Mar: “I Mostri Non Esistono: Mai Perdere Il Sorriso”

Mar è un narratore di vite e come un moderno Odisseo, perennemente in viaggio, e ha pubblicato il nuovo singolo “I Mostri Non Esistono” in cui ci racconta che sin da bambini le fiabe cercano di convincerci strenuamente che i mostri non esistono, eppure l’uomo nero è sempre dietro l’angolo.

I mostri, invece, esistono, e possono essere umani e parte della nostra vita e si celano dietro la freddezza e il vuoto degli occhi di chi dovrebbe amarci e proteggerci e invece non lo fa.

Ecco la nostra intervista a Mar!

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Ciao Mar! Hai imparato l’italiano dalle sigle dei cartoni animati ancora prima di andare a scuola. Cosa ricordi di quegli anni? Un cartone animato che ti è rimasto particolarmente nel cuore?

Ciao Raffaele! Ricordo le domeniche mattina a casa dei nonni a svegliarmi di nascosto alle 6:30 del mattino, orario in cui iniziavano i cartoni, intrufolarmi in sala chiudendomi dietro tutte le porte e guardare qualsiasi cartone mi capitasse sottomano: dall’Ape Maia, ai Puffi ad Esplorando il corpo umano. Uno dei cartoni che più mi è rimasto nel cuore è sicuramente Il Castello Errante di Howl, solo uno dei capolavori animati da Miyazaki.

Le fiabe cercano di convincerci che i mostri non esistono e che c’è sempre un lieto fine. C’è il finale di una fiaba che cambieresti?

Non cambierei nessuna fiaba in particolare, solo la formula finale: “E vissero tutti sempre felici e contenti”. La trovo una coltellata dritta al cuore ed al cervello. Da un lato se vissero tutti felici e contenti facendo così come hanno fatto, tu non puoi mai sbagliare deviando dalla storia, devi fare come loro per essere felice. Non c’è dubbio, quello della fiaba è il modo di arrivare alla felicità e se tu non ce la fai, sei un cretino. Dall’altro non c’è la possibilità che si sia felici per un po’, o a tratti, o una volta tu e una io. Quella cosa che si diceva da bambini, quando si riteneva di avere un qualche diritto di ordine superiore: “o tutti o nessuno”. Così facendo la tua felicità è vincolata alla felicità degli altri, con due risultati: secondo la fiaba trionfa il bene, quindi per essere felice devi essere sicuro di stare con i buoni, quindi scegli bene; poi, questo significa che i cattivi non saranno mai felici, né tanto meno meritano redenzione, quindi assicurati di aver scelto il cavallo vincente alla fine della storia o la tua felicità potrebbe andare a farsi benedire.

Se potessi tornare indietro cosa diresti a te stesso da bambino? Gli riveleresti che “I Mostri Non Esistono”?

Mi direi di essere coraggioso, ma di non perdere il sorriso pur di essere forte. Di avere la forza di chiedere aiuto e non provare sempre a far tutto da solo, che poi non si capisce più bene se si ama, o se ogni forma d’affetto diventa pura sopravvivenza. Mi direi la verità sui mostri, in fondo me la sono sempre detta, magari me la tradurrei meglio, in modo tale da dare volti e nomi a quei mostri e non confonderli con le storie inventate e lontane. In alcuni casi ci si ritrova poi grandi ad avere dolori, senza aver capito il momento in cui questi sono nati. Mi leggerei e spiegherei ad alta voce quei momenti, anche per essere certo di non sbagliare poi io a mia volta in futuro.

Descrivi “I Mostri Non Esistono” come <<un modo leggero per dirsi che le cose possono essere superate anche se fanno male, ma solo con quella difficile e amara consapevolezza di se stessi e di cosa ci circonda>>. Credi che l’essere umano oggi abbia bisogno di un equilibrio tra bianco e nero, tra cuore e cervello? Oppure dovrebbe lasciarsi guidare da uno dei due?

Non si tratta di un equilibrio tra elementi opposti, che vanno in direzioni differenti e che ti dividono tra un universo caldo ed uno freddo. Quello che più manca all’essere umano è riconoscersi come parte di qualcosa di più grande di cui è agente attivo e passivo, cosa che non lo scollega mai dagli eventi passati, presenti e futuri. Capire che il tuo agire ieri là ha ripercussioni su ciò che qualcun altro potrà fare domani qui. Al tempo stesso devi sapere di che ha bisogno il mondo e non solo quello che tu vuoi che le cose siano per te. Lungo il percorso ti rendi conto della tua fragilità, di quante volte nulla di ciò che per te era importante per altri ha avuto senso, che un dolore immenso può privarti di tutto prima di darti qualche frammento di felicità, che il pianeta ha meno bisogno di noi che noi di lui e perdiamo tempo a preoccuparci di non avere abbastanza tempo per avere del tempo di qualità. C’è solo da porre sempre attenzione a curarsi cuore, cervello e corpo, tenendo conto che quest’ultimo è il nostro filtro sul mondo e su come questo arriva e viene protetto dalle altre due parti.

Ti meravigli di fronte alle piccole cose? Il buio ti fa ancora paura?

Mi meraviglio di fronte al verde degli alberi sulle colline, ad un tramonto dai colori che sanno di vita, o quando vedo un cielo limpido di cui riesco a contare le stelle e tanto altro. Sempre. Più che del buio ho scoperto di aver paura della luce. Ho imparato che quando la luce si spegne le cose che c’erano prima rimangono sempre là dove sono: il pavimento sotto il letto rimane uno spazio come tanti altri. Ma cosa accade quando illumini le cose? Mostri tutto, anche ogni minimo difetto o paura possono essere messi sotto i riflettori e nelle mani sbagliate diventano armi da puntarti alla gola. È alla luce del sole che vedi bene i volti e i corpi degli altri e li interpreti, è sotto quella luce che siete diversi ed è sotto quella luce che rischi per questi altri di non essere mai come loro e un po’ nel tentativo di brillare di riflesso ti consumi o ti appiattisci.

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