“La Violenza Della Luce”, la caustica nostalgia di Gianluca De Rubertis

“Voi che pensate all’evoluzione come principio di uguaglianza”

Si apre con queste parole il nuovo album di Gianluca De Rubertis, musicista attivo sulle scene indipendenti per aver fondato prima gli Studiodavoli poi Il Genio in duo con Alessandra Contini e i Lato B, il Canzoniere di Lucio Battisti insieme a Leo Pari, Lino Gitto e Dario Ciffo.

Ma oggi De Rubertis torna alla musica con un nuovo prodotto da solista, “La Violenza Della Luce”. Una luce che <<lo tocca davvero>> e che ci spiega in 8 intensi brani dal sapore nostalgico ma caustico per la proprietà di linguaggio del leccese di saper pungere e accarezzare al contempo.

Baci, vino, cuore e Pantelleria. Un viaggio temporale tra l’Italia anni ’60 dei luoghi e delle abitudini della upper class non voltando lo sguardo a quella semplicità popolare che, nonostante momenti bui, volge il suo sguardo all’amore (“Che Ci Facciamo Noi”) e all’orchestralità della vita (“Nel Cuore Del Cuore”). Rimandi tanti, da Paolo Conte a Franco Battiato fino ai Baustelle e Afterhours, e una musica che naviga nei teatri e affonda qualche radice nel pop.

“La Violenza Della Luce” è una riflessione sulla maestosità dell’oscurità e su come nel buio di una condizione esistenziale difficile si possa raggiungere una presa di coscienza insperata:

“Questo disco intravede la sua luce in uno spazio-tempo molto rapido, violento e critico. Quelle buie cupole in cui a volte incappiamo ci danno la possibilità discoprire quanto il chiarore possa esserci sfuggito, lo avevamo dimenticato quel chiarore, percorrendo innumerabili strade fuligginose e affondando i tacchi in continue pozzanghere. Lo stupore che deriva dalla presa di coscienza dell’orrore che si prova per se stessi è anche il più formidabile acciarino che ci consente di appiccare un primo timido e delicato fuoco. Per questo le canzoni di questo album, io credo, vivono quasi tutte di una stessa vita, è un concept album privo di concetto, non lo è per definizione ma potrebbe esserlo per elezione. Alla base c’è questo. L’equilibrio tra una scrittura che riuscisse elegante e densa e una semplicità più prettamente ‘pop’ non è stato assolutamente ricercato ma si è palesato, questa volta, in maniera del tutto automatica, a vantaggio di una cifra che sento più personale. Scrivere questo album è stato un esercizio di vita, e senza prendermi la briga d’essere la parafrasi di me stesso forse sono riuscito ad essere più diretto; o almeno lo spero. Senz’altro, e a questo tengo molto, sono stato sincero. I riferimenti soliti che tutti i giornalisti vorranno cercare all’interno delle canzoni non li rifuggo, sebbene non mi interessino. Lascio la libertà di segnalarli a chi vorrà farlo.”

Ascolta “La Violenza Della Luce” di Gianluca De Rubertis.

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