Irene Brigitte: “Leggerezza e Vivacità: ‘Prio’ Per Rischiare E Cambiare”

La cantautrice triestina Irene Brigitte, con radici tra folk e musica antica, è tornata con il nuovo singolo e video “Prio”, un termine siciliano che identifica “una sorta di allegria”, un’euforia illusoria, un andamento di sentimenti fortissimi che ci tiene sospesi quando siamo innamorati.

Irene ha scritto e interpretato la colonna sonora del cortometraggio “La Santa Che Dorme” di Laura Samani e ha cantato come solista e corista in diverse rassegne tra cui Trento Musica Antica, Hausmusik – Wunderkammeril Mese della Musica del Duomo di Milano e Conversazioni con i classici al Teatro Olimpico di Vicenza.

Ecco l’intervista a Irene Brigitte su “Prio”, l’amore e la musica antica.

Ciao Irene! “Prio” (‘allegria’ in siciliano) è il tuo nuovo singolo, una ballad intima. Qual è oggi la tua idea di allegria? E qual è il tuo pensiero felice?

Sicuramente non è un’idea, piuttosto una sensazione che ti sorprende quando la tua mente non la sta cercando. Ha molto a che vedere con la qualità che hanno i bambini di immergersi completamente nel gioco, e quindi non c’è bisogno di un pensiero felice per volare: il momento che stai vivendo ti sta già sollevando, iniziando con i salti alti di cui parlo nel ritornello.

Sei triestina ma dedichi un brano a un termine siciliano, come mai?

Perché abbiamo la fortuna di vivere in un mondo abbastanza connesso, che ci permette di conoscere lingue che a volte descrivono in una maniera più esatta ciò che abbiamo sperimentato.”Prio”, già nel suono, mi riporta alla sensazione di leggerezza e vivacità che ha caratterizzato un incontro per me importante e durante il quale ho sentito per la prima volta questa parola, per me allora nuova.

Il video di “Prio” è un gioco di specchi, tra colori e danza. Come nasce l’idea del video? Da cosa è ispirato?

Con la videomaker Chiara Missaggia abbiamo cercato di restituire quel momento di scoperta che alcune relazioni, nel senso più ampio, suscitano. Spesso ci fanno guardare allo specchio, e ci fanno scoprire parti di noi che stavano solo aspettando di danzare. Joana Lopes ha saputo interpretare perfettamente il prio, quella parte di noi che vince la gravità e ci fa saltare. Naturalmente bisogna prendersi il rischio di cambiare perché, come vuole suggerire il finale, sono esperienze che lasciano il segno.

Ma “Prio” è anche quell’andamento di sentimenti forti che ci tiene sospesi quando siamo innamorati. Tu sei innamorata?

Quando l’ho scritta ero innamorata, quindi in questo senso stavolta è una canzone autobiografica. E, come accennavo prima, è successo in momento in cui era l’ultima cosa che cercavo. È la prima volta che mi viene spontaneo scrivere dell’amore, normalmente mi focalizzo su altro nei miei testi, ma è capitato nei quaderni e ho deciso di accoglierlo.

Da dove nasce invece il tuo interesse per la musica antica?

Da un colpo di fulmine. Qualche anno fa ho sentito su Radio3 unbrano di Barbara Strozzi (“Che si può fare”), una compositrice del Seicento italiano di cui mi ha impressionato la libertà nella scrittura. Così mi sono avvicinata a questo straordinario periodo dove, a mio parere, i cantautori potrebbero ritrovare le proprie radici.

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