JON FRATELLI: la recensione di “Bright Night Flowers” (2019)

NOME

Jon Fratelli

GENERE

Acoustic/Indie/Folk

ESORDIO

Psycho Jukebox (2011)

ULTIMO ALBUM

Bright Night Flowers (2019)

COPERTINA

copertina album "Bright Night Flowers" Jon Fratelli

ELENCO CANZONI

Serenade in vain
Bright night flowers
After a while
Evangeline
Rolling by
Crazy lovers song
Dreams don’t remember your name
In from the cold
Somewhere

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM

PUNTO DI VISTA

“Non hai motivo di andare avanti se hai scritto la canzone perfetta! L’intera ragione per cui continuo ad andare avanti è migliorare. Se mi svegliassi e improvvisamente realizzassi di aver scritto la miglior canzone di sempre, non vorrei mai più continuare.
Questo album ha una sorta di pigrizia intrinseca: le canzoni sono rilassate e si prendono il loro tempo, adattandosi perfettamente l’una all’altra”.

C’è una ricchezza di melodie romantiche dolcemente filate e finemente retrò che attraversa “Bright Night Flowers”, il nuovo lavoro da solista di Jon Fratelli. Canzoni come “Crazy Love Song”, “Dreams Do not Remember” e “Rolling By” sono disegnate attorno a un pianoforte maestoso, e sono particolarmente ben rifinite per avvicinarsi al cuore delle persone. Ognuna ha una sua irresistibile (Bowie-esca) ampiezza di contenuti espressivi, sottolineata da luccicanti archi e da una ricchezza di dettagli meticolosamente lavorati.

L’album è una collezione di brani squisiti, perlopiù scritti al pianoforte, che richiamano sia ad atmosfere luminose che notturne. Fra il soul angelico e il country dolce-amaro, è una piccola chicca e una piacevole virata ritmica e sonora rispetto al lavoro precedente del songwriter scozzese.

A differenza del normale grind di rock intenso e ballate sfrenate infatti, “Bright Night Flowers” ha un lato più morbido e delicato che non si era ancora palesato col lead vocalist dei Fratellis. Il songwriting è morbido e commovente, affronta temi che spaziano dalla nostalgia di un sogno mai realizzato al melanconico rumore di cuori infranti, e ti fa chiedere chi abbia mai influenzato la penna del compositore – “Non perdi mai veramente il tuo primo amore, anche quando attraversi una terribile rottura.. non puoi proprio dimenticarlo. Dylan e Pink Floyd sono influenze che mi saranno sempre vicine”.

Jon Fratelli pubblica il nuovo lavoro da solista "Bright Night Flowers"

Ogni canzone necessita di tempo per insinuarsi nel proprio affetto. Queste canzoni, dolcemente riflessive e liricamente inappuntabili, illuminano le fragilità delle relazioni umane, cullano ed elencano le emozioni più intense con torce soffuse in una notte buia.
L’album inizia con “Serenade In Vain”, una canzone con un’ouverture strumentale d’archi che si espande verso un valzer country blues intimo e polveroso. In un’ipnosi vocale che evoca mattine d’estate, panorami montagnosi e vaste lande del deserto americano, sappiamo che il viaggio che ci suggerisce non sarà un cul-de-sac, non avrà vicoli ciechi.
Segue il raffinato fascino di “Bright Night Flowers”, qualcosa di più vicino all’opera di Nick Cave, i cui testi sono ispirati a letture di John Fante e Norman Mailer, e le cui corde vocali ricordano un onirico Bowie marziano

“After A While” è una sonata mattutina di Joni Mitchell accompagnata dai The Last Shadow Puppets. Ma è con “Evangeline” che si ha l’impatto più immediato ed immersivo del disco, come la primissima volta che si ascolta una canzone di Jim Croce. Con una forma delicata e un’armonizzazione attenta, l’avvolgente voce di Jon ci porta in un’atmosfera di tale calore e profondità che avvertiamo con lui ogni piccola fase del percorso di rinascita di un cuore spezzato.
“Rolling By” ricorda una melodia degli Style Council suonata da John Lennon, dove echi di “Imagine” si accordano ad archi alla Verve.
Con “Crazy Lovers Song” prosegue il viaggio in carovana tra le radure e le vaste pianure di un continente da esplorare, aprendo completamente all’ariosità ed alla maestosità primaverile della vita e dei sentimenti latenti.
“Dreams Don’t Remember Your Name” è il brano più shoegaze e riflessivo della tracklist, dove le stelle e la dimensione onirica sono materia di disquisizione di un uomo a tratti disilluso, a tratti ancora estasiato dalla potenza della vita.

Un richiamo fortemente intenzionale a Tom Waits nella canzone “In From The Cold” è ciò che ha ispirato a Jon Fratelli la risposta “saresti un pazzo se tentassi di replicare esattamente il lavoro di qualcun altro”. Di parallelismo quindi si può parlare, di emulazione no.

A chiudere il sofisticato cerchio e porre termine alla traversata è “Somewhere”: un pezzo evocativo con affascinanti sussurri elettronici ed ammalianti riff di chitarra in sottofondo a comporre una serenata dai colori di una ninna nanna.

“Quasi tutte queste canzoni sono state scritte su pianoforte, cosa abbastanza ovvia al primo ascolto. Sembrava il contrappunto più naturale dell’ultimo album: allontanarsi da canzoni piuttosto rumorose e colorate – alcune delle quali erano state tirate su da un mix di svariate idee – a qualcosa di più affabile che si muovesse con un po’ più di fluidità. Descriverei questo album anche come giocoso, in realtà! Il cuore spezzato e il dolore emotivo possono anche essere giocosi quando sai che non devono essere presi troppo sul serio. Allo stesso modo, non puoi conoscere il piacere senza il suo contrario. Sotto questo aspetto, il nero è altrettanto gioioso quanto il bianco. La vita sarebbe molto noiosa se la felicità fosse l’unica esperienza, no?”

VOTO: 7

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