc e cellulare. Quali sono stati i programmi tv che hai seguito e i tuoi passatempi di fronte a uno schermo?
Bella domanda! Troppi troppi, adoro le serie crime e in tutto questo tempo perduto ho colmato due grandi lacune che sono 1992/93/94 e Il miracolo. Non so se contano anche i videogiochi in questa domanda, ma diciamo che non mi sono risparmiato neanche con quelli durante la quarantena!

Perché hai scelto come titolo del tuo prossimo album “Evidentemente No”?
È un titolo volutamente ironico, un monito a restarsene sempre con i piedi per terra, sennò fai brutta figura. Ho provato a rispondere con un sorriso (amarissimo ovviamente) alla domanda: “Pensavi di essere speciale?”.

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