Manu Delago presenta “Parasol Peak” a Milano: la musica come linguaggio universale

Manu Delago ha presentato a Santeria Paladini a Milano il 18 settembre il documentario "Parasol Peak"

Time lapse, performance in arrampicata e atmosfere suggestive che suggeriscono rimandi alla potenza visiva di film come “I Sogni Segreti di Walter Mitty” e alla scrittura lignea di “Mauro Corona”.
Manu Delago è un poliedrico percussionista austriaco che si è evoluto melodicamente come il suo stesso strumento musicale. Esperto di Hang, polistrumentista e compositore, mostra con timidezza e appassionata gentilezza il suo ultimo lavoro all’intimo pubblico del Santeria di Milano, un mini-film sinfonico ed alpino ricco di poesia ed ascetismo.

Diviso in capitoli come quelli di un diario di viaggio (7, come il numero dei musicisti partecipanti, selezionati fra un campionario di 500 suonatori), riportanti il titolo e l’altitudine delle location, la visione del mediometraggio prodotto e composto da Manu Delago si dispiega in immagini sonore delicate fra i silenzi e le mille voci della montagna, straripante di sussurri e fruscii. Nomi come “Alpine’s book”, “Lake Serenade”, “Ridge View” o l’eponima “Parasol Peak” fanno pensare a un’atmosfera colma di mistero e spiriti guida, nel raffinato accompagnamento di xilofono, violoncello, tromba, sax, flauto, percussioni, ruscello, pietra, neve, roccia, acqua, vento di altura e ovviamente hang. La scelta di fare da contorno alle risorse a disposizione (come elmetti e ramponi) e agli elementi naturali che sono i veri protagonisti di quello che più che un film è un esteso videoclip del musicista, fa pensare a influenze musicali raffinate come Arcade Fire, Gotye e Bon Iver (se solo il canto fosse presente alla narrazione).

LEGGI LA RECENSIONE DI “PARASOL PEAK”

 

Manu Delago – Foto di Gianluca Ricotta

L’hang ha un potere rilassante ed immersivo, e il sax suonato come un didgeridoo acuisce il senso di indefinito in una musica che ha sempre una vena di malinconia. Sentendo i versi del vento nelle feritoie della neve che ricordano i mugolii di cuccioli di lupo, ci si addentra in uno spazio personale e profondo e si viene cullati dalle note di un piccolo ensemble itinerante che vuole omaggiare la possente bellezza degli elementi.
Nei suoi 5 giorni di registrazione tra gli 0 e i 5 gradi a settembre dello scorso anno, in condizioni ardue sia per i suonatori che per gli strumenti, “Parasol Peak” mostra un modo diverso e certamente più artistico di fare hiking ma soprattutto come, in assenza di parola e senza bisogno di traduzioni, la musica sia il linguaggio universale che raggiunge fin da principio il cuore di tutti gli interlocutori.

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