“The Marshall Mathers LP” di Eminem compie 20 anni

Eminem "The Marshall Mathers LP"

MASTERPIECE

Vent’anni fa nasceva la leggenda del vero Slim Shady così come lo conosciamo oggi. Questo perché “The Marshall Mathers LP” di Eminem compie 20 anni, e non è mai stato così giovane.
Sotto la voce “capolavori rap del nuovo millennio” si attesta infatti l’LP di Mashall. E questo – persino un lezioso purista del genere potrà ammetterlo – è davvero l’unico modo per definirlo.

A due decadi di distanza, il disco rimane una pietra miliare del genere hip hop nonché il simbolo generazionale della nuova scena musicale, così profondamente segnata dalla sua parabola.

MAY I HAVE YOUR ATTENTION PLEASE..

Era il 23 maggio 2000. Alcuni ancora se lo ricordano. Il rumore di un temporale, lo scroscio dell’acqua piovana e la dolce voce di Dido che risuonava come una campionatura in uno scantinato. Uno squarcio stilizzato di una struttura psichiatrica, rossi accesissimi e il fulgido richiamo di un biondo platinato.

E all’improvviso TUTTI parlavamo di rap.

Tutti, ma proprio TUTTI, venivamo a conoscenza di un genere sotto molti aspetti ignorato. Con irriverenza e un velo di cupa ironia. Si vociferava che un 28enne bianco di Detroit avesse portato alle luci della ribalta una sottocultura fortemente nera, ma anche fortemente irrigidita nei suoi stilemi autoreferenziali.

Marshall Mathers

Erano gli anni di MTV, delle popstar e del Millenium Bug. Del Nokia 3310 e del Solero Algida. Dei pantaloni a vita bassa e dell’avvento dell’Euro. Dall’oggi al domani ognuno di noi parlava un nuovo linguaggio. Lo stesso hip hop lo faceva.

UN PO’ DI STORIA

Il 23 maggio di vent’anni fa veniva pubblicato, in maniera indipendente eppure a stretto giro con la Universal, “The Marshall Mathers LP”, terzo album nella carriera dell’astro nascente Eminem. A distanza di solo un anno dal suo secondo successo, nella prima settimana il disco vendette 1,7 milioni di copie, record tutt’oggi imbattuto nel rap (e superato solamente da “25” di Adele nella categoria degli artisti solisti).

In molti sapevano già cosa aspettarsi eppure non l’avevano ancora capito. Perché indipendentemente dai record, l’album segnò per sempre la scena musicale mondiale, non solo quella hip hop.

Perché il rap aveva superato i confini oceanici. E per un momento aveva smesso di parlare di tematiche esclusive della strada, iniziando a comunicare con tutti coloro che avevano una sofferenza più intima che li spingeva verso altri generi (grunge, dark, industrial, ecc.). Il rap si legava finalmente con l’interiorità del pubblico, e lo faceva con un appeal da hit commerciale.

A differenza del suo predecessore, “The Marshall Mathers LP” mostrava il mastermind dietro al suo alter-ego Slim Shady. Sotto la maschera, costretta a scontrarsi con la società che lo aveva incoronato, la vita personale di un artista era diventata il focus. E la cover introspettiva che lo raffigurava seduto sullo stuoino di casa ne era il manifesto.

SUCCESSO OLTRE SCALA

Singoli di successo e con un impatto mostruoso sulla nostra vita quotidiana si fecero strada dappertutto. All’epoca MTV e le radio passavano in continuazione “The Way I Am”, “The Real Slim Shady” e “Stan”.

La filosofia dietro al suo successo per Eminem era legata al fatto che il disco dovesse innanzitutto piacere a se stesso. Ma non era solo questo, ovviamente. Tutto ciò era avvenuto perché quella musica, benché sempre rap fosse, era estremamente orecchiabile. E perché aveva dei video che impattavano sempre nella memoria collettiva.

Uno stile anti-sistema aveva preso possesso dei media. Madri degeneri, industria discografica, follia del fanbase facevano capo a uno sfogo intimo in cui potevamo ritrovarci. Molti ricorderanno come “Stan” colpì lo stomaco di tutti. La storia di un fan che porta l’adorazione per il suo idolo verso l’ossessione e la morte oltre a spezzarci il cuore, mutò letteralmente il mondo della musica rap contemporanea.

“I don’t do black music, I don’t do white music,
I make fight music for high school kids”
(Eminem – “Who Knew”)

Un ragazzo con l’aspetto da popstar faceva ironia su tutto, un ragazzo con l’aspetto da popstar si muoveva sardonico nello showbiz col sarcasmo dei Beastie Boys ma con una brutalità lirica differente e più mordace.

“Marshall Mathers” così come “The Way I Am” investirono l’immaginario pop dell’epoca, “Bitch Please II” mostrò lo splendore tecnico della west coast insieme con Xzbit, Snoop Dogg e Dr. Dre.

LO STILE DELLA CONTROCULTURA

Eminem venne spesso citato come un esempio di minaccia all’integrità morale, e un’influenza negativa sui ragazzini. Di tutta risposta, lui sosteneva che “bastasse avere mezzo cervello per poter distinguere quando prenderlo sul serio e quando no”. La sua urgenza era quella di provocare il mondo circostante, così congelato nel perbenismo da risultare plastificato.

Em indirizzava le sue sparate su qualsiasi bersaglio prevedesse un tabù del politically correct (compresi gay, transessuali, disabili, bianchi e neri). Travalicare i confini spingendosi verso l’oltraggioso, era anche un modo per attirare tutte le attenzioni su di sé, indipendentemente dal risultato. Strage di Columbine, Popstars, abuso di droghe, il suo stesso rapporto coniugale burrascoso… Slim Shady prendeva in giro ogni tema, lo ribaltava, gli donava tragicità e lo elevava di potenza. Un umorismo deviato e impenitente era la facciata di una controcultura intenzionata a fare a pezzi il presente.

A distanza di vent’anni non esiste artista rap che non sia stato influenzato da questo disco, perché questo disco in qualche modo ha cambiato le sorti del genere stesso. Oggi, “The Marshall Mathers LP” rimane significativo per la sua portata culturale, perché ha ampliato enormemente il bacino di pubblico hip hop.

E non è un mistero che, tolta la versatilità vocale, i testi abrasivi e lo storytelling visionario, tolta la tecnica mostruosa e il cinismo feroce, da questo signore derivi il nostro modo disincantato di filtrare il mondo. Capace di svelare la realtà dietro al fasullo candore dell’establishment. Per chi è figlio della pop culture e del black humor, quest’album è forse la più lucida rappresentazione degli anni che ci hanno consegnato, più o meno integri, al nostro presente.

Eminem "The Marshall Mathers LP"

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