FANTASTIC NEGRITO: la recensione di “Please Don’t Be Dead” (2018)

NOME

Fantastic Negrito

GENERE

Rock/Soul

ESORDIO

The X Factor (1996)

ULTIMO ALBUM

Please Don’t Be Dead (2018)

COPERTINA

fantastic negrito

ELENCO CANZONI

Plastic Hamburgers
Bad Guy Necessity
A Letter To Fear
A Boy Named Andrew
Transgender Biscuits
The Suit That Won’t Come Off
A Cold Novembre Street
The Duffler
Dark Windows
Never Give Up
Bullshit Anthem

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM


PUNTO DI VISTA

“Please Don’t Be Dead” è il quarto album di Xavier Amin Dphrepaulezz ovvero Fantastic Negrito, artista afro-americano nato con il rock e l’R&B nel sangue.
L’artista di Oakland dall’alto dei suoi 50 anni e dei suoi 20 anni di carriera – messi in stand-by da una coma di tre settimane e diversi anni di riabilitazione – torna a un anno da “The Last Days Of Oakland” che gli è valso la vittoria di un Grammy nella categoria Best Contemporary Blues Album. Xavier è davvero un ‘fantastic negrito’, la sua voglia di vivere è solo il valore aggiunto alle sue già grandi doti vocali e chitarristiche che lo hanno portato prima alle orecchie del manager di Prince nei primi anni ’90 e poi a firmare un contratto con la Interscope Records per il disco “The X Factor” del 1996.

“Ho scritto questo album perché sono preoccupato per la vita dei miei fratelli neri. Ho paura per le vite delle mie sorelle, sono preoccupato circa il loro futuro. Qualcuno entrerà nelle scuole a sparare all’impazzata? Diventeranno dipendenti dai farmaci? Vagheranno per le strade senza obiettivi e senza un tetto sotto il quale rifugiarsi? La polizia ucciderà i miei figli? Ho dato questo titolo al disco perché sono arrivato alla conclusione che noi, tutti, l’umanità intera, ha perso il senso della società e, purtroppo, lo so cosa succede quando insegui cose sbagliate e ti perdi nel male. È la storia della mia vita” – dichiara Fantastic Negrito a proposito di “Please Don’t Be Dead”.

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La prima traccia “Plastic Hamburgers” è una dedica ai fratelli neri (“Let’s break out these chains, let’s burn it down”), un invito a ribellarsi all’egemonia del pensiero discriminatorio dell’uomo bianco verso la persona di colore e la successiva “Bad Guy Necessity” è invece la chitarra che prende le redini della vita di Xavier, guidandolo ben fuori da quel letto di ospedale che ha voluto imprimere sulla copertina del disco. L’artista del Massachussetts scrive poi una lettera alla paura in cui la tradizione del cantautorato di strada americano fa capolino (“A Letter To Fear”). La tradizione della black music, quella vera, quella che dagli anni ’30 in poi si è rivista ciclicamente in pochissimi artisti, come il sopracitato Prince, Lenny Kravitz e Lauryn Hill è onnipresente in tracce come “Transgender Biscuits” e “A Cold Novembrer Street” (quest’ultima è una chiara citazione della canzone folk statunitense “House Of The Rising Sun”), il soul tesse nuovi vestiti in “The Duffler” e nella ballad “Dark Windows”. Quello che ci insegna Fantastic Negrito è però come non arrendersi mai davanti alle avversità (“Never Give Up”) e continuare, sempre e in ogni modo, a provarci con “Bullshit Anthem”. La nascita del figlio prima e il tour con Chris Cornell hanno forgiato il cuore e la mente del cantautore afro-americano di Oakland portandolo a un nuovo livello di songwriting comparabile con i più grandi della storia della musica.
Undici canzoni, undici tatuaggi che rispecchiano l’animo di una persona che non ha mai smesso di arrendersi davanti alle avversità della vita e alle differenze di genere. I traumi, le delusioni d’amore, la famiglia conservativa hanno avvicinato sempre più Xavier a quel dono che solo Dio è stato in grado di donargli: la musica.

VOTO: 8

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