Caleido: “Cremonini Un Fratello Maggiore: ‘Pop Corn’ Leggerezza E Buio”

Foto Simone Biavati
Foto di Simone Biavati

Caleido è la nuova anima di Cristiano Sbolci, ex membro dei Siberia, che pubblica “Pop Corn”, disco d’esordio composto da 10 tracce in cui racconta momenti di vita, ricordi sepolti e nuove emozioni.

L’artista livornese classe ’89 si è ritrovato <<a riflettere profondamente sulla bellezza di quello che ci circonda e sul dolore che spegne i cuori>>. Caleido si riallaccia così alle sue radici <<partendo da quelle semplici cose che forse ho sempre dato per scontato>>: bisogna perdersi tra le note di “Pop Corn” per <<ritrovarsi un po’ meno soli>>.

Ecco l’intervista a Caleido!

Partiamo dal titolo, perché “Pop Corn”? Racconti la tua vita come un film?
Volevo una parola internazionale che in qualche modo strizzasse l’occhio anche al mio genere musicale. Dopo un periodo di ricerca tra vari titoli mi è balzato alla mente “Pop Corn” e da qual momento non ho avuto più dubbi.

In “Ridere Ancora” con <<voi che dite sempre tutto ok, a casa come stanno i tuoi>>, a chi ti riferisci?
Mi riferisco alle chiacchiere di circostanza che avvengono frequentemente fuori dai locali durante la notte. Ho scritto questa canzone al rientro a casa da una serata passata fuori, fui colpito da quanto tutto fosse forzatamente leggero, ogni cosa era un buon motivo per ridere e dimostrare che quel momento veniva vissuto come un’estraniazione dalla realtà. Mi riferivo alla leggerezza in qualche modo.

Nel disco ci sono due ospiti, Marchettini e Comete. Il primo in “Fantastica” e il secondo in “Senza Vento”. Come vi siete conosciuti? E perché hai pensato proprio a loro per le due canzoni?
Li ho conosciuti in circostanze diverse, Comete grazie alla co-scrittura del suo singolo “Ma tu” e Stefano Marchettini tramite Believe (che poi è la distribuzione di entrambi). In poco tempo è nata una bella amicizia, ci rendevamo conto che avevamo varie cose in comune a livello artistico e quindi in maniera del tutto naturale ho proposto a loro di collaborare al mio disco e questi due feat. sono il risultato.

Foto di Simone Biavati
Foto di Simone Biavati

C’è un artista del nuovo pop italiano con cui ti piacerebbe fare un featuring?
Sono molto legato alla scena storica bolognese, quella di Dalla e Carboni fino ad arrivare a roba più recente come Cesare Cremonini. Quindi ecco un feat. con Luca o con Cesare sarebbe graditissimo.

In alcuni brani di “Pop Corn” sento tantissimo Cesare Cremonini (“Domani”, “Sto Benissimo”, “Silenzio”) e in alcuni, come “Ridere Ancora”, i Canova. Quali sono i tuoi ascolti?
Cesare è un po’ come un fratello maggiore, l’ho consumato negli anni, mi ricordo che nel ’99 a soli dieci anni rimasi folgorato da “Squerez?” e da li l’amore non è più finito. Credo che anche i Canova lo abbiano ascoltato tanto.
I miei ascolti sono Lucio Dalla, Carboni, Cremonini e anche qualche cosa dell’indie pop attuale.


“Bologna” nasce da una tua esperienza personale? Chi è questa ragazza a cui canti <<ti ho voluto bene>>?
In “Bologna” mi sono finto un universitario fuori sede e ho immaginato una notte brava dove l’obiettivo era quello di rimettere insieme i pezzi rotti del cuore.

Che momento della tua vita racconta “Sto Benissimo”? <<e grideremo più forte sto benissimo per poi arrendersi alla felicità>> è una frase riferita all’amore oppure a una condizione psicologica personale?
Mi riferisco all’amore che poi di conseguenza porta a una condizione psicologica personale positiva. Venivo da un periodo molto buio, mi sentivo schiacciato da tempo e senza neanche rendermene conto mi sono trovato in una nuova vita piena di colore.

“Pop Corn” vive di momenti musicali in cui si avvicendano atmosfere anni ’80 e cantautorato. In quale di queste dimensioni ti senti più a tuo agio? E quanto risente della tua vecchia vita con i Siberia?
Mi sento a mio agio in entrambe le dimensioni, adoro il cantautorato per l’intimità che mette nelle canzoni, amo però anche le vibes ’80 cariche di sintetizzatori e drum machine.
I Siberia non riesco a trovarli in questo nuovo progetto, l’unica cosa in comune forse è il cantato in italiano.

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