I Foals e il meltin pot sound tra i Cure e la Luna

Foals tra Cure e Paul Simon in concerto il 16 maggio al Fabrique di Milano

Sono passati 11 anni dall’esordio del 2008 “Antidotes” in una una giovane band cercava di ricavare un piccolo posto nell’indie-rock europeo, oggi i Foals sono tra gli unici superstiti di quel genere che ha visto nei primi anni ’00 Libertines e Franz Ferdinand come esponenti di spicco. Un anno, il 2008, in cui tra i migliori dischi dell’anno venivano premiati Fleet Foxes, Glasvegas, Kings Of Leon e Coldplay riducendo al minimo la quota pop per una verve sempre più brit. Nel 2019 tra hip hop, trap e qualche punta di pop i Foals hanno cercato di tenersi a galla come meglio potevano. Non capendo che il nuovo “Everything Not Saved Will Be Lost – Part 1” è un piccolo grande capolavoro candidato ad essere uno dei lavori più belli del 2019.

La carta d’identità dice Oxford (come i Radiohead) ma il sound è di tanti, tantissimi e diversi luoghi: Manila, Barcellona, New York, Tokyo, Marrakech. Quella che i Foals porteranno sul palco del Fabrique di Milano il 16 maggio non è (solo) world music ma un mix di avventure e strumenti musicali itineranti per tutte le città più popolose del mondo. “Everything Not Saved Will Be Lost – Part 1” ha un sound che riparte da una territorialità prettamente inglese (riff di chitarra e modalità di canto) per espandersi negli amplificatori di tutto il globo con atmosfere arabeggianti, indiane, greche in cui ogni tanto fanno capolino la house music (“In Degrees”) e gli anni ’80, quelli dei Cure per intenderci. E poi atmosfere da iper-spazio.

Foals in concerto il 16 maggio al Fabrique di Milano

Il meltin pot sound dei Foals prende spunto da “Graceland”, capolavoro di Paul Simon del 1986, da “Disintegration” dei The Cure e dai riff di chitarra di John Frusciante. E da molto, moltissimo altro ancora.

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