1998: “Siamo Senza Genere: Tante ‘Ferite’ Tra Mille Prove E Cadute”

1998 - Foto di Agnese Carbone
1998 – Foto di Agnese Carbone

Dopo le centinaia di migliaia di ascolti grazie ai brani “Vipere”, “McCartney”, “Mentre Cado” e “Senza Fiato”, i 1998, duo milanese composto da Federico Covolan e Gian Marco Sirtori, torna con il nuovo singolo “Ferite (Mi Abbandoni”.

Sonorità più distorte e aggressive, vicine all’emo e al pop punk, si uniscono a melodie limpide e poetiche per un risultato nuovo ed equilibrato.
“Ferite” è un urlo per esorcizzare tutta la frustrazione e l’impotenza che si vive in questo periodo, un alternarsi di malinconia, nostalgia, relazioni tossiche e paura del cambiamento.

Ecco la nostra intervista ai 1998!

1998 – Foto di Agnese Carbone

“Ferite” è il vostro nuovo singolo tra emo-punk e trap, a quale genere vi sentite più vicini e perché?

Non riusciamo pienamente ad identificarci in un genere. Ferite è il coronamento di un intenzione che abbiamo avuto fin dall’inizio del nostro progetto. Abbiamo sempre fatto musica per il piacere di farla e quindi non ci siamo mai legati più di tanto ad un genere solo. Abbiamo sempre avuto come ispirazione comune, fra le tante, sonorità pop punk ed emo.
Ferite arriva dopo mille prove, cadute ed esercizi di stile ed è quel mood che ha sempre accompagnato i nostri pezzi e che in questo caso diventa protagonista.

Un urlo per esorcizzare tutta la frustrazione e l’impotenza che si vive in questo periodo. Come è cambiata la vostra vita e la vostra visione del mondo dall’inizio della pandemia?

La nostra vita come quella di tutti in questo periodo è sicuramente diventata più monotona, abbiamo rinunciato a molte opportunità e all’inizio è stato difficile reagire e avere un atteggiamento propositivo. La nostra visione del mondo non è cambiata particolarmente, sicuramente abbiamo capito quanto sia tutto molto fragile.
In ogni caso, tra rabbia e delusione siamo anche riusciti ad adattarci meglio in questo secondo momento di chiusure ed è per questo che ‘Ferite’, nonostante sia figlia di questo periodo, direi che è la canzone che ne porta meno il peso e l’influenza.

Avete <<paura del cambiamento>>? E nella musica?

Pensiamo che sia più il contrario, abbiamo più paura di una sicurezza o di chiuderci in un vincolo creativo, professionale o di qualsiasi tipo. È un elemento che spesso si trova nei nostri testi e penso sia indispensabile nel nostro percorso.

State collezionando centinaia di migliaia di streaming grazie ai vostri successi “McCartney”, “Vipere”, “Mentre Cado”. Vi aspettavate un calore così grande da parte dei fan?

In realtà no, è nato tutto come un gioco. C’è sempre piaciuto fare musica anche in modo individuale, insieme l’abbiamo fatta per il gusto di condividerla e migliorarci. Sapevamo che il progetto ‘1998’ era sicuramente più maturo e credibile ma non ci saremmo mai immaginati di avere questo riscontro.

Vi sentite pronti per un album vero e proprio? Che sound avrà?

I pezzi non mancano sicuramente ma direi che per un album non siamo ancora pronti. Quasi sicuramente il 2021 vedrà un EP, stiamo creando un ponte più marcato tra le nostre canzoni e vogliamo metterci al lavoro per avere un contenitore che racchiuda l’anima dei 1998 e che sappia raccontare una storia.

Ultima domanda: Skate o monopattino?

Gli skate spaccano ma stiamo lavorando per far diventare i monopattini elettrici il nuovo simbolo punk.

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