MIKE SHINODA: la recensione di “Post Traumatic” (2018)

NOME

Mike Shinoda

GENERE

Hip hop/Alternative/Rock

ESORDIO

Post Traumatic (2018)

ULTIMO ALBUM

Post Traumatic (2018)

COPERTINA

Mike Shinoda cover copertina album "Post Traumatic"

ELENCO CANZONI

Place to start
Over again
Watching as I fall
Nothing make sense anymore
About You (feat. blackbear)
Brooding – Instrumental
Promises I can’t keep
Crossing a line
Hold it together
Ghosts
Make it up as I go (feat. K. Flay)
Lift off (feat. Chino Moreno e Machine Gun Kelly)
I.O.U.
Running from my shadows (feat. grandson)
World’s on fire
Can’t hear you now

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM


PUNTO DI VISTA

Le cinque fasi di elaborazione del ‘tutto’

Da dove ricominciare..
Siamo tutti un po’ orfani dopo il 20 luglio scorso, e siamo ben consci che non esistano panacee taumaturgiche capaci di scacciare il male senza prima essersi dati il tempo di metabolizzarlo. La Voce del crossover moderno è venuta a mancare (Chester Bennington), e con lui tutta un’eredità di persone che vedevano nel suo screaming arterioso una valvola di salvezza dalle tragedie della quotidianità, quelle che spesso passano in sordina senza che gli altri si domandino che fine tu abbia fatto.

Il superamento dei lutti e dei dolori è un processo lento e intrinsecamente personale, lo sappiamo. Intimo, spesso dilaniante, eppure unico e che differisce da individuo a individuo.

“La vita senza musica sarebbe un errore” scriveva Nietzsche… e la musica ha il potere di scongiurare i sentimenti più nefasti, anche solo per un battito di ciglia. Talvolta c’è chi ha il vigore creativo di modellare questo sentimento ed elargirgli una forma concreta. Così, tra telefonate e tributi che si affastellano e si confondono come in una ridda di mute condoglianze, viene al mondo “Post Traumatic”, un lavoro sospeso tra la trap e la sinfonica, un cantico degli infausti e dei redenti che insegna a piccole dosi la dignità dell’amor proprio, lo splendore e la fierezza del superamento:

1. Negazione

“I don’t want to know the end, all I want is a place to start”

L’avvio dell’album non può che essere uno straziante commiato di disconnessione, di separazione da ciò che in sua assenza rappresenta la disunione di un gruppo da sempre intimamente coeso. Le prime tracce hanno tutta l’aria di una cronaca del senso di abbandono di chi credeva che avrebbe portato avanti un sogno per tutta la vita. Ed in seno al senso di perdita può esserci solo la negazione dell’accaduto, “perché a volte non dici addio una volta, lo dici ancora e ancora e ancora..”

Mike Shinoda recensione album "Post Traumatic"

2. Rabbia

“Fucked up” is an understatement.. can’t wait for this year to end”.. “The world’s on fire, all I need is you”.. “And it makes me wanna puke my fucking guts out on the floor, we rehearsed it for a month, I’m not worried about the set. I get tackled by the grief at times that I would least expect” – la crudezza della realtà ha il sapore sanguigno dei ricordi, potrebbe asserire Shinoda.

Nessuno sa esattamente cosa si possa trovare ad affrontare il co-founder e co-leader di una delle più grandi crossover band del secolo, al netto di ogni possibile trasporto emotivo. C’è molta aspettativa riposta su di un uomo che ancora sente la terra mancare sotto i propri piedi. Cosa rimarrà di una dinastia del nu ed electronic metal ora che metà della sua forza pulsante si è spenta? Cosa potrebbe comportare lo scioglimento dei Linkin Park, e cosa il suo proseguimento senza l’ugola graffiante di Chester a capitanarla?
Quest’angoscia crescente si avverte interamente nelle parole di “World’s On Fire”, nel fallout desolante delle note di “Over Again” o nell’inquietante struttura melodica di “About You”.

La rabbia del resto è un sentimento rapinoso che attinge molto dal senso di desolazione e di abbandono. Lo stesso giorno in cui il tuo miglior amico si toglie la vita, l’intera carriera costruita mattone su mattone in sinergia con lui viene minata alle fondamenta. Quello stesso ‘amico fragile’ che all’apice della sua carriera cantava “andando avanti a resistere, perché tutto risulta così pesante?” e portava uno dei suoi figli a scrivere il toccante messaggio “papà, goditi le prove o qualsiasi cosa tu stia facendo oggi. Ama la vita, perché alla fine è un castello di vetro”. Come si fa a non essere in collera per la sua decisione? E come, un secondo dopo, a non avercela con se stessi per averlo potuto pensare?

Linkin Park recensione "Post Traumatic" Mike Shinoda

3. Negoziazione

“Some days it doesn’t take much to bring me down, some days I’m struggling for control, some days it doesn’t take much to bring me down. But right now I’m floating above it all”

A proposito dell’idea alla base dell’album, quando ancora era assimilabile in 3 tracce di un EP dal retrogusto amaro, Mike Shinoda comunicò ai fan:

“Gli ultimi sei mesi sono stati delle montagne russe. In mezzo al caos, ho iniziato a provare un’intensa gratitudine – per i vostri tributi e messaggi di supporto, per la carriera che mi avete concesso, e per la semplice opportunità di poter creare dal nulla. Oggi condivido tre canzoni che ho scritto e prodotto, con immagini che ho filmato, dipinto e modificato da solo. Al centro, il dolore è un’esperienza personale e intima. In quanto tale, non è Linkin Park né Fort Minor – sono solo io. L’arte è sempre stata il posto in cui mi rifugio quando ho bisogno di risolvere la complessità e la confusione della strada da percorrere. Non so dove porti questa strada, ma sono grato di condividerla con voi”.

4. Depressione

“Now that I awaken, no one’s left to answer me”…”And they’re asking me if I can see the darkness down below, and I know it’s true. I say I do, and half the time I don’t”

Confusione, smarrimento, rimpianti e frustrazione sono alcuni dei temi che permeano canzoni come “Nothig Makes Sense Anymore”, “Running From My Shadow” o “Promises I Can’t Keep”. Un’analisi a cielo aperto e nervi scoperti sui momenti più neri, sul timore del confronto e sulla crudeltà del tempo: più esso scorre e più diventa facile sorvolare una perdita ma al contempo più esso scorre e più ci si accorge che è passato, senza necessariamente avvertire quell’iniziale senso di profonda tristezza e scoramento che accompagnava la prima fase. Ed ecco che a quel punto subentra il senso di colpa.. insomma se non è lacerazione, è senza dubbio il conflitto interiore a sopraggiungere. E, per rubare le parole di un altro grande artista scomparso troppo prematuramente, è proprio in quel momento forse “che vi rendete conto che l’acqua non ha superficie, oppure sbattete il muso contro il vetro della campana rendendovi conto di essere in trappola.. oppure guardate il buco nero, e vedete che ha la vostra faccia”.

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5. Accettazione

“And they’ll tell you I don’t care anymore. And I hope you’ll know that’s a lie. ‘Cause I’ve found what I have been waiting for.. but to get there means crossing a line: so I’m crossing a line”…”The lights go down, holding every memory close. Tonight is for our ghosts”

Proprio come una lunga convalescenza affrontata col preciso intento di volerla attraversare senza arretrare, arriva infine la determinazione nella scelta di un nuovo percorso. “Crossing a Line”, in cui Shinoda, su una base più ariosa, comunica con Chester e tenta di spiegargli di aver bisogno di passare oltre ma questo non ha nulla a che vedere con la dimenticanza. E finalmente uno squarcio di luce fa breccia tra le nuvole, dando vita a brani intensi e affascinanti come “Make It Up As I Go”, “Hold It Together” (con quella punta di adult contemporary e dance pop che si avvertiva anche nei brani dei Fort Minor), “Lift Off” e “I.O.U”.

“Post Traumatic” nasce come una documentazione diaristica dei grevi passi di Shinoda per elaborare il lutto, ma si sviluppa come una preziosa testimonianza di rinascita intessuta di hip hop più o meno old school, industrial e beat freddi che lasciano spazio alla furia contaminante del Rapper, e alla poliedricità del Musicista. Dolore, sconforto e incertezza per il futuro sono alcune delle sostanze fondanti di questa miscela, ma non manca una vibrante componente positiva: il Long Playing consta di 16 tracce che pescano a piene mani ed arbitrariamente dal rap, rock, jungle ed elettronica per espellere il dolore ed assistere chiunque tenti di uscire dal cono d’ombra del proprio cordoglio, affrontare il gradiente che separa l’interno dall’esterno della propria frammentazione, e trovare conforto nella propria vita. Perché in fondo è proprio lì che avvengono i miracoli.. a volte semplici e grandiosi come voltare pagina

‘Ma adesso che viene la sera ed il buio mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune a violentare altre notti:
io nel vedere quest’uomo che muore, madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore’
(F. De André)

VOTO: 8

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