Sgrò: “Desiderio e Paura Più Grande? Cantare Le Mie Canzoni”

Sgrò - Foto di Luca Notarfrancesco
Sgrò – Foto di Luca Notarfrancesco

Il “cantautore domestico” Sgrò pubblica il video del suo singolo d’esordio “In Differita” diretto da Pietro Borzì e animato da Giulia Conoscenti: la clip descrive la parabola della storia di coppia dei due protagonisti, un cowboy e la sua dama.

Stravagante, onirico, emotivo, il musicista bolognese racconta il suo essere e inoltre, entrando sul sito ufficiale dell’artista, è possibile accedere ad un minigame, una breve esperienza di love coaching.

Ecco l’intervista al “cantautore domestico” Sgrò.

– Come mai ti definisci un “cantautore domestico”?

Per prendermi in giro. Detesto prendermi sul serio, anche perché riesco ad essere molto serio, soprattutto se si parla di musica e di canzoni. Credo che sia fondamentale per me sdrammatizzare tutta questa carne in vendita, questi pezzi di intimità che metto sul bancone di quella macelleria che è il mondo, Spotify, YouTube, Facebook, Instagram, ecc. “Cantautore domestico” è una definizione che mi ha dato un amico perché suonavo sempre in casa e non facevo sentire a nessuno le canzoni che scrivevo. La mia prima bruttissima canzone l’ho scritta nell’estate tra la terza media e il liceo. Pensa – e qui mi viene da sorridere e da dirmi che stato sciocco – che molti tra i miei più cari amici non avevano sentito mai la mia voce prima dell’uscita di questo mio primo singolo. Ad ogni modo, “cantautore domestico” non è solo ironia, ma dice qualcosa di vero nel senso che è di una casa simbolica che parlano tutte queste mie prime canzoni, una casa che non è tanto la casa abitazione, ma è lo spazio dell’intimità, del me più profondo, di quel me che è dentro questo me che ti parla.

– Nella tua bio c’è scritto: “Non avvezzo alla vita sociale, studia pianoforte e chitarra trovando nella musica un’alleata per i suoi problemi di comunicazione”. Alla luce di queste parole, ricordi qual è stata la prima canzone che hai suonato in assoluto?

“Rimmel” di De Gregori, tonalità Do Maggiore, e quando avrei dovuto fare il fa con il barré, non lo suonavo, era un’esecuzione sgangherata e bellissima. Dentro quella canzone ci sono un bel po’ di accordi, oltre ad esserci dentro tutta la mia adolescenza.

– Parliamo del tuo ultimo singolo “In Differita”. Noi ci sentiamo tanto Giorgio Poi, sbagliamo?

Non sbaglia nessuno. Nel senso che anche quando mi hanno detto che ci sentivano dentro i Noir Desir, o Battisti, o Piero Ciampi, o De Gregori, o i Tiromancino, o Colapesce, o Calcutta, o Giorgio Poi rispondevo “tutto vero”. Ma non perché sia vero in sé, cioè non perché siano questi i miei riferimenti (in alcuni casi, per niente), ma perché se le persone che l’hanno ascoltata ci sentono quei nomi, allora va benissimo così. Questa canzone è mia tanto quanto è tua, vostra, o loro. Questa cosa di Giorgio Poi, artista che stimo, mi fa piacere, ma allo stesso modo mi dispiace, se proprio devo essere sincero. Cioè, fare canzoni per me è stata una dura lotta tra un me che voleva castrarmi, tapparmi la bocca e un me che voleva emergere, avere la possibilità di far sentire il proprio modo personale e singolare di nominare le cose e il mondo. Fare canzoni è trovare una voce, la propria voce, andare alla ricerca di un porto sepolto, farlo riemergere, costruire una propria barca e prendere, finalmente, il mare, il largo. Quindi, mi dispiace, ancora una volta, che io non sia riuscito a tirare fuori me. Ci sta, probabilmente ho ancora molto da scavare. Spero che, col tempo, e anche con l’uscita di altre canzoni che ho già registrato e sono già pronte, io riesca a restituire il mio passo, la mia postura, il mio respiro.

– Come è nata la canzone?

La prima stesura nasce 5 anni fa, e siccome non avevo il coraggio di prendere alcune scelte relazionali, ho scelto di immaginare una situazione in cui avrei avuto più coraggio. Così ho deciso di abitare lo spazio che c’è in una relazione tra un prima e un dopo. Mi sono immaginato me in un certo momento, perché c’è un momento, lo si sente, che è una soglia. “In differita” parla di questa soglia, di questo momento liminare, di questa anteprima del vuoto. Come finirà la relazione di questi due? Continueranno a non capirsi? Continueranno a fare finta di niente? Ascoltando la canzone, credo che questi due si lasceranno. La canzone poi ha avuto, negli anni, una sua evoluzione. Ritorno spesso e tanto sulle canzoni che scrivo, quindi, da quella prima stesura si sono aggiunte altre sensazioni, e se all’inizio, ti rivelo, la tematica del tradimento era in primo piano, in questa ultima stesura che è uscita come singolo (il testo risale comunque a 3 anni fa) invece è nascosta, è quasi invisibile. Il tradimento emerge come resto, come detrito e non come soggetto centrale.

– Per quanto riguarda il video (bellissimo!), i disegni sono della bravissima Giulia Conoscenti. Come è nata l’idea di fare un video animato?

Sono proprio contento che si parli del video e della bravissima Giulia e anche del bravissimo Pietro Borzì (il regista). La bellezza del video è tutta merito loro. L’idea del video animato nasce da Pietro, dopo che ci siamo confrontati un po’ su tutto il progetto. Sono stato felicissimo della sua proposta, perché non volevo in alcun modo esserci io al centro. La mia faccia e il mio corpo avrebbero ingombrato la canzone, l’avrebbero ridotta a semplice autobiografismo. Scegliere un video animato e scegliere due protagonisti come un cowboy e una dama rende la storia metastorica, cioè al di là della biografia di noi tutti, perché nessuno è un cowboy o una dama, e questo essere al di là di tutti paradossalmente rende la storia più vicina a tutti, più condivisibile.

Ti va di raccontarci il primo incontro con la disegnatrice?

Il primo incontro con Giulia, purtroppo, non c’è mai stato, nel senso che siamo riusciti a organizzarci sulle cose da fare a distanza, senza mai incontrarci. È stato Pietro che ha lavorato a stretto contatto con lei. Giulia l’ho sentita, ci siamo scritti, è bello che entrambi siamo molto felici del risultato, io del suo lavoro e lei del mio. Appena tutto questo delirio da virus si calmerà, di sicuro ci incontreremo, anche perché abitiamo nella stessa città, Bologna.

– Abbiamo giocato al minigame di love coaching sul tuo sito (https://www.francescosgro.com/in-differita/) e non ci è andata molto bene… Il gioco rappresenta la tua idea di amore?

L’idea iniziale era aprire un sito di incontri. Mi spiego, tutta la mia vita ruota attorno al concetto di apertura e di chiusura. Sono stato chiuso in casa per tanto tempo, e ho custodito segretamente il mio desiderio/la mia paura più grande: cantare le mie canzoni. Perciò, per sdrammatizzare questo carico emotivo, avevo pensato di aprire un sito di incontri in cui far incontrare me e il mio mondo. Alla fine, per questioni di soldi e non solo, abbiamo scelto di fare questo mini-game. Il gioco rappresenta un po’ la mia idea di relazione, più che di amore. Quasi sempre l’esito del gioco è negativo, questa cosa mi fa ridere, e non è una risata sadica, anzi! È un modo per dire “anche io, anche a me, siamo simili, ti sono vicino, e tu sei vicino a me”. Insomma, in quei momenti quando ci si lascia il tuo dolore diventa il dolore del mondo, invece non è così. Il tuo dolore è uno tra i tantissimi dolori che ci sono. Ci si può curare parlando, confrontandosi, riducendo quel dolore per quello che è, cioè il dolore di una persona per una persona. Passerà.

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