DAVID BYRNE: la recensione di “American Utopia” (2018)

NOME

David Byrne

GENERE

Rock/Pop

ESORDIO

My Life In The Bush Of Ghosts (1981)

ULTIMO ALBUM

American Utopia (2018)

COPERTINA

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ELENCO CANZONI

I Dance Like This
Gasoline and Dirty Sheets
Every Day Is a Miracle
Dog’s Mind
This Is That
It’s Not Dark Up here
Bullet
Doing The Right Thing
Everybody’s Coming To My House
Here

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM

 

PUNTO DI VISTA

“Alla prossima faccio suonare una città… sto scherzando!” (David Byrne, This Must Be The Place)

Se dovessimo trovare un sassolino nella stupenda scarpa dell’LP solista di Byrne, potremmo dire che questo piccolo tesoretto è una malcelata prosecuzione del lavoro portato avanti coi Talking Heads.

 

Del resto,c’è chi abbandona la strada vecchia per quella nuova (vedasi Robert Plant) e chi invece la percorre sino alla fine. Ma è un male relativo, considerato che entrambi sono risultati spettacolari.

La splendida voce di Byrne dispiega confusione ed ordine: Byrne è stonato e intonatissimo al tempo stesso, visionario e teoretico come pochi. D’altronde è di un vero magnete della melodia che stiamo parlando: un illusionista nubivago e accurato dell’elettronica che non smette di catturare l’attenzione… persino quando non muove un muscolo.

A proposito di quest’album, si può dire che sfumature di elettronica synth pop dalle tinte depeche modiane si avvertono già dal primo ascolto. Distonie dark e raffinatezza suggestiva sono la base dei primi brani. E se uno ci pensa bene, c’è da chiedersi come Anton Corbjn non abbia mai diretto un videoclip di David, visto il corredo sognante ed evocativo di alcune sue canzoni.

Questo decalogo sinfonico prende spunti scenografici dalla vita di tutti i giorni, li ingrandisce e ce li espone per aiutarci a ripensare a come percepiamo il mondo. La canzone Gasoline And Dirty Sheets esamina la proliferazione di pubblicità, fast food e consumismo visti attraverso gli occhi di un rifugiato. Bullet descrive un omicidio dal punto di vista del proiettile che passa attraverso un corpo. Here riassume molto di ciò che l’arte di David Byrne trasmette, parlando di come il cervello elabora la realtà, in una piccolissima lezione di neuroscienza sul piano musicale. Ma c’è anche parecchia bizzarria animalesca: la canzone Every Day Is A Miracle ad esempio guarda al mondo non attraverso gli occhi umani ma attraverso quelli di un pollo, mentre Dog’s Mind descrive quali siano i sogni ad occhi aperti e chiusi di un cane (“Cos’è, un episodio crossover?!” direbbe un certo labrador giallo).

Dietro tutto c’è sempre quel sapore new wave e glam punk autoironico che ci ha fatti innamorare dei Talking Heads e della loro musica d’avanguardia (persino ai tempi nostri), e di cui Byrne è sempre stato anima e animatore.

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Ma chi è l’artista dietro l’arte dei suoni? David Byrne è un piccolo tesoro americano, un pensatore astrattista e un creatore visionario; responsabile, almeno in parte, di alcune delle musiche più memorabili e distintive degli ultimi 40 anni (i Talking Heads hanno lasciato un segno profondissimo nella musica moderna. Giusto per citarne alcuni: Vampire Weekend, Arcade Fire, Franz Ferdinand e Bloc Party così come Paolo Sorrentino, sono tutti debitori dei Talking Heads per aver gettato le basi di quello che fanno oggi). Tuttavia questi album e una miriade di altri progetti non sarebbero stati possibili senza un fitto corpus di collaboratori che include Chris Frantz, Tina Weymouth e Jerry Harrison (i Talking Heads al completo), la sua ormai quarantennale amicizia con il produttore Brian Eno e, più recentemente, quella con gli artisti St Vincent e Fatboy Slim. E American Utopia non fa eccezione, quindi descrivere il suo come un album solista significa fare un torto alla semantica: American Utopia è un party pieno di amici, immersi in un mare al caramello di mellotron e moog, diretti però verso una deriva matura e adulta, decisa da un abile tessitore di melodie ed intrecci narrativi. Perché là dove sembra esserci un mero esercizio di follia creativa, c’è invece eleganza, c’è bellezza pulsante, che lotta per il suo posto nel mondo. E in una realtà piena di milioni di canzoni su problemi personali e amore travagliato, il manifestarsi di un disco che apre gli occhi e allarga le percezioni in fondo un po’ rincuora, cerca di dare un senso assolutamente stravagante a questo mondo inspiegabile.. eppure piegabile a nostro volere, usando un pizzico di fantasia.

Per rubare le parole di un memorabile Sean Penn in un altrettanto memorabile film:

“Tu hai dei pensieri precisi, delle idee che riesci a realizzare.. e meravigli la gente con queste idee! E loro dicono una parola enorme: dicono ‘Artista’. E hanno ragione. David Byrne è un Artista”

Voto: 8

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