TOM MORELLO: la recensione di “The Atlas Underground” (2018)

NOME

Tom Morello

GENERE

Rock/Alternative

ESORDIO

The Atlas Underground (2018)

ULTIMO ALBUM

The Atlas Underground (2018)

COPERTINA

Cover copertina "The Atlas Underground" Tom Morello album recensione

ELENCO CANZONI

Battle sirense (feat. Knife Party)
Rabbit’s revenge (feat. Bassnectar, Big Boi e Killer Mike)
Every step that I take (feat. Portugal. The Man e Whethan)
We don’t need you (feat. Vic Mensa)
Find another way (feat. Marcus Mumford)
How long (feat. Steve Aoki e Tim Mcllrath)
Lucky one (feat. K.Flay)
One nation (feat. Pretty Light)
Vigilante nocturno (feat. Carl Restivo)
Where It’s at ain’t what it is (feat. Gary Clark Jr. e Nico Stadi)
Roadrunner (feat. Leikeli47)
Lead Poisoning (feat. Gza, RZA e Herobust)

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM

 

PUNTO DI VISTA

“The Atlas Underround” è il nuovo album solista di Tom Morello – il primo con il suo vero nome – uno dei più grandi chitarristi degli ultimi 30 anni, fruitore di delay e feedback fino ad inventare uno stile musicale totalmente personale.

Dai Rage Against The Machine agli Audioslave fino ai Prophets Of Rage, Mr. Morello è stato in assoluto il fautore di un nuovo sound chitarristico che ha unito la semplicità degli accordi con l’inventiva di un musicista di strada fatto di slide e chitarre appositamente scordate per dare piena voce allo strumento a sei corde. Il musicista newyorkese inizia subito a mettere il guinzaglio a quella che vuole essere la sua opera più pura e indirizza il sound verso una direzione ben precisa con l’aiuto di due membri dei Pendulum (“Battle Sirens”): un universo di chitarre dalle corde cosmiche.

In “Rabbit’s Revenge” si sente l’eco dei Prophets Of Rage a causa delle voci di Killer Mike e di metà degli Outkast ovvero Big Boi, l’atmosfera è resa più dark dalla produzione di Bassnectar. Incursione nel cuore con “Every Step That I Take” – singolo in onore di Chris Cornell, con il quale ha condiviso per anni il palco con gli Audioslave e in tour combinati tra Rage Against The Machine e Soundgarden – in cui il musicista cerca la chiave per andare avanti ma risulta ben stretto a legami imprescindibili come l’amicizia con il cantante di Seattle che, bisogna proprio dirlo, sembra superare la morte. E il tutto è miscelato con l’elettronica dei Portugal. The Man fino a diventare un prodotto quasi dei Twenty One Pilots.

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Riecco fare capolino la slide e slap guitar (“We Don’t Need You”), quella che ha portato al successo i primi Rage Against The Machine, quelli di “Freedom” e “Bullet In The Head”, in un viaggio in moto a 180 km/h. La voce di Marcus Mumford accende lentamente il motore della macchina pop di Tom Morello che “trova un’altra strada” (“Find Another Way”) per approcciarsi al rock, sempre politicamente scettico verso tutti (non parliamogli di Donald Trump) ma sicuro del potere del popolo sceglie il suo leader maximo nel cantante dei Mumford and Sons.

Ancora un incontro tra rock ed elettronica con la voce dei Rise Against e la space addiction di Steve Aoki (“How Long”) fusi alla chitarra acida fino ad arrivare alla femminilità dichiarata di “Lucky One” in cui K. Flay dona il suo tocco sinuoso ma graffiante e traduce in parole i riff dell’americano. Sulla scia delle girl rock band anni ’90 come L7 e Sleater Kinney. Dopo che Pretty Lights trasforma il sound in un vinile da dj in “One Nation”, Morello insieme al polistrumentista Carl Restivo diventa il “Vigilante Nocturno” dalle quattro mano che sorvola la City e la rende libera con il ‘sound of justice’.

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Nico Stadi fa il verso a Steve Aoki e prende a raccolta la straordinaria voce soul di Gary Clark Jr. per rendere più luminoso il percorso a Tom che mette in moto – letteralmente – la sua chitarra (“Where It’s At Ain’t What It Is”), la donna del mistero Leikeli47 passa a trovare l’amico ex Audioslave nell’east side per fare la barba all’ormai irriconoscibile Zack De La Rocha (“Roadrunner”) e i rapper GZA e RZA incontrano il producer Herobust per un meeting tra massimi sistemi del rap alla corte suprema di King Morello che, anche stavolta, è poco più che uno spettatore, una firma e nulla più (“Lead Poisoning”).

Tom Morello apre il suo sussidiario e comincia a raccontare a ogni fan una storia diversa del suo passato. Tutto già sentito, o quasi, le produzioni elettroniche si fanno spazio snaturando spesso la sapiente mano di Tom che inabissa la sua chitarra in un vero e proprio Atlante sotterraneo.

VOTO: 6,5

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