Madyon: “Scriviamo Canzoni Senza Tempo, Mai Influenzati Dalle Mode”

I Madyon, rock band originaria di Cuneo, si formano nel 2012. Dopo i primi due EP – “Miracle” (2014) e “Roll The Shadow” (2016) – il gruppo guidato da Cristian Barra pubblica a giugno 2021 i brani “Runaway” e “Staring At the Sun” entrambi inseriti nel videogioco “Assetto Corsa Competizione” rispettivamente per il tema PS4 e trailer di lancio.

La musica del gruppo è fortemente influenzato dalle atmosfere british di Coldplay, The Verve, Travis con atmosfere intime tra pop e rock e pubblicheranno nel 2021 il primo album ufficiale.

Ciao ragazzi! Innanzitutto vi chiedo, com’è fare musica negli anni ’10 in Italia? E com’è fare musica in una cittadina come Cuneo?

Ciao Raffaele, grazie per l’interesse dimostrato verso ciò che facciamo! Questa domanda è davvero interessante. Gli anni ’10 sono stati anni di grande cambiamento per il mondo della musica, tutto si muove molto velocemente e noi stessi abbiamo cambiato l’approccio più volte durante il nostro percorso, iniziato nel 2012. Già al tempo scrivevamo musica originale ma la prima attività della band è stata quella di provare a costruire un’audience alla quale proporla. Per questo abbiamo aperto un canale YouTube ed abbiamo iniziato a pubblicare cover riarrangiate nel nostro stile. In pochi mesi abbiamo raggiunto migliaia di followers e in meno di un anno facevamo il nostro debutto live sul main stage di Collisioni Festival, come opening act di Fabri Fibra.

Oggi questo metodo non permette più di ottenere risultati simili in termini di mediaticità. Il pubblico ora è maggiormente legato allo storytelling dell’artista, alla sua immagine anziché al suo prodotto. Questo ci ha fatto fare pensare molto e ha cambiato molto il nostro modo di esporci a livello mediatico. Amiamo scrivere canzoni senza tempo e non siamo influenzati dalle mode, per questo vogliamo mantenere l’attenzione sulla musica stessa e non sulle nostre Instagram Stories. L’opposto di ciò che le grandi case discografiche consigliano di fare ai giovani per diventare “famosi”. Noi pensiamo che la strada per ridare valore al mercato della musica oggigiorno passi proprio dal non voler inseguire la fama, rimanendo invece concentrati sull’identità del prodotto.

Fare tutto questo a Cuneo? In realtà è indifferente perché la nostra è musica internazionale che viene realizzata a metà tra il nostro studio privato e gli Abbey Road Studios di Londra. Non siamo esponenti della scena italiana, sicuramente sarebbe bello poterlo essere ma la vedo dura dato che viviamo in un paese che negli ultimi anni sta dimostrando di avere visioni e confini sempre più stretti.

Il vostro pop-rock è fortemente influenzato dalla musica Brit, io in particolare in “Blood” e “Staring At The Sun” ci sento i primi Coldplay, Elbow e Starsailor, siete d’accordo?
Come nasce il vostro amore per la musica inglese?

Hai fatto centro. Inutile dire che il nostro stile affondi le sue radici nel rock inglese. Le band da te citate stanno proprio alla base delle nostre sonorità. L’amore verso quelle sonorità nasce banalmente dall’esperienza sensoriale d’ascolto. Il suono della lingua inglese per noi ha lo stesso valore del suono della chitarra elettrica: in un’altra lingua non comunicherebbe le stesse sensazioni. A me personalmente poi infonde un forte senso di libertà, il fatto di poter comunicare con un registro comunicativo internazionale, sapere che il nostro messaggio non sia confinato all’interno dei confini di un solo paese. Bellissimo.

“Staring At The Sun” e “Runaway” sono stati scelti per il simulatore “Assetto Corsa Competizione”. Come vi sentite ad essere entrati nelle orecchie degli italiani (e non solo) grazie a un videogame? Ve lo sareste mai immaginato?

Forse è proprio questa la gratifica di cui parlavo in precedenza. Se i Madyon non fossero una band che fa musica internazionale non saremmo mai stati selezionati per ricoprire un posizionamento di questo tipo. Inoltre, non essendoci proposti e non essendo stati spinti da alcuna etichetta, sapere di essere stati scelti esclusivamente in funzione di una valutazione artistica, non può che riempirci di orgoglio. Mi spiego meglio. Non è facile fare ciò che facciamo e soprattutto farlo come lo facciamo. Investiamo tantissime risorse nella ricerca della qualità del prodotto, dalla composizione alla produzione. Spesso giriamo l’Europa per collaborare con ingegneri come Christian Wright e Geoff Pesche, ingegneri del suono che solitamente lavorano insieme ad artisti come Coldplay, Ed Sheeran o Mumford & Sons. Facciamo tutto questo senza l’obiettivo di piacere a qualcuno ma come pura forma di espressione artistica. Essere coinvolti in un progetto importante a livello internazionale come “Assetto Corsa Competizione” per noi rappresenta uno dei riconoscimenti più prestigiosi di tutta la nostra carriera.

Qual è la cover che non vi stancherete mai di cantare dal vivo e perché?

All’interno dei nostri live non manca mai qualche tributo alle band che stanno alla base del nostro sound. Non ce n’è una onnipresente ma nell’ultimo tour ad esempio abbiamo proposto la nostra versione di “Bittersweet Symphony” dei The Verve che è possibile trovare, registrata dal vivo, anche su YouTube.

Siete al lavoro sul vostro primo album ufficiale in uscita nel 2021, come sarà?

L’album conterrà alcune canzoni già pubblicate nell’ultimo periodo ma per l’80% sarà composto da materiale totalmente inedito. Il disco ha una particolarità: è stato concepito come la colonna sonora di una realtà frutto della nostra immaginazione, un mondo fatto di personaggi che vivono avventure e sentimenti in una dimensione parallela. Sarà un vero e proprio concept album che, come per tutti i nostri lavori, è stato curato da noi in tutti i suoi aspetti, dalla musica, alle grafiche, a tutta la simbologia che accompagnerà il progetto.

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