The Lost ABC: “Amanti Della Natura: ‘Somewhere’ È La Fuga Dalla Città”

The Lost ABC sono Gianluca Mancini (pianoforte e sintetizzatori) e Massimiliano Fraticelli (chitarre e noise), entrambi musicisti e produttori di musica per cinema e documentari, dalla loro unione nasce “Somewhere”, primo album in uscita il 28 maggio per la Memory Recordings, l’etichetta di Fabrizio Paterlini.

“Somewhere” è composto da 9 brani strumentali dove le linee di pianoforte si fondono con piani sonori immaginifici composti da archi, registrati trovando strumenti e musicisti con caratteristiche uniche nei teatri, nelle abitazioni, nei camerini durante i tour ma mai in studio per evitare l’anonimato del suono. Il disco è intriso di un sentimento chiaroscuro che lascia speranza mentre la Natura è al centro di tutto.

Ecco l’intervista ai The Lost ABC!

Come vi siete incontrati? E in che momento sono nati i brani di “Somewhere”?
Ci conosciamo da molti anni, e ci siamo incontrati frequentando le stesse sale prove negli anni ’90, poi un amico in comune ci mise in contatto per produrre un album degli Interno 17, indie band fiorentina di quel periodo in cui militava Massimiliano, e ci fu una prima collaborazione, poi pause e collaborazioni di ogni tipo fino ad oggi.
Nel 2014 abbiamo deciso di fare un album finalmente come volevamo noi, senza obblighi di appartenenza ai generi, alle band, ai registi, liberi di comporre e stratificare a nostro piacimento, ed è nata l’idea di fare musica strumentale, per essere in qualche modo protagonisti delle proprie idee. A volte i musicisti quando scrivono per altri
– sia Massimiliano che Gianluca sono anche songwriters ma non sono cantanti ndr rimangono inevitabilmente intrappolati nella trasformazione non sempre felice delle proprie idee.

Come vi siete avvicinati alla Memory Recordings di Fabrizio Paterlini?
Fabrizio circa un anno dopo l’inizio della pandemia, un bel giorno ha avuto modo si sentire il nostro disco e si è dimostrato immediatamente disponibile a pubblicarlo e promuoverlo. Raramente abbiamo ricevuto una risposta così veloce da un discografico. Ci ha consentiti di affacciarci al circuito della “nuova classica” al confine con l’Ambient, ne siamo molto lieti e grati.

In “The Last Two On Earth” siete voi gli ‘ultimi due sulla Terra’? All’ascolto mi fa venire in mente “Ventimila Leghe Sotto I Mari”, soprattutto la scena del Nautilus ingoiato dal vortice marino. Vi siete ispirati a qualche opera in particolare per il brano?
Diciamo che siamo innamorati del Cinema di genere, tra l’apocalittico, l’immaginifico, il post-atomico ma anche a certa letteratura nordamericana dal dopoguerra ad oggi, che descrive un po’ i mondi che immaginiamo attraversare con la nostra musica: pensiamo a “Ghiaccio 9” di Kurt Vonnegut o al sorprendente e drammaticamente attuale “Racconto dell’Ancella” della Atwoood. Ci piace molto evocare l’assurdo di una certa narrativa fantascientifica, e abbiamo cercato di tradurlo in musica. Di certo non siamo proprio noi gli ultimi due sulla Terra, ma chiunque, ascoltando l’album, puo’ immaginarsi da chi sia composta questa moderna “Arca di Noè”.

E proprio la Natura parla attraverso di voi nei 9 brani del disco. Come siete giunti a questo punto di vista? È un concetto che è arrivato naturalmente?
Siamo entrambi amanti della vita nella Natura; sia per lavoro che per piacere appena è possibile ci stacchiamo dalla nostra città, Milano che è meravigliosa, dinamica, europea, ma purtroppo cementificata ed intasata. Forse è stato un bisogno di evadere dalla dimensione iperurbana.

Il piano e gli archi di “Somewhere” sono stati registrati trovando strumenti e musicisti con caratteristiche uniche nei teatri, nelle abitazioni, nei camerini ma mai in studio. Come mai una scelta così singolare?
A volte più che una scelta è stata una necessità, nel senso che la vita nei tour e nelle nostre professioni, non ci ha consentito di registrare in studio il materiale, ma bensì in giro, insieme ai musicisti con cui collaboriamo magari ad altri progetti, nei moneti di pausa, come per i violini di Federico Mecozzi – violinista di Ludovico Einaudi ndrregistrati nella stanza di un albergo durante un tour. E poi c’è la tecnologia che oggi ti permette di poter registrare con un portatile, una buona scheda audio e dei bei microfoni ovunque tu sia, dandoti così l’opportunità di catturare il suono ambientale in cui uno strumento è quotidianamente immerso. A volte vale molto più che trasportarlo in Studio.

Tra le tante cose che avete fatto durante la vostra carriera, Gianluca ha lavorato come producer e sound engineer con artisti come Bob Wilson e Ludovico Einaudi mentre Massimiliano lavora come Field Recordist e compositore per cinema e documentari. Alla luce delle vostre esperienze, quali immagini avete disegnato nella vostra mente durante la composizione di “Somewhere”?
Alberi a perdivista, pianeti e galassie, distese di Ghiaccio, laghi alpini, suoni della Natura , ma anche di una certa tecnologia analogica, ripetitiva e meccanica, o i paesaggi che nessuna guarda, il cosiddetto Terzo Paesaggio di Gilles Clement, ossia i luoghi abbandonati dall’Uomo. L’album attraverso numerosi territori immaginari e non.

“Somewhere” è un disco che porta dall’abbandono alla speranza. In un periodo come questo quanto è importante per voi avere e mantenere la speranza?
Crediamo fortemente nell’intelligenza umana, nelle qualità dell’uomo, che però devono essere tramandate e coltivate attraverso cultura e condivisione. Laddove viene calpestata la Cultura e l’Educazione l’uomo diventa barbaro e distrugge anziché sviluppare sostenibilmente il pianeta. Ecco, lo sviluppo sostenibile è uno dei paradigmi a cui ci aggrappiamo per avere ancora speranza oggi.

Porterete in tour i vostri brani? C’è una location in particolare in cui vorreste esibirvi?
Certo faremo live show, stiamo cercando di capire come svilupparli, cosa non facile visto restrizioni e impedimenti del periodo. Ma proprio per questo il nostro linguaggio musicale può trovare dei luoghi idonei alla sua rappresentazione. La percezione solitaria , distanziata , in modalità rilassata e contemplativa si addice perfettamente a quello che potrebbe essere il nostro live. Ci piacerebbe infatti fare spettacoli nei luoghi della natura, ma anche della cultura, come anfiteatri o teatri. Staremo a vedere.

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