Alessio Bondì, “Maharìa” è la rivalsa dei sentimenti sulle brutture della vita

Foto di Paolo Raeli
Foto di Paolo Raeli

“Maharìa” è l’equivalente siciliano della macumba, <<una magia, un sortilegio come quello che talvolta conduce all’innamoramento>>. Un viaggio interiore, quello di Alessio Bondì che confeziona 10 piccole gemme in lingua siciliana ricche di allegria, nostalgie solitarie, innamoramenti, eccessi di rabbia e incomprensioni, disillusioni e soluzioni.

Una terza opera che profuma di prima, intensa e ispirata, in cui la lingua siciliana funge da chiave per l’inconscio, cioè serve a dialogare con la parte più irrazionale di noi. Amori vissuti nella sventura ma pregni di vitalità: chi si innamora in “Maharìa” si scopre euforico ed indifeso e altrettanto ironico e ingenuo. La Sicilia è la chiave di volta di Bondì che non lascia mai ai margini le sue origini per un nuovo quadro della Trinacria vera e selvaggia, personale e lontana dagli stereotipi per un racconto stratificato ma contraddittorio così come lo sono le emozioni umane.

La rinascita è il vero obiettivo di questo dialogo profondo, una rivalsa dei sentimenti sulle brutture della vita, della luce sulle tenebre che – soprattutto in un periodo come questo – hanno lasciato ombra sulla vita umana. Alessio Bondì canta di sortilegi, amore, vita e tradizioni e si lascia andare a confessioni quasi bambinesche – canta <<Magari Potessi volare>> in “Ave Maria Al Contrario” – il tutto, come sempre, condito dalla tradizione folk e cantautoriale siciliana, dai fiati e da un viaggio che prosegue e prosegue…

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