Il manifesto della libertà personale americana di Lana Del Rey

Già dalla copertina si poteva intendere che la donna sarebbe stata al centro del settimo album di Lana Del Rey. E la donna, in questo caso era proprio lei. Haters, ricordi, nostalgie, America e libertà: il quadro si muove attorno temi molto essenziali.

Continuando il percorso iniziato in “Norman Fucking Rockwell”, Lana fa della delicatezza il suo manifesto e indossa i vestiti – e il falsetto – di Fiona Apple. L’apripista, “White Dress”, è una lunga pagina di diario che fa scoprire al pubblico la sua precedente vita, in cui era una cameriera, prima delle sfilate e della musica. La nostalgia è padrona nella title track per poi legarsi all’hip hop in “Tulsa Jesus Freak” e velatamente toccare il massacro di Black Wall Street di Tulsa, avvenuto tra il 31 maggio e il 1 giugno 1921, in cui un’orda di bianchi americani attaccò ed uccise i residenti della comunità afroamericana della città. Oggi, cento anni dopo, in America non è cambiato nulla tra Qanon e Black Lives Matter.

Lana Del Rey in concerto il 9 giugno all'Arena di Verona 2020

Ma c’è un nuovo inizio con “Let Me Love You Like A Woman”, dedicata <<a quelle donne delicate che si vedono rubate le proprie storie e voci da donne più forti>>. Un’ode al sesso debole ma alla forza interiore. In “Wild At Heart” incontra i paparazzi sulla Sunset Boulevard e pensa ad abbandonare lo showbiz per una vita più semplice. Da una festa – a casa del manager di Madonna ndr – prende ispirazione per “Dark But Just A Game”, una pop ballad con venature trip hop e poi dirige il suo <<coro di una donna sola>> ricco di falsetti in “Not All Who Wander Are Lost”. Si passa per “Yosemite” (scartata da “Lust For Life” perché aveva un testo troppo allegro) fino al featuring con la cantante country Nikki Lane (“Breaking Up Slowly”), ispirata dall’incerto amore tra i cantautori Tammy Wynette e George Jones.

“Dance Till We Die” è l’appello di Lana a cantautori che l’hanno ispirata e la guidano come Stevie Wonder, Joni Mitchell e Joan Baez per poi concludere con “For Free”, cover della Mitchell, manifesto della libertà personale.
La cantautrice prende in giro la società americana e il momento sovranista che sta vivendo tutta l’America: l’odio razziale, la crudezza della polizia, gli attentati dei singoli, le scie chimiche, il sovranismo.
Molti di questi temi, ahinoi, appartengono anche all’uomo europeo.

Ascolta “Chemtrails Over The Country Club” di Lana Del Rey.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.