Lena A: “Le Mie ‘Nuove Stanze’ Hanno Influito Sul Mio Concetto Di Libertà”

“Nuove Stanze” è il primo album di Alessandra Nazzaro in arte Lena A. prodotto da Giovanni Carnazza in cui si rincorrono i due mondi della cantautrice napoletana: quello elettronico e quello malinconico, dove rabbia e amore sono spesso la stessa cosa.

<<Sono nuove queste stanze, eppure sono sempre esistite. Soltanto che prima avevo gli occhi bendati e non le avevo mai viste: ora le ho davanti e finalmente posso scegliere io di che colore dipingerle>>, sono queste le “nuove stanze” di cui scrive Eugenio Montale, sono i luoghi fisici in cui l’artista ha vissuto in questi tre anni – Napoli, Roma, Zaragoza, Santiago. “Nuove Stanze” è un disco incentrato sull’identità, sull’Io e <<su quanto sia necessario imparare a conoscersi
per vivere tra la folla senza disperdersi>>.

Ecco l’intervista a Lena A.!

Come ti sei avvicinata alle “Nuove Stanze” di Montale? E come mai hai deciso di farti ispirare proprio dalla sua poesia?
Secondo anno di Università, Lettere Moderne, corso di Letteratura Contemporanea. La professoressa era magnetica, le sue parole entravano nella mia testa come nient’altro. A distanza di anni, l’ho riletta e ho ricordato la spiegazione che era stata fatta di questa poesia.

<<Sono nuove queste stanze, eppure sono sempre esistite. Soltanto che prima avevo gli occhi bendati e non le avevo mai viste>> – parli così delle tue “Nuove Stanze” delle emozioni. Ma sono anche i luoghi fisici in cui hai vissuto – Napoli, Roma, Zaragoza, Santiago. Vuoi raccontarci un breve aneddoto o un ricordo di ogni città?
Napoli: Stavo parlando al cellulare, dicendo a una mia amica che avevo fame. Mi ha ascoltato una signora, barista. Mi ha regalato un tipico dolce napoletano, il babà e mi ha raccontato la storia della sua vita. Bellissimo.
Roma: San Pietro è il mio luogo di pace. Ha qualcosa di magico, ogni volta che sono a Roma cerco di ritagliarmi uno spazio per essere davanti quel colonnato.
Zaragoza: durante il black friday, sono uscita per fare shopping e comprare un paio di scarpe… sono tornata a casa con un violino. Anche se non so suonare il violino.
Santiago: prima di arrivare a Santiago, circa 10 chilometri prima, ho fatto una brevissima sosta, soltanto per cambiare i miei calzini. Una mia cara amica me ne aveva regalati un paio con dei fiori arancioni, veramente discutibili, ma avevo promesso che avrei avuto quei calzini ai piedi arrivata a Santiago. Ed ora ho delle foto molto divertenti, che conservo come ricordo.

In queste città di che colore erano le tue stanze? E quanto ogni stanza ha influito su di te?
La mia stanza di Napoli ha ogni parete di un colore diverso, tutte sulle tonalità dell’azzurro. Le ho dipinte io circa 10 anni fa; è la mia cameretta, il luogo dove molte canzoni sono state scritte, provate, registrate per la prima volta. Direi dunque che sia stata e tutt’ora è fondamentale come stanza. A Roma ho cambiato tante troppe stanze, l’ultima aveva una parete verde bottiglia; cito questa, perché ha influito sulla mia concezione di libertà ed indipendenza, soprattutto riguardo il giudizio degli altri. In Spagna le pareti erano bianche, ma avevo tappezzato di foto la mia camera, proprio per non dimenticare il resto del mondo che avevo lasciato in Italia. La Spagna ha influito sulle mie scelte musicali. Moltissimo.

Nel disco canti anche la rivalsa di essere donna, per esempio in “Ecco La Tua Femmina”. Ti è mai capitato di essere stata trattata con troppa sufficienza o, in caso contrario, di aver avuto troppa attenzione solo perché eri una donna?
Direi che, purtroppo, è una storia quotidiana. Mi è sempre piaciuto seguire il calcio e scambiare le figurine dei calciatori da bambina, eppure la frase “non è roba da femmine questa” non è mai stata esente dalle mie giornate, sia detta dai miei coetanei, che dai grandi.

Nelle tue “Nuove Stanze” si intreccia l’elettronica con la malinconia, <<dove rabbia e amore sono spesso la stessa cosa>>. Rabbia e amore sono la faccia della stessa medaglia? Perché? C’entra forse l’amore?
Non sono facce della stessa medaglia, ma talvolta ci si confonde pensando che ciò che ci rende più indifesi, più emotivi e quindi anche più vulnerabili sia effettivamente un sentimento forte. Spesso circola l’idea che l’amore debba per forza essere una pulsione animalesca, in grado di amplificare ogni cosa, ed invece per me non è così. Anzi.

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