Sanremo 2018, le pagelle della redazione

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Ci siamo presi qualche attimo per riflettere su tutto quello che è successo durante questa settimana al Festival di Sanremo 2018 e abbiamo stilato le pagelle della redazione di End of a Century. Potevamo fare di meglio, certo, ma potevamo anche fare di peggio. Molto.

LA PAGELLA DI MICHELE CASSANO

Fabrizio Moro e Ermal Meta, voto 7.5 – Erano annunciati come i vincitori del Festival e alla fine si sono presi l’affermazione all’Ariston, nonostante tutte le polemiche. Hanno uno stile adatto alla kermesse sanremese.

Lo Stato Sociale, voto 7 – Cantare bene è un’altra cosa, ma i bolognesi hanno portato con inventiva e irriverenza la “Quota Indie” al Festival aprendo gli orizzonti musicali di molti.

Annalisa, voto 8 – La cantante ligure avrebbe potuto aprire e chiudere la kermesse, se fosse stata lei la vincitrice della 68esima edizione. La consapevolezza acquisita in questi anni, abbinata ad una voce fresca e potente, ne fanno una delle interpreti uscite al meglio dal Festival.

Ron, voto 8 – Solo lui avrebbe potuto cantare una canzone postuma del grande Lucio Dalla. Ti fa respirare il testo, a volte reincarnandosi letteralmente nel cantautore bolognese con cui lo stesso Ron vanta numerose collaborazioni. Delicato.

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico, voto 7.5 – Semmai ce ne fosse stato ulteriore bisogno, abbiamo capito che Bungaro e Pacifico sono in grado – da autori – di sfornare canzoni eccezionali. La Vanoni poi è stata brava a completare il trio: elevandosi con la sua voce e andando a far ricrede molti sulle sue attuali qualità canore.

Max Gazzé, voto 6.5 – Il risultato nel complesso è stato buono. Sarà una boutade o un cambio di rotta deciso, verso un nuovo stampo alle sue canzoni? Di musicisti come lui ce ne sono pochi e le sue grandi capacità, alla fine, vengono comunque sempre fuori

Luca Barbarossa, voto 6 – Se l’idea era quella di portare un prodotto che ricordasse Lando Fiorini, allora il romano ci è riuscito in pieno. Apprezzabile il testo, un po’ meno la musica che lo ha accompagnato.

Diodato e Roy Paci, voto 7 – La tromba siciliana di Roy Paci è l’ideale sottofondo ad una canzone che è da ascoltare e riascoltare. Diodato, forse un po’ intimidito dal palco dell’Ariston, è salito di colpi man mano che la rassegna è arrivata al suo atto finale. Le premesse sono buone, ora si attendono i riscontri di radio, piattaforme streaming e concerti.

The Kolors, voto 7.5 – I riferimenti chiari, volti alla ricerca di un sound internazionale, hanno consetito ai Stash e i suoi di tirare fuori un pezzo che forse avrebbe meritato miglior fortuna

Giovanni Caccamo, voto 6 – Ha la capacità di sfornare canzoni sanremesi gradevoli in serie, ma fuori dall’Ariston? Le basi di qualità e competenza musicale indubbiamente ci sono, ora però gli serve più personalità.

Le Vibrazioni, voto 5 – Se non si sentivano da tempo sulle scene, tutti insieme, un motivo ci sarà.

Enzo Avitabile con Peppe Servillo, voto 6 – E’ chiaro che non arrivano a Sanremo né con velleità di vittoria né con velleità da hit discografica. Due professionisti seri e preparati che hanno portato la loro musica al Festival risultando comunque gradevoli.

Renzo Rubino, voto 6.5 – Anche se non è stato pubblicizzato come altri, il cantante tarantino ha fatto vedere di essere ulteriormente migliorato e maturato. Il duetto con Serena Rossi poi, è stato davvero di ottima fattura.

Noemi, voto 6.5 – Dopo una prima sera “di difficoltà”, la rossa romana ha sfoderato tutta la potenza della sua voce e dei suoi look chiudendo il Festival in crescendo. Penalizzata dalle varie giurie.

Red Canzian, voto 6.5 – Stravince il “duello interno” con i fratelli Pooh (Fogli-Facchinetti) portando a Sanremo una canzone che ha un’anima rock e un testo più significativo di quello che, ad una prima lettura, si possa pensare. Vive la sua settimana sanremese con innata grinta sul palco, forte anche di un bagaglio d’esperienza davvero ampio.

Decibel, voto 7.5 – Enrico Ruggeri e i suoi redivivi colleghi si sono messi a fuoco in maniera straordinaria nella fotografia perfetta di quello che erano e quello che tutt’ora sono. Non hanno tradito la loro identità musicale in “Lettera Dal Duca” lasciando trasparire con forza le atmosfere bowiane della canzone. Il duetto con Midge Ure poi: una perla.

Nina Zilli, voto 5 – Lei che di solito a Sanremo è capace di esaltarsi fra outfit e canzoni, questa volta si è spenta senza mai riuscire a trovare una sferzata di energia da dare al suo Festival. Bocciata.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, voto 4 – I peggiori di questa edizione, per distacco. Canzone brutta e scontata, in più i due hanno perso molto dal punto di vista della forza canora. Avrebbero meritato l’ultimo posto.

Mario Biondi, voto 5.5 – La canzone del crooner siciliano è un concentrato di armonie e dinamiche musicali sicuramente valide, ma Sanremo non è sicuramente il luogo più adatto dove esporre questi lavori. Fuori contesto.

Elio e le Storie Tese, voto 6 – Gli arrangiamenti rimangono il loro pezzo forte, ma dopo un po’ la musica demenziale può anche stufare. Volevamo scherzosamente arrivare ultimi e ce l’hanno fatta, anche se non se lo meritavano. Resta comunque geniale l’idea di coinvolgere i Neri per Caso nelle ultime due serate.

LA PAGELLA DI RENATO BOSCHETTI

Fabrizio Moro e Ermal Meta, voto 7+ – Se la cantano e se la suonano, monopolizzando (pur senza volendo) le discussioni e le polemiche riguardanti la kermesse, paradossalmente per la genesi del brano e non per il contenuto che, attingendo dall’attualità, non necessitava di passare in secondo piano.

Lo Stato Sociale, voto 6.5 – Sanremo non è (per fortuna) solamente “sole, cuore e amore”. Senza dubbio la quota indie di questo anno ha portato una ventata di freschezza e irriverenza, svecchiando una kermesse che, a volte, si chiude troppo nel cliché.

Elio e le Storie Tese, voto 6 Oltre all’arrangiamento… potrebbe esserci di più. Giocano con la lingua italiana con maestria e simpatia, senza però raggiungere i livelli del passato.

Max Gazzé, voto 7 – Una conferma. Fin dal primo ascolto, la musica e le parole del musicista romano avvolgono e fanno immergere nella storia narrata, rapendo l’ascoltatore in un perfetto mix.

Annalisa, voto 7.5 – Vincitrice morale di questa edizione. Si scrolla definitivamente di dosso l’eredità “tv talent”, qualora ce ne fosse stato bisogno e si candida seriamente a grande successo radiofonico.

Ron, voto 7 – Dalla mente e dal genio di Lucio Dalla alla calda voce di Ron. Portare una simile canzone poteva sembrare un rischio che Ron ha dimostrato di saper correre portando a casa un ottimo risultato.

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico, voto 7+ – L’insolito trio è senza dubbio la rivelazione di questa edizione. Il genio e le voci dei tre si completano in un mix che rasenta la perfezione.

Luca Barbarossa, voto 7 – Gradito ritorno e gradita sorpresa. Il testo in un “romanaccio” morbido e quasi soave rende ancor più viva e reale la storia d’amore raccontata, e rende soprattutto giustizia al filone popolare romano.

Diodato e Roy Paci, voto 7.5 – La delicatezza della voce di Diodato unita alla potenza della tromba di Roy Paci colpiscono fin dal primo ascolto. Sicuramente una delle più belle canzoni di quest’edizione.

The Kolors, voto 7 – Una sorpresa inaspettata. Stash e soci rivelano una presenza scenica e una potenza inaspettata, dimostrando che si può essere ribelli e vincenti anche cantando in Italiano.

Giovanni Caccamo, voto 6.5 – In un epoca di canzoni e realtà urlate, una quota di intimismo e romanticismo che non guasta. Un racconto in musica.

Le Vibrazioni, voto 6 – Gradito ritorno. La voce di Sarcina è garanzia di qualità, per una band apparsa molto maturata e distante anni luce dal sound degli esordi.

Enzo Avitabile con Peppe Servillo, voto 6.5 – Non sarà una hit, ma il testo e la melodia sono encomiabili, specialmente grazie ai richiami evocativi di paesi lontani.

Renzo Rubino, voto 6.5  Troppo giovani per invecchiare insieme”. Il cantautore tarantino sforna un pezzo senza tempo rendendo attuali le sonorità anni 60 adattandole a tematiche legate ai giovani d’oggi.

Noemi, voto 6.5 – La sua voce è una garanzia di pelle d’oca. Avrebbe meritato molto più.

Red Canzian, voto 6 – Il coraggio di sapersi reinventare, per non cadere nel trito e ritrito di un passato ormai lontano.

Decibel, voto 7 – La forza e la bravura di chi sa reinventarsi e trasformarsi con il passare del tempo. Una canzone da urlo che segna una nuova pagina dello storico gruppo.

Nina Zilli, voto 5.5 – La sua voce non si discute, ma Nina ci ha abituato a ben altri ritmi e performance. Interpretazione impeccabile, ma poco sbarazzina e lontana dal soul/blues che l’ha fatta entrare nel cuore degli italiani.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, voto 4.5 – Chiudere gli occhi e sentire riecheggiare Uomini Soli. Per la gioia di Paolo Bitta e pochi altri.

Mario Biondi, voto 6.5 – Voce inconfondibile e ritmi jazz di qualità che non stancano mai. Una certezza nel panorama musicale italiano che ha successo nel mondo.

Resta comunque geniale l’idea di coinvolgere i Neri per Caso nelle ultime due serate.

LA PAGELLA DI RAFFAELE ROSSI

Fabrizio Moro e Ermal Meta, voto 7,5 – Dovevano vincere e l’hanno fatto, nonostante l’auto-plagio, la vecchia che balla de Lo Stato Sociale e la faccia incazzata di Fabrizio Moro. Che poi tutta sta rabbia mica l’ho capita io.

Lo Stato Sociale, voto 8 – Paraculi. Hanno cavalcato l’onda di Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani ma quest’anno pubblico, giuria e sala stampa non si sono fatti infinocchiare dal qualunquismo ma bensì dal buonismo.

Elio e le Storie Tese, voto 5 – Sinceramente mi aspettavo di più. Loro no, visto che fin dal principio puntavano a chiudere la carriera artistica con l’ultima posizione al Festival.

Max Gazzé, voto 6 – A Max gli possiamo perdonare tutto, perfino le fiabe sonore.

Annalisa, voto 8 – Una delle poche artiste che ci mette cuore e professionalità sempre e una delle migliori canzoni di Sanremo 2018. Peccato essersi portata Lady Oscar alla serata dei duetti.

Ron, voto 6 – Rimane uno dei migliori artisti italiani che riesce ancora ad emozionare ma ti prego Rosalino levati di dosso l’ombra di Lucio Dalla.

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico, voto 7,5 – Vincitrice morale del Festival. Poi con quel “Che premio è?” durante la finale, ha fatto jackpot.

Luca Barbarossa, voto 7 – Luca dimostra di saper fare ancora il mestiere di cantante ed interprete, non si è rincoglionito a fare radio per anni. Sano e romano.

Diodato e Roy Paci, voto 7 – Sciolgono lo scetticismo la prima serata. Un uovo di Pasqua a febbraio.

The Kolors, voto 5 – Doppi paraculi. Avevano la versione in inglese del brano già pronta per l’Eurovision. Peccato che a Sanremo i cd pezzotti non vadano per la maggiore.

Giovanni Caccamo, voto 5 – Caccamo continua a scrivere testi perché sei bravissimo. Ma ti prego non cantare.

Le Vibrazioni, voto 6 – Sarcina pirata dei Caraibi riporta qualche vibrazione all’Ariston ma la strada di casa è lunga e tortuosa.

Enzo Avitabile con Peppe Servillo, voto 4 – Basta napoletanate, basta Scampia, basta videopoker. Levateje er tamburello.

Renzo Rubino, voto 6,5 – Tormentone. Rubino e l’amore è già di per sé una storia d’amore.

Noemi, voto 5 – Avete presente quando il cuoco sbaglia e mette lo zucchero invece del sale? Ecco.

Red Canzian, voto 8,5 – Grinta, ritmo e verve artistica in uno che del suo mestiere ha fatto la sua vita. 40 anni sempre al top.

Decibel, voto 5,5 – Pillola rossa o pillola blu? No Enrico mi sa che qui c’è un altro tipo di problema…

Nina Zilli, voto 4 – Bella voce, bella presenza, bei vestiti. La porta del bagno è in fondo a destra.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, voto 5 – Capisco che Riccardo Fogli si sia perso gli anni migliori dei Pooh però il rewind no eh!

Mario Biondi, voto 4 – Veri, chiari e limpiCHE? > Imposta Sub Ita > Play.

LA PAGELLA DI ALESSANDRO GENNARI

Fabrizio Moro e Ermal Meta, voto 6 – Voto politico figlio della vittoria finale. Buona l’idea di affrontare di un tema delicato e attuale come quello del terrorismo, decisamente rivedibile il modo in cui è stato fatto. Peccato perché i due sono proprio bravi.

Lo Stato Sociale, voto 5 – Quella di portare Paddy Jones sul palco è una grande mossa di marketing. Paragonati al Gabbani vincitore dell’anno scorso, ma in “Occidentali’s Karma” oltre alla sciammia danzerina c’era di più. Ad esempio, una canzone.

Elio e le Storie Tese, voto 4 – Senza scomodare “La terra dei cachi”, il passato sanremese di Belisari e soci ci ha abituato a picchi di genio come “La canzone mononota” e “Perdere l’odio”. Come canzone d’addio alle scene ci si aspettava davvero molto di più.

Max Gazzé, voto 7 – Canzone delicata e raffinata per una storia d’amore travagliata che affonda le sue radici nei tempi che furono e diventata racconto mitologico. Bella e originale, Max Gazzè si conferma una garanzia.

Annalisa, voto 7.5 – Fra le tante meteore transitate dalla galassia talent, si rivela una stella luminosa. Sicuramente fra le sorprese più gradite di questo Festival e, a detta di chi scrive, avrebbe meritato molto di più del terzo posto.

Ron, voto 7 – Podio solo sfiorato per questa canzone che porta l’inconfondibile firma di Lucio Dalla. Bella l’interpretazione di Ron, e la certezza che se per un attimo si chiudessero gli occhi e si immaginasse questo brano cantato dalla Voce del suo autore, la pelle d’oca salirebbe automatica.

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico, voto 8 – Ad anni 84, Ornella Vanoni si rivela una fuoriclasse assoluta, portando sul palco dell’Ariston n brano caldo e raffinato, completato alla perfezione dagli interventi dei suoi compagni di viaggio.

Luca Barbarossa, voto 7 – I dialetti sono una componente fondamentale della cultura popolare italiana e poterli apprezzare sul palco di una manifestazione come Sanremo è sempre cosa buona e giusta.

Diodato e Roy Paci, voto 8.5 – Tutto funziona nella canzone, che è fra le migliori sentite in questa edizione del Festival. Splendidi gli interventi di Roy Paci e della sua tromba, Ghemon con la sua strofa scritta ad hoc per la serata duetti gli dà il tocco definitivo.

The Kolors, voto 7 – Ok, il testo e il tema trattato non sarà fra i più originali. Però Stash e compagni sorprendono con una canzone orecchiabile e tutto sommato gradevole con tutto quel gran picchiare di percussioni.

Giovanni Caccamo, voto 5 – Sanremese anche troppo, meno male che Arisa c’è e nella serata dei duetti gli dà una bella rinfrescata.

Le Vibrazioni, voto 5 – Non se ne sentiva la mancanza…

Enzo Avitabile con Peppe Servillo, voto 6.5 – Atmosfere mediterranee e suoni che richiamano terre lontane e affascinanti. Difficilmente la troveremo fra le canzoni più ascoltate in radio, ma il pezzo è davvero affascinante.

Renzo Rubino, voto 6 – Il voto è per la scelta di portare Serena Rossi sul palco come partner per il duetto.

Noemi, voto 6.5 – Parte in sordina e con qualche affanno nella prima serata, chiude in crescendo. La voce è unica e inconfondibile, il pezzo fin troppo Sanremese. Meriterebbe qualcosa di più per valorizzare il proprio talento.

Red Canzian, voto 7,5 – Stravince la sfida interna della diaspora dei Pooh. E se la pochezza del duo Facchinetti/Fogli gli da una grossa mano, lui ci mette tanto del suo con un pezzo energico e davvero convincente.

Decibel, voto 7 – Operazione nostalgia – completata nella serata dei duetti con Midge Ure in un incontro che riporta le lancette del tempo indietro agli anni 80 –tutto sommato riuscita per Enrico Ruggeri e la sua band.

Nina Zilli, voto 5.5 – Come per il duo vincente Meta/Moro, appiattisce in un brano banalotto un tema importante come quello della lotta alla discriminazione femminile. Peccato, perché la voce di Nina è fra le più belle del panorama nazionale e meriterebbe ben altra valorizzazione.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, voto 3 – La reunion di vecchi amici che se la suonano e se la cantano si trasforma in un disastro. Se nel duo Diodato/Roy Paci funziona tutto, qui davvero – e spiace dirlo visto che parliamo di due monumenti della scena nazionale – è difficile trovare qualcosa di positivo.

Mario Biondi, 6 – La voce non si discute, il pezzo però decisamente troppo barocco e a tratti soporifero. Soprattutto se viene piazzato sul finire di serata come ultima esibizione o giù di lì…

 

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