Cesare Cremonini, la notte dei miracoli a San Siro – PHOTOGALLERY

Cesare Cremonini concerto stadio san siro milano 20 giugno 2018

Articolo di Michele Cassano / Foto di Gianmarco Gaito

“Questa sera così dolce che si potrebbe bere, Da passare in…56.000..in uno stadio”

Cantava (parafrasandolo) Lucio Dalla. Uno che di musica e di bolognesi se ne intendeva.

E la sera del miracolo è avvenuta: Cesare Cremonini infatti ha letteralmente conquistato San Siro regalando al pubblico accorso allo stadio meneghino uno spettacolo davvero straordinario. Un turbillon di colori, parole, musica emozioni che hanno fatto ribollire di passione ed entusiasmo il catino milanese.

L’arrivo su un imponente palco, passando da una botola, inaugura uno show che durerà circa due ore. Dopo l’intro strumentale di “Cercando Camilla” sono le canzoni dell’ultimo album “Possibili Scenari” (che peraltro da il titolo sia al tour sia al lavoro discografico) e “Kashmir Kashmir” a scaldare le mani e le voci dell’arena che a questo punto è pronta per salire sulla macchina del tempo del cantautore emiliano per rivere le sue più grandi hit.

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“PadreMadre” apre la serie di successi che prosegue poi con “Il Comico”, “La nuova stella di Broadway” e “Latin Lover”.
Cesare, il trasformista, prende possesso del palco e dello stadio in tutta la sua interezza. Una breve pausa gli consente il cambio d’abito prima della ripartenza che si traduce nelle note di “Lost in the weekend”, “Un uomo nuovo” e “Buon viaggio”.

Fra un pezzo ritmato e una ballad romantica è arrivato il momento giusto di spogliarsi artisticamente. Con l’aiuto della meravigliosa tromba suonata magistralmente da Andrea Giuffredi, il tutto può avvenire nell’habitat più conosciuto e probabilmente amato da Cremonini: quello del pianoforte.
“Figlio di un Re” è l’apripista ad una struggente versione rivisitata di “Una come te”, a cui fanno seguito “Dicono di me” e “6:26”. San Siro tutto a un tratto pare un Jazz Cafè degli anni ’30 in America, l’artista bolognese sembra Ryan Gosling in La La Land. Dalla sua voce e dal pianoforte si rilanciano suoni nell’etere che il pubblico canalizza come un meraviglioso moltiplicatore di emozioni.

Gira, gira e non si ferma mai ad aspettare: lo show deve andare avanti e quale canzone meglio di “Mondo” per far ricominciare le danze, con una breve ma significativa apparizione di Jovanotti sui videowall posti ai lati dello stage centrale. Un restart energetico che comprende anche “Logico” e “Greygoose”.

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Il gran finale sta per essere servito, ma prima di dare fuoco alle polveri, è quasi doveroso un nuovo passaggio in acustico – caratterizzato dal flauto traverso di Gabriele Bolognesi – in “Dev’essere così” e sulle note decisamente più accentuate de “Il pagliaccio”, che chiudono il penultimo blocco di brani. La rappresentazione sta per volgere alla sua fine, eppure c’è voglia ancora di fare festa. Cremonini invita il suo bassista/amico Ballo a prendersi gli applausi e i cori di auguri per il suo compleanno. E’ il momento perfetto per l’amarcord, non può che partire “50 Special”. Suonata per la prima volta nel 1999, non c’è che dire: passa a pieni voti l’esame di maturità.
L’applausometro, semmai ce ne fosse stato uno, si è rotto per troppo gradimento; il titolo in borsa chiuso per eccesso di rialzo. Date a Cesare, quel che è di Cesare.

La gente alla Scala del Calcio canta a squarciagola “da quando Baggio non gioca più” in una “Marmellata#25” da sentimenti adrenalici. C’è una confusione inebriante, “Poetica” e “Nessuno vuole essere Robin” sanno di quelle notti leggere d’estate che vorresti non finissero mai; per ultima arriva “Un giorno migliore” a tirare giù la saracinesca.
Cremonini ringrazia la band, il pubblico, la musica, poi si inchina insieme ai suoi musicisti e saluta. Piovono svariati minuti di applausi.

Ha avuto il numero 10 sulla schiena e non ha sbagliato i rigori…

 

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