La consacrazione è compiuta, Calcutta conquista il Forum di Assago

Calcutta dal vivo al Mediolanum Forum di Milano il 21 gennaio 2019

La prima volta che vidi Calcutta dal vivo fu nel 2016, all’Alcatraz, in apertura al concerto de I Cani, allora freschi di parto di quel capolavoro che è “Aurora”. Sono passati tre anni da allora e nel frattempo il nome di Edoardo D’Erme da Latina è diventato uno dei più gettonati del panorama musicale italiano, al punto da prendersi per intero il palcoscenico del Mediolanum Forum di Assago, incassando la miglior risposta possibile dal pubblico meneghino: un doppio sold out. Milano da ospedale (cit.) si trasforma in terra di conquista della definitiva consacrazione del fenomeno Calcutta.

Il concerto è un viaggio – nel vero senso della parola, visti gli sterminati riferimenti geografici lungo il fil rouge della provincia di cui sono disseminate le canzoni – di un’ora e mezza nel mondo di Calcutta. Pochi fronzoli, come impone la natura da anti-divo del ragazzo pontino, ma tanto spazio alla musica, grazie al supporto di band (alla chitarra Colombre) e quattro coriste – ognuna delle quali con una lettera sulla maglietta a comporre la scritta CORO –  in una amalgama perfettamente riuscita di suoni e atmosfere a tratti psichedeliche, come la lunga coda di “Hubner” affidata solo agli strumenti e al coro.

A fare la parte del leone sono stati, naturalmente, i pezzi dell’ultimo disco, “Evergreen”, non sono mancati i tanti instant classics che hanno puntellato la carriera di Edoardo: da “Oroscopo”cantata in duetto con Frah Quintale, ospite di serata e introdotto da un video con protagonisti Fiorello e Paolo Fox che chiedono il cantante di eseguire il pezzo – a “Del Verde”. E ancora, “Frosinone”, “Cosa Mi Manchi A Fare” e “Gaetano”. Tutte accolte fin dalla prima nota da autentici boati del pubblico, che per tutta la scaletta si è letteralmente sgolato cantando anche le canzoni più vecchie, quelle dei primissimi passi sulla scena del cantautore pontino. E chissà quanti, a fine serata, sono tornati a casa come il sottoscritto, afoni ma felici di aver preso parte a una grande festa, chiusa da “Pesto” e da un catartico ‘ueee deficiente!’ urlato contro il cielo del Forum.

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A fare da sfondo visual con tantissimi richiami agli anni 90: una vera e propria operazione nostalgia fra il Dodò di Albero Azzurro, il Televideo – ah quante giornate passate a cercare notizie di mercato sulla mia squadra del cuore quando ancora internet e i social non avevano iniziato il loro bombardamento a tappeto… (leggere con tono nostalgico, ndr)- e i tanti riferimenti a quell’epoca vista come Eldorado per chi ora veleggia sui 30 anni e dintorni. Non c’è nulla di snobistico, però, niente machenesannoi2000 per intenderci, nell’esibizione di Calcutta ma la volontà di mantenere il contatto con un ben preciso target di pubblico, quello dei calcuttiani della prima ora. Omaggiati con il ripescaggio di pezzi come “Le Barche”, “Amarena”, “Pomezia” eseguita solo chitarra e voce in uno dei momenti più intimi e acustici del set.

Piccola parentesi per rifiatare prima di riprendere la corsa fra hit vecchie e nuove, e poi giù fino al gran finale con il trittico “Gaetano”, “Frosinone” e “Pesto”. La festa si chiude così mentre qualche irriducibile continua a intonare i versi calcuttiani anche fuori dal Forum, nel tragitto con ingorgo da Tangenziale all’ora di punta verso la metropolitana e dentro gli stessi treni, esaurendo del tutto le poche cartucce vocali rimaste nel caricatore dopo il concerto. Di fatto la migliore attestazione di quella parola, spesso abusata, che risponde al nome di “consacrazione”. E qui è decisamente usata con cognizione di causa.

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