Lorenzo Vizzini: “Fare Dischi Per Me È Come Andare Al Parco Giochi”

Lorenzo Vizzini nasce a Ragusa nel 1993 e a 18 anni inizia a scrivere per nomi noti della musica come Ornella Vanoni, Renato Zero, Arisa, Laura Pausini, Emma e tanti altri: oggi pubblica il suo nuovo disco “SuXmario”.

Vincitore del Premio Siae, segue alla carriera di autore, quella di cantautore e produttore. Nel 2015 esce il suo primo disco di inediti, “Il Viaggio” mentre nel 2018 è la volta del secondo disco, “L’aria Di Casa”.

Ecco la nostra intervista a Lorenzo Vizzini!

Ciao Lorenzo, come e quando nascono i brani di “SuXmario”? Il titolo è un omaggio al baffo più famoso dei videogiochi?

Tutte le canzoni, a parte ‘Karma’, le ho scritte nel 2016. Avevo compiuto 23 anni e stavo in quella fase di mezzo, sai quella in cui non sei più un adolescente e nemmeno un adulto? Così mi è venuta voglia di raccontare quel periodo in queste canzoni. Il titolo si ispira proprio a Mario, come hai intuito. Da quand’ero piccolo, non ho mai capito se fosse un bambino o un signore anziano, mi sembrava la sintesi perfetta per questo disco.

Sei nato a Ragusa e a 18 anni ti sei trasferito a Milano, dove ti vedi nel futuro?

A me piacerebbe un sacco abitare in diverse parti del mondo, sono un recordman di traslochi e nella mia testa immagino spesso di passare un anno a Parigi ed un altro a Città del Messico. Però sono innamorato del Sud America ed è lì che spero di mettere radici nel futuro. Magari in Brasile, che amo follemente.

Hai scritto per Ornella Vanoni, Renato Zero, Arisa, Laura Pausini, Emma e tanti altri. Come è stato scrivere per loro e com’è invece dedicarti a canzoni completamente tue?

È un’esperienza diversissima. Quando scrivo per altri cerco di entrare in punta di piedi nel loro immaginario e di far brillare la personalità, l’estetica e le parole di chi canta, piuttosto che quelle mie. Ogni volta è un lavoro nuovo e diverso. Spesso capita di tenere nel cassetto delle canzoni che scrivo per un determinato artista e che non immagino più cantate da nessun altro.
Per me ovviamente è un lavoro molto più anarchico, un po’ la mia ora di ricreazione. Quello che mi piace è sperimentare generi e linguaggi diversi. Domani mi piacerebbe fare un disco italo disco o punk o vaporwave e dopodomani uno ispirato a Burt Bacharach e alle colonne sonore americane anni ’60. Fare dischi per me è come andare al parco giochi.

Come è cambiata la scrittura dei tuoi brani dal primo ‘Il Viaggio’ al nuovo ‘SuXmario’? Ti senti più libero?

È bello ed è vero quello che dici. Mi sentivo molto più schematico quando avevo 21 anni, paradossalmente. “Il Viaggio” è stato un disco con una genesi assurda, per tutte le cose che sono successe nel mezzo, ma penso sia stato più determinante farlo per la mia vita personale che per quella artistica. Già da “L’aria di casa”, il secondo disco, mi sono sentito molto più libero: ho registrato delle canzoni in casa con una chitarra scassata e poco altro, Iacopo Pinna le ha mixate e un giorno qualunque le ho fatte uscire, senza dirlo nemmeno ai miei amici. In generale sono tre dischi molto diversi: “Il viaggio” era pop, “L’aria di casa” indie folk, “SuXmario” invece indie pop.

La copertina di ‘SuXmario’ è una schedina del Totocalcio, disegnata da Giulia Vizzini. Come nasce l’idea? Sei tifoso?

Sono stato per anni appassionato di calcio, adesso molto meno. L’idea del riferimento al calcio in realtà è partita da Giulia, che è mia cugina. Sentiva tutti questi riferimenti calcistici e ha pensato di omaggiare la Gazzetta dello Sport, come si vede dallo sfondo rosa. C’era venuta l’idea di mettere la tracklist in copertina, visto che il disco è in digitale, a mo’ di classifica della serie A. Quando ha messo i titoli in fila con le durate, il riferimento al Totocalcio è stato automatico. Ogni volta che la guardo mi ricorda i bar della mia provincia e soprattutto il nostro nonno, Armando, che ogni domenica ci portava al bar e aveva l’abitudine di giocare una schedina del Totocalcio.

A proposito di calcio, hai dedicato una canzone a “Zeman” e mi viene subito in mente “La Coscienza Di Zeman” di Venditti. Zeman è l’allenatore che va ‘all’attacco per difendere’ mentre tu ‘non vuoi perdere’.
A quale momento della tua vita si riferisce la canzone? Oggi hai ancora paura di esporti e di ‘perdere’?

Si riferisce a una storia d’amore super platonica, con una ragazza che in realtà conoscevo pochissimo, ma mi piaceva veramente tanto. Tutte le volte che casualmente la vedevo, me ne stavo zitto piuttosto che dire la parola sbagliata, poi quando tornavo a casa mi sentivo uno scemo. Alla fine non l’ho più vista e mi è rimasta la canzone. Paura di espormi e di perdere non so più quanta ne ho, sono diventato vecchio e ormai non me le posso più permettere.

Ascoltando il disco mi vengono in mente cantautori come Samuele Bersani, Fabio Concato, Michele Zarrillo ma anche Tommaso Paradiso, Colapesce, Andrea Laszlo De Simone. A quale di questi ti senti più vicino?

In maniera diversa a tanti di loro. Bersani e Concato soprattutto mi hanno praticamente cresciuto, ho ascoltato e riascoltato le loro discografie per anni e li ammiro moltissimo, Colapesce ha scritto brani ai quali sono molto affezionato e mi fa piacere che citi De Simone, onestamente non me lo aspettavo in relazione a questi brani, ma è una bella sorpresa, per me è un artista straordinario e stimo tantissimo quello che fa. Forse Zarrillo è quello a cui sono meno legato fra tutti, ma “Cinque giorni” resta una delle canzoni più struggenti della musica italiana. Comunque, se proprio devo dirtene uno, ti dico che Tommaso Paradiso e i Thegiornalisti di “Fuoricampo” hanno avuto una bella influenza su questo disco, è un disco che ho amato e consumato prima di scrivere questi brani.

“27” è la tua canzone da rockstar. L’hai scritta pensando a qualcuno del Club 27 come Janis Joplin, Kurt Cobain, Brian Jones?

Certo, pensavo a tutti loro. A me la storia del Club 27 mi affascina tantissimo, l’idea di una vita brevissima e splendente ha un romanticismo che mi piace un sacco. Ovviamente quando ho chiesto il tesserino per entrare nel club, mi hanno lasciato fuori dalla porta, quindi adesso spero di morire a 90 anni. Fra l’altro alla fine il pezzo l’ho fatto uscire il 26 febbraio, un giorno prima che compissi 28 anni. Una volta Arisa mi ha detto che le canzoni sono magiche e si avverano, se dici una cosa brutta poi quella succede, quindi nel dubbio ho preferito rischiarmela di poco. Come vedi, non sono nato per fare la rockstar.

Ultima domanda. Credi che l’amore, quello vero, sia tutta questione di ‘Karma’?

Sai che mi sa di no? Mi immagino l’amore come un folle cieco che spara colpi a casaccio giusto per fare casino. Però, siccome in fondo è simpatico, qualche volta ci azzecca. Più che una questione di karma, è una questione di caos.

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