Davide De Angelis: “Rinasco In ‘Beyond’ Mentre Viaggio Tra Le Stelle”

Il pianista marchigiano classe ’96 Davide De Angelis pubblica il nuovo album “Beyond” per INRI Classic, anticipato dal singolo “Night Of Falling Stars”.

<<Beyond è un viaggio che ha inizio nel mezzo di una vasta radura illuminata dal chiarore soffuso di un cielo stellato>> ma è anche una melodia che circonda il cuore e fa volare l’ascoltatore tra le stelle. Due anni dopo il disco d’esordio “Neverland”, l’autore è tornato con “Beyond” in cui fonde elementi classici e contemporanei trasmettendo emozioni, sogni e speranze.

Ecco la nostra intervista a Davide De Angelis!

Ciao Davide! Prima di tutto ti chiedo, cosa spinge un ragazzo così giovane a suonare musica classica?

Ciao! Sicuramente aver iniziato a suonarla da molto piccolo è stata una spinta importante, è una passione che non si è mai spenta ed ultimamente è diventata una vera e propria necessità, una valvola di sfogo per qualsiasi emozione io provi!

In che momento della tua vita nascono i brani di “Beyond”?

In un momento particolare, di difficoltà fisiche ed emotive e di scelte difficili. Un momento in cui la fiducia che ho sempre avuto nei sogni stava venendo meno. Sono un ponte tra un periodo complicato ed una successiva rinascita.

Come mai hai deciso di dedicare dei brani alle stelle e all’Universo? Cosa ti lega all’ignoto e a mondi lontani?

L’Universo è qualcosa che mi ha sempre affascinato ed al tempo stesso inquietato e portato a riflettere. Nei brani le stelle sono metafora di desideri lontani, che diventano per sempre irraggiungibili nel momento in cui si smette di sognare. C’è un unico modo che abbiamo attualmente per viaggiare tra le stelle, ed è sognare.

Ascoltando “Beyond” mi torna in mente il cartone animato giapponese “Galaxy Express 999” che fonde malinconia, speranza e voglia di conoscere. Le stesse sensazioni che mi trasmette il tuo disco. Sei d’accordo?

L’accostamento dei miei brani a sensazioni trasmesse da un cartone animato mi fa particolarmente piacere. E sono d’accordo, i sentimenti che ho voluto esprimere sono proprio un’iniziale malinconia che si trasforma poi in atmosfere piene di speranza e voglia di tornare ad inseguire i proprio sogni.

Olafur Arnalds e Nils Frahm sono probabilmente i nomi più noti della musica classica contemporanea. Quali sono i tuoi riferimenti tra quelli dei nostri giorni?

In realtà devo ammettere di non avere particolari riferimenti tra i pianisti contemporanei. Cerco di esprimere le mie emozioni nella maniera più personale possibile anche a livello stilistico, senza farmi troppo influenzare dalle tendenze del momento. A livello di musica strumentale, tendo ancora a preferire l’ascolto di composizioni classiche, ed in particolar modo vorrei menzionare Schubert, ancora a mio parere troppo sottovalutato dal grande pubblico.

Nelle ultime due tracce del disco – “Broken Chains” e “Wonderland” – io sento atmosfere rinascimentali e noto un cambio rispetto allo stile ‘spaziale’ degli altri brani. Sbaglio?

È verissimo! Il cambio di stile è netto ed evidente, perchè differenti sono le emozioni da cui si originano i brani. La malinconia riflessiva della prima metà del disco lascia il posto ad una presa di consapevolezza e voglia di liberarsi dei propri limiti, spezzare le catene e finalmente rinascere.

Al giorno d’oggi credi che l’uomo abbia bisogno di più musica classica?

Credo che ci sia bisogno di musica sincera, che provenga da emozioni reali, che sia specchio dell’anima di un artista, che sia creativa e non imitativa, indipendentemente dal genere musicale.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.