TAKE THAT: la recensione di “Odyssey” (2018)

NOME

Take That

GENERE

Pop

ESORDIO

Take That & Party (1992)

ULTIMO ALBUM

Odyssey (2018)

COPERTINA

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ELENCO CANZONI

Greatest day
It only takes a minute
These days
Could it be magic
Everything changes
Travel interlude
Out of our heads
A million love songs
Sure
Love ain’t here anymore
Spin
Cry
Said it all
How deep is your love (feat. Barry Gibb)
Let’s do it again
Patience
The flood
Back for good
Get ready for it
Everlasting
Giants
Shine
Never forget
Relight my fire
Babe
Pray
Rule the world

 

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM

 

PUNTO DI VISTA

All’inizio erano Gary Barlow, Mark Owen, Howard Donald, Jason Orange e Robbie Williams. Cinque ragazzi inglesi ispirati dai New Kids On The Block, pronti per le copertine di ogni rivista patinata e quotidiano con i capelli pieni di gel e pochi muscoli ma ben messi in evidenza. Nel 1995 Robbie Williams lascia e a febbraio ’96 cade il palazzo di vetro dei Take That. Poi nel 2005 una prima reunion e poi il tour negli stadi tra il 2010 – 2011 che ha visto riunirsi alla ciurma Mr. Williams che intanto gli stadi li riempiva già da solo. Nel 2014 abbandona anche Jason Orange per dedicarsi a progetti extra musicali.

“Odyssey” potrebbe essere, con molta probabilità, l’ultimo disco dei Take That che ora rimasti in tre trovano sempre meno ragion d’essere. Eppure “Odyssey” è un greatest hits, un riarrangiamento e una ri-produzione dei brani più importanti di quasi 30 anni della carriera della boyband da parte del loro producer Stuart Price che dona nuova veste a brani troppo 90s come “Relight My Fire”, “Pray”, “Babe” e “Never Forget”. Sì, ci sono ben tre inediti – “Out Of Our Heads”, “Spin” e “Everlasting” – che profumano di colonna sonora ma questo non fa certo presagire un qualche tipo di futuro per la band che potrebbe tornare a congelarsi ancora una volta e stavolta per sempre.

I Take That sono tornati con il loro nuovo greatest hits "Odyssey" in cui Stuart Price re-immagina i capolavori della boyband inglese

Ventisette canzoni in cui Stuart Price mette a nudo e re-immagina le tre vite dei Take That: gli anni ’90 in cui la band era sul tetto del mondo, i duemila in cui i ragazzi inglesi si sono ripresi quello che era loro di dovere e gli ultimi due dischi “III” del 2014 e “Wonderland” del 2017 in cui, ormai trio, vorrebbero provare ad andare avanti cercando una nuova identità. Probabilmente i Take That non hanno più nulla da dire di nuovo al mondo musicale ma “Odyssey” è un tuffo nell’Odissea che la boyband ha passato in questi (quasi) 30 anni, un diario aperto e riscritto dal loro biografo di fiducia.

VOTO: 7,5

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