Oana: “‘I Fiori Del Male’: Nati Nei Momenti Di Maggiore Vulnerabilità”

“I Fiori Del Male” è il disco di debutto di Oana, atipica e misteriosa cantautrice classe 1992, una <<breve raccolta di emozioni, di sensazioni che scuotono e muovono>>.

L’artista afferma che, proprio come nella celebre opera di Charles Baudelaire, i “Fiori Del Male” <<si nutrono del dilemma esistenziale che si ripropone prepotente fra voluttà animalesca e disincarnazione>> e con la consapevolezza che nessuna delle due parti può essere abolita.

Ecco la nostra intervista a Oana!

Come nascono i brani de “I Fiori Del Male”? Cosa ti avvicina di più a Baudelaire?

Scrivo tutti i giorni, come esercizio, come sfogo etc., ma non tutto quello che scrivo merita sempre di essere poi ascoltato, magari fosse così…
Ho la certezza invece che lo sia quando mi succede qualcosa di magico, uno stato d’animo particolare, un sacco di emozioni che si accumulano fina quasi a farmi perdere lucidità. I brani nascono così, di notte, nei momenti di maggiore vulnerabilità, il giorno dopo quando li riascolto ho come la sensazione di non averli scritti io. Sto ancora cercando di capire bene cosa succeda realmente.

Nel disco sento molto l’influsso di artiste femminili come Bjork, Meg e Beth Gibbons (Portishead). Cosa ne pensi?

Penso che tu mi stia facendo un bel complimento. Ma, se devo essere onesta, sono artiste che non conosco così bene da pensare di esserne stata in qualche modo influenzata. Il mio modo di cantare nasce dagli studi in conservatorio, la leggerezza della bossa nova e il pathos disarmante di Chet Baker (probabilmente condividiamo queste suggestioni).
Per quanto riguarda la parte armonica e il sound designing, è sicuramente condizionato dalle emozioni che volevo suscitare, perché ecco scrivo sempre prima i testi.

Riascoltando oggi le canzoni, quali sensazioni ti ispirano? Sei riuscita nell’intento di trasmettere tutto ciò che avevi dentro?

Credo e spero di sì. Ne sono ancora innamorata nonostante ci abbia lavorato per un anno e mezzo quasi. Ma perché vedi, le riascolto e non mi sembrano mie per ricollegarmi alla domanda iniziale.

Come affermi, il tuo unico desiderio è la catarsi. Da quali – e da quante – esperienze traumatizzanti vuoi liberarti?

Aldilà delle esperienze traumatizzanti che ci sono state, ma delle quali non vorrei parlare, credo che la cosa che più mi pesa sia il mio ego smisurato ed il mio modo singolare di vedere le cose, doversi fingere “normali”, “reprimere” pensieri, sensazioni, doversi adattare a circostanze che mi risparmierei se solo potessi. Quindi attraverso la musica cerco di elevare il mio animo ed eventualmente quello di qualcuno disagiato quanto me ahaha

Come descriveresti il tuo animo in questo momento? Sei più animalesca o spirituale?

Sono entrambe, sta proprio qui il problema.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.