Calvino: “L’Unica Strada Per Andare Avanti Era Tornare Indietro”

“Astronave Madre” è il nuovo album di Calvino, progetto di Niccolò Lavelli, cantautore nato alla fine degli anni ’80 a Romano di Lombardia e segna il ritorno di uno dei progetti più promettenti della scena milanese. Il disco è stato anticipato dalla title-track e dai singoli “Che male c’è”, “E tu” e “Saturno”.

Calvino descrive un mondo accogliente: l’astronave madre è quell’angolo di cosmo dove possiamo finalmente sentirci a casa e la descrive come <<la nostra origine, la terra promessa, il posto da cui siamo venuti e dove tutti dobbiamo tornare. Cosa eravamo prima di essere nati? Se solo potessimo salire sull’Astronave Madre lo scopriremmo>>.

Abbiamo intervistato Calvino sul nuovo disco!

L’Astronave Madre è la nostra origine, la terra promessa, il posto da cui siamo venuti e dove tutti dobbiamo tornare. Quando sono nati e da cosa sono ispirati i brani del disco?

I brani nascono da un periodo di vita per me molto importante nel quale ho avuto la possibilità di fermarmi e guardarmi dentro senza continuare a commettere gli stessi errori. Ho visto che l’unica strada per andare avanti era tornare indietro, riprendere contatto con l’astronave madre da cui la mia navicella si era staccata per esplorare lo spazio.

Alessandro Scarpellini ha scritto “L’Astronave Madre”, libro in cui esplora i labirinti della mente, in bilico sempre tra i sogni e la realtà, tra la certezza e il dubbio. Conosci questo libro? Può in qualche modo essere vicino alla filosofia della tua “Astronave Madre”?

Non conosco questo libro ma andrò subito a comprarlo. Sono andato a curiosare qualche informazione sull’autore e sono rimasto stupito da come frequentiamo gli stessi ambienti per lavoro. Anche io lavoro da anni nel mondo della psichiatria ed in quello dei migranti. Questi sono mondi familiari all’astronave madre.

Credi che coltivare i propri sogni oggi sia ancora importante? Oppure pensi che la realtà sia troppo soffocante per un sognatore?

La realtà non esiste in sé e per sé. Se vivi in una realtà soffocante è perché la stai sognando così.

In “E Tu”, canti: “E tu che non mi dai mai nessuna certezza/finché è così io ti seguirò/se chiedo sole tu mandi pioggia/se dico addio sai che tornerò”. Ma poi ne “Gli Ospedali” canti “E tu sei un pianoforte che mi cura dall’insonnia e dalla morte”. Cosa è cambiato in te tra le due canzoni?

Le diverse canzoni sono diverse tappe del viaggio verso il riavvicinamento all’astronave madre: nel corso di questo viaggio ho vissuto dubbi e angosce che mi hanno fatto tentennare, ho preso deviazioni e strade sbagliate, sono stato intrappolato su pianeti ostili e solo apparentemente accoglienti. Il mio rapporto con l’astronave madre è polivalente e irriducibile.

Proprio rispetto ai due brani “E Tu” e “Gli Ospedali” mi viene in mente un pensiero di Andy Warhol: “L’attrazione più eccitante è tra due opposti che non si incontreranno mai”. Cosa ne pensi?

Questo è esattamente il senso di “E Tu”: un mondo apparentemente accogliente ma in realtà freddo e ostile. Qualcosa di paragonabile al canto delle sirene nell’Odissea.

Calvino - Foto di Ludovica Leonardi
Calvino – Foto di Ludovica Leonardi

Leggendo la tua affermazione <<L’Astronave Madre è quell’angolo di cosmo, al termine di un infinito viaggio interstellare, dove possiamo sentirci finalmente a casa>> mi è venuto in mente Doctor Who. Se dovessi descrivere questo pensiero con un film o una serie tv, quale sarebbe?

Vi giuro che è questa domanda è difficilissima, vi rispondo di getto: mi viene in mente il film “Waterworld”. In questo mondo apocalittico dove gli oceani hanno sommerso tutti i continenti un mito parla di un pezzo di terra che emerge dalle acque e dove si potrebbe vivere come nel vecchio mondo, sulla terra ferma e non più si città-zattere galleggianti. Nessuno sa dove si trovi e nemmeno se esista davvero, un po’ come l’astronave madre.

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