Inner Skin: “Rock Come Atteggiamento Mentale, Conta Solo L’Autenticità”

Alberto Frasson fonda gli Inner Skin tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Con la presenza di Giorgio Ranciaro alla batteria, Francesco Tripaldi al basso e Tristan Pesarini alla testiera e chitarra, la band si pone tra l’alternative rock americano e il progressive.

Dopo “Whispers”, il gruppo ha da poco pubblicato “Lone Sleeper”, nata dal bisogno di condividere il proprio io con qualcuno che ancora non c’è

Ecco la nostra intervista agli Inner Skin!

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La nascita degli Inner Skin è molto recente, cosa porta una band a proporre alternative rock in un panorama dominato da indie e pop?

Per noi la musica è un elemento catartico per cui attingiamo da dentro più che da fuori. Cerchiamo di usare lo stile che più ci appartiene senza seguire per forza un filone dominante. Siamo però altrettanto consapevoli che il bello si può trovare ovunque, basta avere una mente aperta al confronto. Comporre guardando al panorama musicale contemporaneo diventa quindi estremamente positivo nel momento in cui ti permette di arricchire la tua espressività, ma se ti porta all’omologazione qualcosa non va.
L’autenticità è ciò che conta davvero.

Ci sono tantissime band che continuano a fare rock fuori dai circuiti mainstream, io la trovo sempre una scelta azzeccata, il mondo ha bisogno di rock. Siete d’accordo? Come vedete il rock oggi e nei prossimi anni?

Il rock è un atteggiamento mentale prima di essere uno stile musicale, per cui credo ci accompagnerà ancora per molto tempo. Oggi è in salute ma ha passato anni migliori. Le contaminazioni con altri generi saranno fondamentali per la sua evoluzione e sopravvivenza.
Sono davvero curioso di scoprire che pieghe prenderà in futuro.

Descrivete “Lone Sleeper” come ‘una carezza che diventa un urlo’, è una ballad che esplode. Come è nato il brano?

Ha preso forma semplicemente da un arpeggio che mi ha smosso qualcosa dentro, e quel qualcosa è la voglia di raccontare il bisogno umano di condivisione. Mi capita spesso di farmi ispirare dal suono prima che da un testo e nel caso di Lone Sleeper è stato così. Anche se sembra mi stia rivolgendo a qualcuno in particolare, in realtà è un augurio, una presa di coscienza di quanto la solitudine e l’unione viaggino di pari passo e di quanto l’una influenzi l’altra. Un auspicio, un desiderio e una necessità che porto dentro.

Ascoltando “Lone Sleeper” mi vengono in mente gli Alice In Chains e i Bush ma più in generale il rock alternativo degli anni ’90. Quali sono stati i vostri ascolti formativi? E oggi cosa ascoltate?

Personalmente ho ascoltato sempre tanto hard rock, partendo dai Pearl Jam, Soundgarden, Alice in Chains, Stone Temple Pilots. Poi A Perfect Circle, Motorpsycho, Sigur Ros, Deftones, Radiohead, Silverchair. Insomma credo che questi gruppi mi abbiano dato un imprinting che mi porto dentro tuttora. Adesso spazio davvero molto tra rock, elettronica, pop, insomma tutto ciò che ritengo di qualità. Non importa il genere, le fonti di ispirazione stanno spesso in ciò che non conosci, altrimenti si rischia di rimanere fermi.

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