ARCTIC MONKEYS: la recensione di “Tranquility Base Hotel & Casino” (2018)

NOME

Arctic Monkeys

GENERE

Indie/Rock

ESORDIO

Whatever People Say I Am That’s What I’m Not (2005)

ULTIMO ALBUM

Tranquility Base Hotel & Casino (2018)

COPERTINA

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ELENCO CANZONI

Star Treatment
One Point Perspective
American Sports
Tranquility Base Hotel & Casino
Golden Trunks
Four Out Of Five
The World’s First Ever Monster Truck Front Flip
Science Fiction
She Looks Like Fun
Batphone
The Ultracheese

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM

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PUNTO DI VISTA

Diciamo la verità c’era molta, moltissima aspettativa per il nuovo album degli Arctic Monkeys, per quello che hanno fatto in passato, per i record che hanno infranto e per il tempo trascorso da AM (ben 5 anni). La paura che potesse venir fuori una strana creatura dal laboratorio del Dottor Alex Turner era già nell’aria. E così è andata.

Tranquility Base Hotel & Casino è un Frankenstein nato dall’idea ben precisa di annullare una band per la nascita di un leader: Alex Turner. Il cantante compone tutti i brani del disco da solo al piano in una stanza a Los Angeles, con una gestazione durata più o meno un anno e infine approvati dal chitarrista Jamie Cook (che per volere del caso risulta praticamente assente tra i suoni del disco). 

NME dice che “Tranquility Base Hotel & Casino è la cosa che più si potesse avvicinare a un disco solista di Alex Turner”. È così. Il 32enne inglese ha forse aspettato troppo tempo per dare libero sfogo alla sua genialità – tralasciamo per ora la colonna sonora del film del 2010 Submarine – che ora, dopo anni e anni di indie-rock, risulta logorata. Le droghe, quelle serie, hanno fatto il loro percorso e hanno portato Alex The Crooner a ergersi ben più di un gradino sopra la band e a incoronarsi Re senza il voto popolare.

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La Superbia, si sa, è il peccato peggiore tra i sette vizi capitali. I simboli che nell’arte accompagnano la raffigurazione della superbia sono generalmente il pavone, lo specchio – nel quale a volte si scorge il riflesso di Satana – e il pipistrello. Alex Turner indossa il mantello della Superbia e si siede al piano per comporre 11 tracce sulla falsa (falsissima) riga di Humbug. Scordatevi i singoloni, scordatevi le carature di basso, scordatevi la batteria ben impiantata nelle orecchie e mettete sul giradischi un unico piatto sonoro della durata di circa 40 minuti.

Solo la voce.
Tranquility Base Hotel & Casino sembra nascere concettualmente come un progetto sonoro quasi da colonna sonora attorno alla voce e alla nuova figura americana del frontman degli Arctic Monkeys. Un leader avrebbe dovuto saper guidare la sua band, non farsi sorreggere sulle spalle. Speriamo che questo album sia un passaggio intermedio per far prendere coscienza a Cook, Helders e O’Malley che il lavoro si fa in gruppo e non accompagnando e assecondando le voglie di un cantante. Anche se è il tuo migliore amico.

Trasformarsi è sempre bene, speriamo solo che questo sia un grande punto di passaggio verso le farfalle che diventeranno ben presto gli Arctic Monkeys.

VOTO: 5

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