Seattle Is Not Dead: riflessione su una città che non si è mai arresa

grunge seattle is not dead kurt cobain

di Matteo Mantovani

Proprio così, non bastano le nuove tendenze sempre più lontane dai costumi degli anni 90, non basta la vecchiaia che avanza, eh si sono passati trent’anni, non bastano nemmeno le tragedie come se ci fosse bisogno di citarle. La città americana divenuta protagonista dell’ultimo vero movimento alternativo del Novecento e caposaldo di un’intera generazione si appresta ad invadere il nostro paese in questo mese di giugno – prima i Foo Fighters al Firenze Rocks e poi i Pearl Jam dal vivo a Milano, Padova e Roma – per poi rifarsi viva anche alla fine dell’anno – Mudhoney dal vivo a Bologna, Roma e Milano.

pearl jam seattle is not dead

Di pezzi per strada se ne sono persi tanti, tanti come gli stravolgimenti avvenuti in tutti questi anni dal punto di vista culturale e certamente musicale, dalla crisi della vendita dei dischi alla mafia del secondary ticketing, temi complicati e spinosi, meglio nemmeno entrarci, dobbiamo solo combattere, specialmente quest’ultimo. E allora dopo tutto, soprattutto dopo trent’anni tre delle più grandi rock band viventi al mondo vengono da Seattle, cosa significa? La scena, ma più che altro la gente non si è mai arresa, in una città contraddistinta dal proprio isolamento rispetto al resto del mondo e dallo straordinario senso di unione da parte dei propri musicisti.

“Abbiamo una nostra definizione di successo. Ha a che fare con la capacità di non andare oltre il talento di cui la natura ti ha dotato”
Stone Gossard
Frase tratta da “Grunge” di Claudio Todesco

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