Las Flores Molestas, “Pissin’Around”: il nuovo album track by track

Federico Ficarra, Amedeo Schiavon e Marco Nordio sono i Las Flores Molestas, nati a Padova nel 2016. Hanno da poco pubblicato il nuovo disco “Pissin’Around” con influenze tra rock classico, rock psichedelico, latino-
americano, blues e jazz.

Di seguito il disco per l’ascolto e il track by track!

Acid Blues
Questo brano in realtà è stato l’ultimo ad essere composto ed è posteriore rispetto agli altri, Federico l’ha concepito quando era tornato da Berlino. Il titolo deriva dalla sonorità molto aspra della chitarra, dal genere musicale acid jazz e, perchè no, dall’arte psichedelica.
Federico è sempre stato affascinato dal walkin’bass in particolare in brani come “A Shot in the Dark” o “Peter Gunn Theme” di Henry Mancini, per non parlare di Charles Mingus di cui è un grande estimatore. Qui il basso e la chitarra non camminano dondolandosi ma saltano nervosamente in un tempo rock dritto di 4/4. La parte di basso e chitarra ritmica della sezione centrale è stata composta sul momento con un gioco di incastri ritmici, risulta piacevole da ascoltare così com’è anche se il solo di chitarra in stile Wes Montgomery e i synth di Amedeo Schiavon emergono al punto da renderla percepibile sullo sfondo. Le scimmie gracidanti firmate da Amedeo sono state il colpo di grazia!

Hakuna Matata!
Anche questa è stata una delle ultime canzoni…il testo parla di amore gratuito ed incondizionato, in pratica è un augurio alla persona amata di essere felice sempre, nel passato, nel presente e nel futuro, innamorata, corrisposta da chi vuole lei e libera (libera da un punto di vista espressivo). Stilisticamente il batterista Diego Architetto (special guest) ha suonato il ritmo africano Mozambico, noi eravamo convinti di star facendo una samba brasiliana eppure i suoi rintocchi si sono amalgamati perfettamente col respiro del brano. Il vibrafono è stato registrato da Giovanni Perin anche lui in featuring mentre la cuica è stata incisa dal carioca (di Rio) Seraphim Breno Gradel. L’idea di fare cantare il brano a Pinar Tatlikazan (special guest) è stata dell’ex bassista Alberto Pretto.

My Light is Gonna Shine
Federico non ricorda precisamente com’è nata questa canzone ma ricorda bene che gli faceva molto piacere riascoltarla perchè portatrice di speranza, bei presentimenti; in generale riascoltare le prime takes di chitarra e voce del disco è stato come aver composto una colonna sonora incoraggiante al film tragico che stava vivendo. Così come per At the Station anche la parte finale di questa canzone è nata in maniera del tutto estemporanea durante un’esecuzione live in un locale di Berlino, è possibile trovare il video di quell’esecuzione cercando su YouTube “Fede Fik My Light is Gonna Shine”, c’è poco da dire…a livello di pathos quel video e quella registrazione lo-phi surclassano la versione vocale incisa in studio, la delusione era freschissima e i sentimenti straripavano.

Lovin’everybody
Questa canzone è stata composta tutta di getto parole e musica, come se Federico se la fosse sognata la notte prima e se la ricordasse a memoria (cosa strana perchè non ricorda quasi mai i sogni che fa…).
Descrive un sogno, quello di un mondo dove si festeggia il carnevale non un giorno all’anno ma diciamo almeno un giorno a settimana (Jim Morrison, di cui Federico è un devoto fan, dichiarò che sarebbe stato giusto celebrare il carnevale almeno una settimana all’anno come valvola di sfogo dei conflitti sociali, delle discriminazioni…); parla di un mondo dove si svuotano i concetti di tempo e denaro, dove il senso del possesso e della proprietà privata si allentano fino a dissolversi. E’ stata fondamentale la collaborazione degli Stellari Marching Band, della cantante Pinar Tatlikazan e il tocco magico del fonico Francesco cecco Bruni.

Let Me Be Your Doll
A volte durante i concerti il testo della canzone diventa più punk “let me be your dog” in base all’ispirazione di Federico e al tipo di pubblico che partecipa all’evento, ma doll fa rima con roll, fa rima con soul e sopratutto Federico è un unicorno e non disdegna l’uso di colori, vocaboli o modi tradizionalmente associati al genere femminile. Il brano è infuocato, la linea di walkin’bass eseguita da Alberto Pretto è piena di groove e fa venire voglia di muoversi e ballare, la batteria di Amedeo è quasi nazionalsocialista a tratti ma il canto di Federico è sensuale e si spinge oltre il limite della decenza nell’ultimo ritornello. E’ un brano in cui parla della
malattia, del desiderio che la ex dimentichi il suo dolore e passi oltre.

Rosia Montana
Questa canzone è nata su richiesta, Federico ha partecipato ad alcune manifestazioni ecologiste svoltesi a Berlino, e un pò in tutto il mondo, per salvare Rosia Montana dal fracking e un attivista gli ha chiesto di denunciare il misfatto con una canzone. Così è nata Rosia Montana, una canzone di protesta che racchiude dentro di sé tanti stili e influenze: il giro di accordi grunge distorto eseguito dalla chitarra richiama Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, il ritmo ossessivo della batteria ricorda Sunday Bloody Sunday degli U2, ci sono ritmi e accenti funky, l’effetto reverse applicato alle voci dal fonico Francesco cecco Bruni aggiunge un bel tocco di psichedelia così come alcune particolari percussioni registrate di Amedeo (forbici, oggetti metallici) e le sue aggiunte di “scretch” e sintetizzatori. Il solo di chitarra è ispirato al solo di John Frusciante in Scar Tissue (non in maniera intenzionale o “preparata”, stesso dicasi per le altre canzoni).

Kiss in the Wind
Questo è il brano che Federico ama meno, forse perché è il più dolce, e che invece Amedeo preferisce sopra ogni altro. E’ un brano armonicamente semplice ma con una particolarità: una battuta di 2/4 che rende irregolare la durata di strofa e ritornello. Lo stile della batteria è minimale, il contrabbasso di Paolo Polonio è invece bello pieno, presente, il brano risulta molto impreziosito dal contributo del violinista polistrumentista
Roland Satterwhite e dalla voce di Pinar Tatlikazan. Ci sono due chitarre suonate con lo slide/bottleneck in accordatura aperta, una Stratocaster e una chitarra acustica. Il titolo della canzone probabilmente deriva da Bob Dylan (Blowin’ in the Wind) e ai The Police (Message in a Bottle).

Yesterday I Saw My Baby
La genesi di questa canzone è racchiusa nel titolo e nel testo, un giorno Federico ha incontrato la sua ex con la quale ha una discussione molto tranquilla anche se fugace, il giorno dopo scrive la canzone in un parco. A
parte Acid Blues tutte le canzoni sono state composte durante la primavera. Il testo della canzone è molto forte a volte esplicito, e lo stile è un misto tra funky e rockabilly col contrabbasso slappato da Paolo Polonio e due tromboni sovraincisi da Tommaso Piron che danno un tocco vintage e spy. E’ una canzone semplice ma ci piaceva farla così, il blues è un pò come la pasta al pomodoro.

Minha Querida
Questa è stata la prima canzone ad essere composta, il testo inizialmente molto lungo è stato tagliato e successivamente musicato. In quel periodo Federico cantava e suonava spesso canzoni di Tom Jobim, Joao Gilberto, Chico de Buarque e altri grandi della musica brasiliana, le suonava con Milo Lombardi in duo; è suo il solo di sax tenore dopo la seconda ripetizione del tema cantato. Il finale col duetto di voce e sax, così come tutte le parti strumentali di questo disco in generale, sono estemporanei. La canzone ricorda un momento significativo di quando l’autore si stava distaccando dalla sua ex, ricorda un abbraccio ricevuto dalla ragazza che impotente di fronte alla malattia non sapeva in quale altro modo aiutare o trattenere Federico.

At the Station (Original)
Questa canzone è stata ispirata, non nella forma ma nel tipo di blues, da Reckoning Song di Asaf Avidan trasformata in One Day Baby dal dj berlinese Wankelmut. E’ una canzone in ritmo di 6/8, un pò valzer nei primi due ritornelli, e di genere un pò indefinito nelle strofe: blues, pop, fado, jazz, folk. Il finale è nato durante un’esecuzione al Mauerpark di Berlino, riflette molto la drammaticità di quel periodo della vita dell’autore. Il trombone di Giulio Tullio nel ritornello cita Sostakovic e gli Stellari Marching Band, Sergio Gonzo Edoardo Brunello e Glauco Benedetti (tromba, sax ed eufonio/tuba), hanno improvvisato l’arrangiamento del finale sul quale si è poi sbizzarrito il clarinettista Michele Uliana. Il clarinetto è lo strumento preferito della ex di Federico, quello che avrebbe sempre voluto imparare a suonare.

Pissin’around
Questa canzone è un pò il manifesto del disco, descrive la musica e in generale l’espressione artistica come una forma di amore, e quindi di prostituzione visto che viene venduta; l’autore si dà dello gigolò anche per
esprimere la sua concezione aperta delle relazioni e, ovviamente, per tirarsela. Lo stile è puro New Orleans con molti tocchi circensi, lo stile canoro di Federico è cabarettistico, giocoso. Nella seconda strofa con un
gioco di assonanze l’autore associa la pipì (che rappresenta il nudismo, la mancanza di tabù) con la pace e afferma che la sua di pace, ovvero il suo amore la sua musica, sono come il vino, come le canne, e fanno ballare tutte le ragazze. Ritroviamo tutti i fiati che hanno inciso in At the Station e il vibrafono di Giovanni Perin; si fa notare il fischiettio sexy di Seraphim Breno Gradel che ha inciso anche le percussioni nella parte
finale.

At the Station (Intimate Version)
La parte di piano di Giuseppe Dato commenta dolcemente l’intensa malinconia che emerge in primo piano in questa versione acustica e condensata della canzone. La ex di Federico aveva un pianoforte e a volte lo suonava.

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