Miley Cyrus sta completando la sua trasformazione in Stevie Nicks

Dal 2006 al 2011 è Hannah Montana. Figlia di Billy Ray Cyrus, uno dei più noti cantanti country americani grazie alle 20 milioni di copie di “Some Gave All”, e dell’attrice e produttrice Leticia Jean ‘Tish’ Cyrus.
Da diva Disney a popstar, senza mai perdere di credibilità.

Miley Cyrus è a tutti gli effetti una popstar. Ma anche una rockstar. L’attitudine punk poi l’ha forgiata a forza di relazionarsi con mondi musicali a lei distanti, come il country o la psichedelia, ma che poi l’hanno comunque vista primeggiare. In classifica e tra i gusti del pubblico.

Dopo il troppo-pop di “Can’t Be Tamed” del 2010, Miley inizia la sua nuova carriera nel 2013 con “Bangerz”, album che la porta in cima e la lascia lì per un po’, grazie anche alle super hit “We Can’t Stop” e “Wrecking Ball” in cui inizia a cavalcare, appunto, una palla da demolizione. La ragazzina capelli biondi e sorriso tutto denti è diventata un androgino sexy che ammicca al pubblico maschile over 40 ai limiti del porno.

Miley Cyrus come Britney Spears che dalla timida scolaretta di “Baby One More Time” diventa, nel giro di due anni, una ballerina sexy in “I’m A Slave 4 U”. Proprio le due si uniscono nel brano “SMS”. Seguono poi le critiche al twerk ai VMAs 2013 insieme a Robin Thicke durante “Blurred Lines”.

Silenzio. E Wayne Coyne si innamora dell’icona Miley e la porta dalla parte dei Flaming Lips e della sperimentazione elettronica, mostrandole così una sentiero che probabilmente non avrebbe mai intrapreso. Così Miley diventa la musa dei Lips come Nico fu per i Velvet Underground nel loro album più famoso. Poi nel 2017 la ragazzina di Disney Channel si ricorda che la sua madrina è nientemeno che Dolly Parton e prova a virare verso un sentiero di campagna, tra campagna e colline californiane.

“Younger Now” è un manifesto della diva, allora 25enne, in cui affermava di sentirsi ‘più giovane ora’. Forse un ritorno a una forma primordiale di musica lasciando stare le flessioni ginniche e le cavalcate di sfere? Sogna “Malibu” e arriva a “Rainbowland” proprio con la Parton, per iniziare, ancora sotto traccia, una delle trasformazioni più incredibili della storia della musica.

Stevie Nicks, matrona del soft rock e voce essenziale dei Fleetwood Mac, con i quali scrisse nel 1977 il capolavoro “Rumors”, può essere considerata a tutti gli effetti oggi la fonte di ispirazione per la nuova fase di vita artistica di Miley Cyrus. La voce graffiante ma avvolgente, il rock nelle vene e il pop a contornare, i capelli stranamente anni ’70 che Miley ha iniziato ad avere, a partire dall’EP “Mother’s Daughter” del 2019 (lunghi e ondulati) e ora con l’ultimo strabiliante singolo “Midnight Sky” (corti).

Proprio “Midnight Sky” ricorda – davvero tanto – il più grande successo da solista di Stevie Nicks, “Edge Of Seventeen” che la consacrò ad icona musicale nel 1982. I capelli sfilzati, il guanto di pelle, la voce graffiante, le calze rotte nei punti giusti e quel “Uh” maleficamente meraviglioso.
Miley AKA Stevie.

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