Dodicianni: “La Ritualità Delle Feste Patronali Ispirazione Per ‘Discoteche'”

Andrea Cavallaro in arte Dodicianni, poliedrico artista veneto, ha pubblicato il suo nuovo singolo “Discoteche”, prodotto da Edoardo ‘Dodi’ Pellizzari e masterizzato a Chicago da Collin Jordan.

Il cantautore descrive il brano come un <<pezzo che parla proprio di quei posti desolati che finisci per amare se ci nasci, dove una volta all’anno, e una volta soltanto, le persone si incontrano indossando il vestito migliore>>.

Il video, diretto da Martin Alan Tranquillini, è un unico piano sequenza di una registrazione in presa diretta: l’artista presenta una performance unica e irripetibile di “Discoteche” all’interno dell’Overdrive Recording Studio di Castello Di Godego (TV).

Ecco la nostra intervista a Dodicianni!

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Ciao Andrea! Come affermi, “Discoteche” si ispira a luoghi e immagini che non potremmo mai dimenticare ma in cui ognuno una volta l’anno indossa il suo vestito migliore. Si riferisce a un luogo o evento preciso del tuo passato?

Sì, l’ispirazione mi è venuta dal passato, da un’immagine per la precisione. Sono nato in un piccolo paese nella campagna veneta, quelli dove non succede mai niente se non una volta all’anno quando arriva la festa patronale. Ricordo l’attesa di quei momenti, la magia e una certa ritualità, cose che forse si sono un po’ perse, per lo meno per me da quando non vivo più lì è stato così, e devo dire che mi son ritrovato a sentirne quasi la mancanza.

Ascoltando “Discoteche” mi viene proprio in mente la provincia italiana, le balere, gli incontri notturni, in cui tutti, più o meno, tentano di apparire migliori e superiori. Credi che ancora oggi le apparenze – soprattutto nei paesi e nelle piccole città – siano così importanti?

Le apparenze sono ancora parte integrante della nostra società in forme diverse un po’ ovunque secondo me. Certo nella provincia o nel piccolo paese la situazione può essere più esasperata, e soffrirne la mentalità credo sia una sensazione capitata a tutti prima o poi, è fisiologico. Lo è ancora di più se magari ci si occupa di musica, arte o più in generale attività creative che richiedono un certo indotto soprattutto culturale per essere alimentate. Nel mio piccolo comunque ho spesso cercato di fuggire da questa realtà o quantomeno prenderne le distanze, ma purtroppo o per fortuna le radici sono qualcosa impossibile da rinnegare, questa canzone ne è per me la prova. Sono cinque anni che non butto fuori un pezzo e il primo che faccio uscire parla ancora dei posti dove sono nato. Non si scappa.

Teatro o discoteca? Qual è il tuo habitat preferito e perché?

Per coerenza dovrei rispondere discoteca, ma la verità è che non l’ho praticamente mai frequentata. Allo stesso tempo sarebbe ipocrita rispondere “teatro” perché non lo frequento quanto vorrei e quando accade faticherei a sentirlo come habitat. Direi piuttosto un museo, o una galleria. Ho questa abitudine quando mi reco in una città: visitare i tre musei più significativi e il cimitero. Si capiscono molte cose di un posto da entrambi.

Prossimi passi? Sei al lavoro su un nuovo album?

Sono al lavoro su nuova musica e nuovi progetti, Discoteche è soltanto il primo passo di un percorso. Ho la fortuna di avere accanto persone coraggiose che non si fanno intimorire dallo sperimentare e ricercare sempre modalità e formati nuovi, perciò si parte, senza paura di rischiare.

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